SCIENZA&CLASSICI/ Vita della Signora Curie [Rilettura]

- Maria Elisa Bergamaschini

Aprile 1898: i coniugi Pierre e Maria Curie presentavano una nota con l’annuncio della scoperta degli elementi radioattivi. Il libro presenta, senza alcuna retorica, la vita di Maria Curie.

Bergamaschini_vita_signora_curie_439x302_ok
Dal libro: Vita della Signora Curie

Eva Curie

Vita della Signora Curie

Arnoldo Mondadori – Milano 1938

Cento anni fa, nel mese di aprile 1898, all’Accademia delle Scienze di Parigi, i coniugi Pierre e Maria Curie presentavano una nota che dava l’annuncio della scoperta del primo tra gli elementi radioattivi: il nome polonio era stato scelto da Maria in onore della sua terra d’origine, la Polonia.
Nel mese di settembre dello stesso anno essi annunciavano la scoperta del radio. Questi nuovi elementi, fino ad allora sconosciuti, rivoluzionarono le conoscenze fisiche e chimiche sulla struttura della materia e aprirono una nuova era per la medicina.
I coniugi Curie furono per questo insigniti nel 1903 del premio Nobel per la fisica e la chimica, insieme a Henry Becquerel e nel 1911 Maria lo ricevette, per la seconda volta, per la chimica.
Da questa scoperta, ottenuta dai Curie in un lavoro comune svolto con passione e tenacia, con povertà di mezzi e in un ambiente scientifico ufficiale indifferente e talora ostile, venne per i due scienziati la fama; ma nel momento in cui la gloria si diffondeva in tutto il mondo, il 19 aprile 1906, in un incidente stradale, moriva Pierre e Maria si ritrovava sola a continuare l’opera intrapresa con l’amatissimo marito.
La vita di questa donna emana un fascino sottile: ci è raccontata dalla figlia Eva con mirabile delicatezza in questo saggio, pubblicato dalla casa editrice Arnoldo Mondadori di Milano per la prima volta nel 1938. Merito della figlia è presentare i fatti della vita della madre, così spesso straordinari, senza retorica sentimentale, né ornamento alcuno.
La figura di Maria si staglia sullo sfondo di un ambiente scientifico permeato da una mentalità razionalista e di un contesto sociale minato dal materialismo: schiva di carattere e parca di parole passa attraverso la gloria e la fama restando fedele a se stessa, senza mai perdere quel suo sguardo sapientemente realista di fronte alle circostanze felici e avverse della vita, alle difficoltà delle sue ricerche sperimentali e ai suoi successi.
Il lavoro nel laboratorio, lo studio quasi accanito, la passione per l’insegnamento emergono nel racconto della figlia, attraverso una dovizia di particolari della vita, da quando giovane e povera si trasferisce dalla Polonia a Parigi per iscriversi alla Facoltà di Scienze della Sorbona, a quando lentamente si spegne, consumata da quel male «misterioso» che la familiarità con le «sue» sostanze radioattive le ha procurato.
Vita della signora Curie è un testo di facile e piacevole lettura che offre, tra l’altro, uno spaccato interessante della storia dell’inizio del Novecento (e non solo della storia della scienza), oggi purtroppo reperibile soltanto nelle biblioteche.

Recensione di Maria Elisa Bergamaschini
(Redazione Emmeciquadro)

© Pubblicato sul n° 02 di Emmeciquadro




© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori