SCIENZA&CLASSICI/ Il Mondo Subatomico. Alla ricerca delle Particelle Elementari [Rilettura]

- Gabriella Oriani

L’intenzione dell’autore (Premio Nobel) è «di rendere partecipe dell’entusiasmo che coglie molti scienziati facendo uso di una terminologia che […] sia un poco comprensibile a tutti».

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Dalla copertina del Libro

Gerard ‘t Hooft

Il Mondo Subatomico.
Alla ricerca delle Particelle Elementari

Editori Riuniti, Roma 1999

Pagine 203- Euro 14,46

Come scrive Carlo Bernardini nella Prefazione, si tratta di un libro di divulgazione non comune, perché l’autore «non è un professore che sa bene la fisica come ce ne sono molti (anche se non poi tanti), ma è uno di quelli che si possono chiamare fisici a pieno titolo perché una parte di ciò che oggi sappiamo è stata “pensata” (“intuita”? “scoperta”? “creata”?) da loro: sto parlando dei fisici teorici, che non producono fatti nuovi ma idee che interpretano quei fatti.»
Il testo è stato pubblicato in Italia nell’ottobre 1999, e nel novembre ‘t Hooft è stato insignito del premio Nobel proprio per il suo contributo alla formulazione di quello che è noto come Modello Standard.
Questo libro è il racconto in prima persona dell’avventura della conoscenza delle «particelle elementari » dagli anni Settanta in poi.
L’intenzione dell’autore è «di rendere partecipe il lettore dell’entusiasmo che coglie molti ricercatori, facendo uso di una terminologia che […] sia un poco comprensibile a tutti.»
Che non sia facile parlare in modo semplice di leggi fisiche complesse, come sono quelle che riguardano le particelle elementari, è noto a chiunque abbia provato a studiare la fisica quantistica. Per capire qualcosa ci si deve immergere in un formalismo matematico non intuitivo; così facendo può capitare di perdere di vista il significato fisico. Tuttavia secondo l’autore «noi fisici sentiamo il bisogno di raccontare tutto ciò che di bello abbiamo scoperto a chiunque ci voglia ascoltare. Non possiamo quindi presentarci con formule matematiche, e questo è appunto ciò che eviterò di fare anch’io.» E così è: non ci sono formule, ma la fisica c’è per intero.
Dopo una breve presentazione della meccanica quantistica, l’autore narra l’evoluzione del mondo delle particelle elementari non solo dal punto di vista sperimentale.
Così vengono «raccontate» la teoria di Yang-Mills, il meccanismo di Higgs, la teoria del colore, il modello Standard, fino alle teorie desiderate, ma ancora non raggiunte, della grande unificazione e della gravità quantistica, e alle «teorie che ancora non esistono».
Non che sia tutto comprensibile: a volte il difficile argomentare fa intuire che il formalismo matematico ha un contenuto non banale, e non completamente traducibile nel linguaggio comune. L’autore ne è ben consapevole e in questi casi avverte il lettore della difficoltà.
L’ultimo capitolo è dedicato alla possibilità di una «teoria del Tutto» (anche se ‘t Hooft fa notare che sarà al più la teoria dell’infinitamente piccolo), e agli effetti che questa avrà sulla fisica e sul mondo; tra l’altro l’autore non esclude la possibilità che Einstein avesse ragione a proposito delle «variabili nascoste» della teoria quantistica.
Colpisce in questo libro il gusto della ricerca intellettuale che riesce a comprendere il mondo, la chiarezza del procedere, la volontà di distinguere tra scienza e «fantascienza», la capacità di illustrare i nessi tra le scoperte, teoriche o sperimentali, lo sguardo analitico e al contempo sintetico dell’autore.

Recensione di Gabriella Oriani
(Insegnante di Matematica e Fisica presso l’ I.T.S.O.S. di Cernusco sul Naviglio)

© Pubblicato sul n° 10 di Emmeciquadro



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