Emmanuel Carrère/ “Finito in ospedale psichiatrico: litio come cura, elettroshock e…”

- Emanuela Longo

Lo scrittore Emmanuel Carrère racconta la discesa nel buio: dalla depressione al divorzio, passando per l’elettroshock, il tutto contenuto nell’ultimo libro

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Emmanuel Carrère, Wikipedia

Lo scrittore francese Emmanuel Carrère si è raccontato di recente in una lunga intervista a Repubblica, parlando della sua discesa agli inferi: la depressione, l’elettroshock, il divorzio. Tutto è arrivato mentre stava per scrivere un libretto sulle gioie dello yoga, che pratica da 30 anni. Il romanzo Yoga è uscito il 24 maggio in Italia ma con qualche modifica dopo che la ex moglie ha preteso di sparire dal manoscritto. I temi della depressione e del ricovero sono inevitabilmente finiti nel suo nuovo libro. A proposito del ricovero a Sainte-Anne (il più famoso ospedale psichiatrico di Parigi, ndr), ha commentato: “Ne conservo un ricordo frammentario. Ho ripreso le testimonianze di amici e famigliari, mi sono servito dei bollettini. Anche se il gergo psichiatrico è un po’ pedante, sono colpito dalla qualità dell’osservazione dei medici”. Allo scrittore è stato diagnosticato un “disturbo bipolare di tipo II”. A Repubblica ha spiegato come ha reagito di fronte alla verità: “All’inizio ho protestato. Mi sembrava una nozione vaga e alla moda, usata a sproposito. Andando poi a vedere i sintomi, l’alternanza di momenti di depressione ed esaltazione, mi sono accorto che la diagnosi calzava perfettamente. E che la terapia prevista in questi casi, ovvero il litio, con me funzionava”.

In passato, racconta, le sue depressioni non avevano mai raggiunto il livello attuale, così estremo, “ma ho sempre sofferto di brutali cambi di umore, come se qualcuno si divertisse ad alzare e abbassare il volume nella mia testa”. Da due anni e mezzo ha ammesso di prendere il litio, ogni giorno: “La sensazione è quella di aver in qualche modo pareggiato alti e bassi, senza essere lobotomizzati. È perturbante ammettere che la chimica è stata più efficace dei miei lunghi sforzi per migliorare non solo l’umore ma anche la mia anima”.

EMMANUEL CARRÈRE, DALLA DEPRESSIONE AL DIVORZIO

Per trenta anni Emmanuel Carrère ha frequentato gli analisti per poi ritrovarsi ora a fare affidamento alla chimica: “Mi interrogo sul fatto che nessuno degli analisti frequentati nel corso di trent’anni abbia mai fatto l’ipotesi che potessi essere un paziente adatto alla psichiatria. Forse non erano molto aperti, si facevano l’idea che la chimica fosse riservata solo a chi deve indossare la camicia di forza”, dice, concentrandosi sui possibili pregiudizi. Lo stesso scrittore ha ammesso di essersi sottoposto ad elettroshock, tecnica riscoperta nelle strutture di punta: “I ricordi dei miei risvegli dopo i vari elettroshock, che si praticano in anestesia totale, sono associati a un insopportabile momento di sconforto. Solo ora, con un po’ di distanza, posso dire che è stato uno dei modi per salvarmi”. E sulla decisione della ex moglie di decurtare ogni riferimento a lei nel suo ultimo libro, lo scrittore ha commentato: “Non è stata una mia decisione, ho dovuto adeguarmi. E in fondo mi dico, forse per consolarmi, che è un modo semplice ed enigmatico di rappresentare la fine di un amore”.

IL CONTRATTO CON L’EX MOGLIE

Tra Emmanuel Carrère e la ex moglie c’era un vero e proprio contratto in cui si impegnava a non pubblicare nulla sul suo conto senza il suo consenso: “Mettevo in conto qualche taglio o modifica, non pensavo che avrebbe detto: voglio sparire da quel libro”, ha commentato oggi. E così lo scrittore si è ritrovato a dover inserire suo malgrado dei passaggi di finzione: “Mi sono accorto che quando in un libro entra un pezzetto inventato, tende a contagiare il resto. Ma la parte di finzione resta comunque minima, se dovessi quantificarla direi meno del cinque per cento”, ha tranquillizzato Carrère. Sebbene abbia pensato di tornare ai romanzi di fiction, ha svelato che non sarà così. Anche questo suo ultimo libro, nonostante gli eventi, sul finale c’è la tipica nota di speranza che caratterizza i suoi scritti: “concludo parlando di una nuova relazione che comincia, lo faccio capire in modo breve e allusivo”. Oggi ammette di stare meglio, “anche se rimane una sorda inquietudine che mi accompagna, il timore che quel malessere sia nascosto in qualche angolo buio e un giorno possa tornare”.

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