SCIENZA&CLASSICI/ Scienza, Analogia, Astrazione. Tommaso D’Aquino e le Scienze della Complessità [Rilettura]

I quattro autori, competenti di filosofia, scienza e teologa hanno paragonato le più recenti scoperte della scienza con alcuni, ma cruciali problemi della tradizione filosofica.

18.04.2000 - Paolo Musso
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Dalla copertina del Libro

F. Bertelè, A. Olmi, A. Salucci, A. Strumia

Scienza, Analogia, Astrazione.
Tommaso D’Aquino e le Scienze della Complessità

Il Poligrafo, Padova 1999

Pagine 267 – Euro 23,24

Sarebbe proprio un peccato non leggere questo libro. Si tratta infatti di una delle pochissime opere veramente interdisciplinari fra le tante che oggi propongono riflessioni sulla scienza, in genere traendo la loro legittimazione assai più dalla firma del Premio Nobel di turno che non dai contenuti.
I quattro autori hanno unito le loro competenze filosofiche, scientifiche e teologiche per paragonare le più recenti scoperte della scienza dei sistemi complessi non con «la filosofia» in generale, ma con alcuni, pochi ma cruciali, problemi della tradizione filosofica, scegliendo altresì una precisa chiave di lettura, quella di Tommaso d’Aquino, dichiarata nel sottotitolo: Tommaso d’Aquino e le scienze della complessità.
I temi scelti sono essenzialmente due: l’analogia e l’astrazione. Essi costituiscono infatti le chiavi di volta della filosofia di Tommaso e, più in generale (soprattutto il primo), dell’intero Medio Evo.
Vanno dunque intesi non in un senso vago, ma nel loro preciso significato tecnico. Così per analogia si intende innnanzitutto l’analogia entis, ovvero quei rapporti di somiglianza e di partecipazione delle cose tra loro, e soprattutto con il loro Creatore, che stanno a fondamento anche dell’analogia linguistica. L’astrazione indica quella facoltà originaria della mente (una volta si chiamava «anima razionale») che permette di ricavare dalle cose materiali conosciute attraverso i sensi (e che di per sé sono tutte individuali) gli aspetti universali che sono la base del funzionamento della ragione.
Il libro potrebbe sembrare adatto più agli insegnanti di filosofia che a quelli di scienze, ma non è così.
Gli autori infatti hanno inteso mostrare (e in buona parte vi sono riusciti) come questi concetti, non semplicemente passati di moda, ma spesso anche apertamente denigrati e irrisi in ambito filosofico, stiano oggi rinascendo dall’interno stesso delle scienze della natura, non soltanto a livello dell’interpretazione dei risultati, ma proprio dentro al processo stesso del far ricerca.
È il caso dell’Intelligenza Artificiale, dove, al di là dei pronunciamenti formulati a uso e consumo dei mass-media, stanno diventando sempre più evidenti non solo i limiti intrinseci dell’usuale approccio positivista, ma altresì la fecondità insospettata di metodi diversi, ispirati in buona parte proprio al «desueto» concetto di analogia.
Un libro non facile; ma chi avrà la costanza di leggerlo otterrà un esito: una maggiore coscienza del significato della scienza e questa non si può raggiungere senza la fatica del rigore, anche in campo filosofico.
Infine, quasi a premio, una chicca vera e propria: l’Appendice dedicata da Franco Bertelè ai Teoremi di Gödel. Dimostrati nel 1932, sono tuttora ignoti non solo alla stragrande maggioranza dei comuni mortali, ma anche a quella dei Premi Nobel: Stephen Hawking, per esempio, farebbe bene a studiarseli a fondo prima di parlare della sue Teorie del Tutto.
Non perdete l’occasione di saperne più di lui!

Recensione di Paolo Musso
(Filosofia della Scienza – Università dell’Insubria – Varese)

© Pubblicato sul n° 08 di Emmeciquadro




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