SCIENZ@SCUOLA/ Fare esperienza di Geometria

- Anna Marazzini

La società dell’immagine condiziona i ragazzi nella riflessione e nell’analisi del «fare matematica». Si può invece accompagnarli nel «fare esperienza» di una progressiva formalizzazione.

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Immagine tratta da: Paul Klee Red Balloon 1922

Il condizionamento della società dell’immagine rende difficile ai ragazzi il lavoro di riflessione e di analisi proprio del «fare matematica».
Invece è possibile accompagnare gli allievi in un cammino che consenta loro di «fare esperienza » di una progressiva formalizzazione.
Lo testimonia questo articolo che propone un percorso didattico che riguarda l’insegnamento della geometria in prima media.

Tenere un corso di matematica ad alunni in una fascia d’età tra gli undici e i tredici anni, significa insegnare a ragazzine e ragazzini infarciti di videogiochi e televisione ma piuttosto allergici ai libri, divoratori di immagini virtuali ma incapaci di guardare la realtà e di immaginare, abituati a bruciare in un attimo le proprie esperienze e spesso insofferenti alla riflessione e alla fatica, impazienti nel lavoro e poco avvezzi a progettare, a verificare e a correggere, spontanei e immediati nella comunicazione ma poveri di parole … e l’elenco potrebbe continuare.
L’attività matematica, per contro, richiede atteggiamenti di attenzione, ascolto, ricerca; richiede capacità di osservare, analizzare, indagare e operare in modo ordinato e finalizzato; richiede l’uso di un linguaggio rigoroso ed essenziale.
Il «fare matematica », così come ogni esperienza conoscitiva, richiede la disponibilità a percorrere una strada i cui passi sono dettati dall’oggetto del conoscere e la pazienza di «cercare dentro la realtà», lasciandosi sfidare dalle domande che essa suscita: tutto ciò non sembra essere né attitudine né abitudine dei nostri ragazzi.
A questo va aggiunto che le capacità intellettive costitutive della struttura della persona non sono adeguatamente sviluppate nei ragazzi di questa età: proprio tra gli undici e i quattordici anni, nell’evoluzione del pensiero logico si ha il passaggio dalla fase del pensiero operatorio, o logico-concreto, alla fase del pensiero formale, o ipotetico-deduttivo.
Si può dire che il bambino, nel periodo delle operazioni concrete, elabora una serie di «piccole» strutture di operazioni che gli permettono di agire sul reale con classificazioni, ordinamenti, numerazioni, eccetera; ma queste strutture non sono coordinate fra loro e inoltre l’azione mentale del bambino necessita, in questa fase, della presenza, effettiva o immaginata, di oggetti o situazioni concrete.
L’aspetto nuovo del pensiero a partire dagli undici-dodici anni è invece l’elaborazione di strutture d’insieme entro le quali vengono collegati e compresi i meccanismi operativi già assimilati, e che, via via, si stacca dalla presenza, anche solo immaginata, di oggetti o situazioni concrete e ragiona sulla base di enunciati precedentemente interiorizzati e formalizzati e di nuove ipotesi.

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Anna Marazzini
(Docente di Matematica – Cusano Milanino (Mi))
L’attività didattica è stata svolta nelle classi prime della Scuola Media “Papa Luciani” di Cusano Milanino (Mi).

© Pubblicato sul n° 12 di Emmeciquadro



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