Emanuele Filiberto/ “Il NYT scrive di noi? ‘Colpa’ di Meghan, Harry e The Crown”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il New York Times ha dedicato attenzione al principe Emanuele Filiberto e alla casata dei Savoia: ecco cosa sta accadendo oltreoceano

Emanuele Filiberto, padre di Vittoria di Savoia
Emanuele Filiberto, padre di Vittoria di Savoia (foto Twitter, 2019)

Le vicende riguardanti casa Savoia, e precisamente il principe Emanuele Filiberto e la storica famiglia dei re d’Italia, stanno attirando grande attenzione anche oltre oceano. Il New York Times ha dedicato un articolo alla casata, soffermandosi in particolare sulla decisione storica presa dallo stesso Emanuele Filiberto a gennaio del 2020, prima dello scoppio della pandemia, di cambiare le leggi di successione, e permettendo alla figlia Vittoria (oggi 17enne) di divenire la prima ereditiera. Come mai questo interesse oltreoceano? «Forse – risponde il giudice di Amici parlando con i microfoni del Corriere della Sera – perché la vicenda di Harry e Meghan, la loro intervista tv con Oprah Winfrey, mischiando fascino Royal e questioni di famiglia, ha innescato un forte dibattito Oltreoceano».

Anche la televisione potrebbe aver aiutato ad accendere i riflettori sui Savoia: «The Crown di Netflix – ha proseguito il principe di Savoia – ha aperto al pubblico le porte dei palazzi reali suscitando enorme curiosità per un mondo legato al passato ma mai come oggi al centro dell’attenzione». Non è da escludere che anche la nuova attività di ristorazione negli Stati Uniti possa aver contribuito ad aumentare l’attenzione verso la casata italiana: «Può darsi, sono partito in piena pandemia, con il primo ristorante Prince of Venice negli Usa, a novembre 2020, e ho appena firmato un contratto di licenza che porterà l’insegna su 50 locali in tre anni. Mentre sono in trattativa per aprire anche in Giappone, Medio Oriente e… Italia».

EMANUELE FILIBERTO: “I MIEI 50 RISTORANTI…”

Il New York Times ha acceso i riflettori anche sulla polemica all’interno degli stessi Savoia, quella con il ramo dei cugini Aosta: «Da 150 anni con il ramo degli Aosta c’è una contesa per la guida del casato, ma ribadisco: lavoriamo assieme per l’Italia, inutile dividersi. Poi, la decisione di mio padre è stata meditata e non è frutto di particolari circostanze o urgenze, la società va verso la parità tra i sessi e la stragrande maggioranza delle case reali sono andate in questa direzione: la Svezia l’ha fatto nel 1980, i Paesi Bassi nel 1983, la Norvegia nel 1990…fino al Regno Unito nel 2015». E sul futuro di Vittoria: «Non c’è più la monarchia è vero ma io ho grandi aspettative per quanto potrà fare mia figlia Vittoria. E poi mai dire mai, intanto riceviamo via social diversi messaggi specie da parte dei più giovani, incuriositi dal mondo dei Royals… certo mi dispiace vedere il pubblico americano catturato dal nostro mondo perché equiparato al gossip. Cosa le riserva il futuro? Guidare verso il futuro un casato con mille anni di storia, gli ordini dinastici, le charities. Poi ci sono i rapporti con gli altri casati, dal legame con re Felipe di Spagna, l’erede Leonor e Sofia sono quasi coetanee di Vittoria e Luisa, e poi con Belgio, Svezia, Norvegia, Alberto di Monaco e ovviamente i Windsor».



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