SCIENZA&CLASSICI/ La Psicologia dell’Invenzione in Campo Matematico [Rilettura]

- Raffaella Manara

Un libro cult per chi ama la matematica. Invenzione o scoperta? Creatività e fantasia o metodo? Il matematico o lo scienziato è uno scopritore oppure un detective, un inventore o un artista?

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Dalla copertina del Libro

Jacques Hadamard

La Psicologia Dell’Invenzione
in Campo Matematico

Raffaello Cortina, Milano 1993

Pagine 180 – Euro 11,00

Non è un’uscita recente, ma è un libro cult per chi ama la matematica, questo breve saggio che ripropone un testo classico, pubblicato nel 1944 dal grande matematico francese Jacques Hadamard.
Invenzione o scoperta? Creatività e fantasia o metodo? Il matematico, e lo scienziato in genere, è uno scopritore oppure un detective, un inventore o un artista?
Queste domande affascinano chi lavora in campo scientifico, ma hanno notevole rilevanza anche dal punto di vista della didattica.
L’una o l’altra posizione infatti produce una diversa modalità di introduzione alle discipline matematiche e a quelle scientifiche in generale.
Il libro tratta con ampiezza le diverse posizioni di filosofi e scienziati, con riferimento a piani diversi: da quello filosofico, a quello psicologico-cognitivo, a quello strettamente scientifico.
E quando la parola è a un grande scienziato, il fascino maggiore che emerge è la sua esperienza diretta, che viene raccontata attraverso esempi e riflessioni che illuminano la vita di chi «fa scienza».
Così chi legge non può non coinvolgersi nel racconto personale di come influisce l’elaborazione inconscia nella risoluzione di un problema matematico: è stupendo il famoso episodio di come al matematico J. Henry Poincaré la soluzione di un problema apparve in sogno.
E non si resta indifferenti alla limpida analisi del proprio modo di pensare, che conduce Hadamard a dire: «quando penso, non penso per simboli, ma per immagini», proponendo così, a partire da sé, un punto di vista importante sul rapporto tra funzione simbolica e pensiero scientifico.
Suggerendo perciò che questo testo non manchi in nessuna biblioteca di un matematico o di uno scienziato, ritengo che da una lettura come questa non può che emergere come la modalità di espressione della ragione umana non si lasci descrivere in una unica forma, usando un unico schema. Chi ritiene che la matematica sia un pensiero puramente deduttivo, o che la scienza proceda per rigida applicazione del cosiddetto metodo scientifico opera una improponibile riduzione o pecca di eccessiva ingenuità.
Lasciando parlare l’esperienza di chi ci vive dentro, emerge invece che il pensiero scientifico è frutto di una tale complessità e ricchezza di componenti, di facoltà e di esperienze che è semplicemente meraviglioso il suo esplicarsi in una qualunque delle sue forme.
Ed è questo che può veramente appassionare al lavoro dell’insegnamento, che, pur nella fatica, ha la prerogativa di mettere a contatto con il più ricco e affascinante materiale umano che esista: l’intelligenza con tutti i suoi possibili accessi.

Recensione di Raffaella Manara
(Docente di Matematica nelle Scuole Superiori – Redazione Emmeciquadro)

© Pubblicato sul n° 09 di Emmeciquadro




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