SCIENZA&LIBRI/ Sposare gli elementi. Breve storia della chimica

Una breve storia della chimica che dal mondo pre-ellenico ed ellenico e dalle domande sulla materia che si ponevano i filosofi tra cui una che percorre tutta la storia della chimica stessa

02.08.2011 - Gianluca Visconti
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Dalla copertina del libro: Sposare gli elementi. Breve storia della chimica

Maria Chiara Montani

Sposare gli elementi.
Breve storia della chimica

Sironi Editore, Milano 2011

Pagine 192 – € 16,00

Nella collana Galàpagos della casa editrice Sironi sono pubblicati diversi volumi che fanno riferimento alla divulgazione scientifica. Non ultimo questo Sposare gli elementi di Maria Chiara Montani che si occupa di giornalismo scientifico ed editoria scolastica.
Il racconto della breve storia della chimica parte dal mondo pre-ellenico ed ellenico e dalle domande sulla materia che si ponevano i filosofi tra cui una che percorre tutta la storia della chimica stessa: «è possibile che tutto l’universo abbia avuto origine da trasformazioni successive a partire da un unico principio?» La nascita dell’atomismo con Leucippo, maestro di Democrito, porta alla definizione di «una realtà ontologica percepibile con la ragione», qualcosa che può appartenere solo al mondo greco che non ragiona solo su realtà fisiche percepibili sensorialmente. Lo stesso Democrito – come scrive Montani – era convinto che fosse necessario partire dall’esperienza sensoriale per poi elaborarla razionalmente. Infatti sappiamo che per i greci la conoscenza non poteva iniziare e finire con i cinque sensi.
Il mondo latino, in particolare Lucrezio, adotta la filosofia epicurea e nel De rerum natura troviamo una concezione atomistica che collega tutti i mondi sensibili tra cui quello della morte e dell’anima. L’avvio del mondo alchemico, che Montani definisce come disciplina in cui troviamo elementi di magia mescolati con procedure scientifiche, si sviluppa nell’ambito dell’erudizione greco-alessandrina in cui la lavorazione dei metalli come la preparazione di tinture per stoffe attiva quella tecnologia essenzialmente costituita da ricette pratiche.
Anche il mondo arabo, a partire dal VII secolo a.C., condivide tendenze e obiettivi quali la cura dei malanni e la trasformazione degli elementi come metalli in oro.
Ma è solo con Ruggero Bacone, monaco inglese medioevale, che si comincia a parlare di un metodo sperimentale che verrà realizzato molto tempo dopo.
La crisi del mondo arabo rilancia l’alchimia come procedura empirica e trova in Paracelso il più valente sostenitore del suo legame profondo con il mondo della medicina.
La medicina stessa insieme a filosofia, etica e astrologia prendono peso sino ad arrivare a immaginare che il moto degli astri possa influenzare la vita dell’uomo e non solo la sua salute.
Paracelso fece scuola e con un suo discepolo, Andrea Libavius, vissuto nella seconda metà del XVI secolo, abbiamo quello che è tuttora considerato un primo testo di chimica vera e propria (Alchemia) e dunque la chimica, pur mancando di una sua reale autonomia, diventa scienza a tutti gli effetti diffondendosi nelle Università. Montano indaga come la tradizione magico-ermetica mescolata con il neoplatonismo arriva a permeare quelle discipline scientifiche come l’astronomia studiate da Niccolò Copernico. Qui è necessario ricordare come Ermete Trimegisto insieme ai neoplatonici era tenuto in grande considerazione dallo stesso Copernico, per non parlare di quanto Isaac Newton si dedicò all’alchimia non più in termini speculativi bensì pratici.
Dunque il passaggio dall’alchimia alla chimica vera e propria ha avuto una lunga incubazione anche se si è materializzato poi rapidamente con Newton stesso, Boyle e soprattutto Lavoisier che introdussero gli aspetti quantitativi necessari a porre la massa come entità non più trascurabile. Si tratta della chimica da cui partono gli insegnamenti nelle nostre scuole e che sono irrinunciabili perché offrono una base alle successive leggi formulate da Proust, Dalton, Gay-Lussac e Avogadro.
Il libro della Montani è ricco di informazioni anche sul dibattito ottocentesco sulle strutture molecolari, le teorie del legame e le reazioni chimiche. Precisa e chiara è, per esempio, la ricostruzione della modellistica affrontata da Thomson, Rutherford e Bohr in cui intravediamo come la scoperta della meccanica quantistica gioca un ruolo determinante nel realizzare una nuova fisica per l’atomo.
A completare questo volume una breve, ma incisiva descrizione della nascita della chimica industriale, in particolare l’industria dei coloranti e quella biochimica e farmaceutica. Ma siamo già nel Novecento, cioè nel secolo delle grandi guerre mondiali in cui gli scienziati assumono precise responsabilità – come mai era accaduto prima – a indirizzare una tecnologia verso scopi bellici. Negli Stati Uniti questa ricerca prende anche aspetti sanitari come la ricerca su farmaci quali i sulfamidici, la penicillina o prodotti per l’agricoltura come il DDT .
Oggi la chimica ha stretto rapporti vigorosi con la questione ambientale nella consapevolezza di una necessaria settorializzazione per favorire uno sviluppo più sostenibile. E allora parliamo di chimica supramolecolare che affronta lo studio di composti – come ci ricorda Montani – che «hanno come elementi costitutivi le molecole, non gli atomi come nella chimica classica, quindi strutture molto complesse ed articolate come gli eteri corona e ciclodestrine.
Interessanti sono quelle finestre letterarie che la Montani apre qua e là tra i capitoli a rendere più riflessiva la lettura recuperando dialoghi teatrali da opere che fanno intravedere la sempre maggiore necessità di una terza cultura che faccia da ponte tra le caratteristiche umanistiche e quelle scientifiche del sapere.

Recensione di Gianluca Visconti
(Docente di Scienze presso il Liceo Scientifico FAES-Argonne, Milano)

© Pubblicata sul n° 42 di Emmeciquadro




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