ENERGIA/ Il “miracolo” che serve all’Italia a tutto gas

Ci si sta avvincinando forse a un’età dell’oro per il gas naturale, i cui vantaggi però tardano ad arrivare in Italia. FEDERICO PONTONI e ANTONIO SILEO ci spiegano perché

23.12.2011 - Federico Pontoni, Antonio Sileo
gasdottor400
L'installazione di un gasdotto (Foto Imagoeconomica)

Poco prima dell’estate, il 6 giugno scorso, l’Aie, l’Agenzia internazionale per l’energia, ha intitolato uno dei suoi report tematici – “Are We Entering a Golden Age of Gas?” – a una possibile età dell’oro per il gas naturale. Va detto che lo studio non aveva nemmeno fatto in tempo a tener conto dell’abbandono dell’atomo in Germania, dove nel mix per generare elettricità, il nucleare pesa il 22%, a fronte di un 50% del carbone, un 17% di rinnovabili e solo un 8% di gas naturale. Quest’ultimo dato potrebbe forse bastare, da solo, per giustificare previsioni decisamente al rialzo per la domanda, almeno europea.

Del resto, al progressivo aggravarsi della situazione e, quindi, al perdurare dell’emergenza, causata dall’incidente occorso agli impianti nucleari di Fukushima, era parso evidente che ci sarebbero state forte ripercussioni sulla produzione di energia da fonte elettronucleare così da segnare – al pari degli altri incidenti gravi – una decisa battuta d’arresto nello sviluppo di quella fonte.  E in molti tra gli esperti hanno pensato che un attore emergente già ci fosse: il gas naturale.

Tanto che, neanche un mese dopo il disastro giapponese, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, in un’audizione presso la Camera dei Deputati, ravvisava condizioni favorevoli per un nuovo slancio al mercato del gas: prezzi internazionali in netta flessione per la crisi economica nel breve termine e un rafforzamento del ruolo globale nel medio-lungo, grazie a un’offerta crescente e a un impatto ambientale relativamente ridotto. Ma i benefici riguarderanno anche i consumatori? La lezione degli ultimi anni mostra, in special modo per l’Italia, che ciò non è affatto scontato.

Evidentemente, molto dipenderà dall’offerta e dal grado di integrazione dei tre macro-mercati mondiali – Usa, Europa e Asia – negli ultimi anni sempre più vicini (e liquidi) grazie alle navi che trasportano il gas liquefatto (o Gnl). E proprio grazie a questa  modalità di trasporto, tutti i paesi dotati di un numero significativo di rigassificatori (e quindi non l’Italia dove, con la sola eccezione di Porto Viro, da troppi anni giacciono nel dimenticatoio numerosi progetti) hanno beneficiato dell’improvvisa disponibilità di gas non convenzionale negli Stati Uniti, che ha liberato grandi quantità di Gnl sui mercati spot, mettendo, peraltro, in crisi il tradizionale modello di approvvigionamento via gasdotto.

E cosa succederà in Italia dove il gas ha un ruolo cruciale? Ricordiamo che il gas rappresenta un terzo dei consumi totali di energia e ha un grande peso nella generazione elettrica: nel 2008, quando i consumi elettrici raggiunsero il massimo storico, il gas contribuì per il 54%. Il recente passato, per la verità,  non è di buon auspicio: negli ultimi due-tre anni una piccola età dell’oro per i consumatori c’è già stata, ma non per quelli italiani che ne hanno beneficiato solo in minima parte. Nel nord Europa, dove il gas viene scambiato in grandi hub, infatti, i prezzi, per l’effetto combinato della riduzione della domanda per la crisi e per la maggiore offerta dovuta all’abbondanza di Gnl, sono decisamente scesi.

Questa riduzione non è stata percepita in Italia a causa delle difficoltà incontrate dagli importatori italiani nel far arrivare questo gas a prezzi di saldo nel nostro Paese. I motivi sono stati diversi, talvolta, inaspettati e insormontabili, come le interruzioni dei gasdotti per incidenti, talaltra per limiti ormai storici del mercato italiano, come la carenza di capacità di stoccaggio utilizzabile per fare trading o per la difficoltà ad accedere alla capacità di trasporto sui grandi gasdotti d’importazione.

I prezzi italiani, quindi, sono rimasti centrati sui grandi contratti di import di lungo periodo, storicamente indicizzati al petrolio, e rilevanti sono stati i differenziali rispetto ai mercati a breve termine europei.

Dirimere la questione, naturalmente, non è affatto cosa di poco. Innanzitutto, come da tempo hanno segnalato gli osservatori più attenti, tra i primi Alberto Clò, va chiarito che – a differenza degli altri paesi – in Italia non vi è alcun buco da colmare. A cominciare dall’offerta di energia elettrica che già oggi è più che adeguata a soddisfare una domanda che non ha particolari ragioni per crescere.  A crescere al di là ogni più ottimistica previsione è la produzione da fonti rinnovabili, il solare fotovoltaico in testa, con tassi a tre cifre, che avvantaggiata da regole e incentivi, sottrae spazio proprio al gas naturale.

Del resto, va anche ricordato che il sistema gas nella sua interezza – gasdotti, terminali di rigassificazione, produzione nazionale e stoccaggi – negli ultimi anni ha ampliamente dimostrato di poter far fronte a situazioni più o meno critiche e a vere e proprie emergenze, come quella dell’inverno 2005-2006. Si potrebbe infatti paragonare questo nostro sistema a un atleta ben allenato ad affrontare situazioni difficili o stress test, come dimostrato anche dall’interruzione delle forniture dalla Libia.

Continuando con la metafora, gli stoccaggi rappresentano di certo i polmoni del sistema. Nell’attuale configurazione, questi svolgono un ruolo essenziale nel soddisfacimento delle esigenze di modulazione dei consumi, poiché assicurano alle società di vendita la flessibilità necessaria per poter soddisfare i bisogni dei clienti finali. E tanto più grande è la capacità di stoccaggio, maggiore sarà la capacità di contribuire a garantire le forniture e, quindi, la sicurezza energetica del Paese.

Una buona capacità di stoccaggio, però, è anche condizione indispensabile per la creazione di un mercato liquido – sia nel settore del gas sia in quello elettrico – aumentando la possibilità di arbitraggio anche tra mercati di diversi paesi. Quest’ultimo per l’Italia, che da tempo viaggia “a tutto gas”, resta un traguardo da non mancare. Anche in ragione di quello che si sta facendo in Europa per potenziare le interconnessioni tra paesi, a favore della sicurezza delle forniture ma anche, più o meno direttamente, per facilitare l’interconnessione dei mercati, allineando finalmente i prezzi italiani a quelli nord-europei. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori