INDAGINE/ A che punto è l’efficienza energetica in Italia? Il punto Regione per Regione

- La Redazione

A che punto siamo rispetto agli scopi prefissati dalla Direttiva comunitaria sull’efficienza energetica? Ce lo spiega MICHELE ORIOLI, con particolare attenzione alla situazione italiana

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È presto per dire se la nuova Direttiva sull’efficienza energetica proposta dalla CE nel giugno scorso potrà trovare piena attuazione in tutta la comunità e se consentirà di raggiungere gli ambiziosi obiettivi condensati nella ormai celebre formuletta del 20-20-20. Quel che è certo è il ritardo dell’Europa, globalmente, nelle politiche di risparmio energetico e di adeguamento di edifici, trasporti e attività industriali alle esigenze di una gestione più razionale ed ecocompatibile. D’altra parte siamo nell’anno dedicato dall’Onu all’energia sostenibile e, oltre ai dibattiti e ai convegni, si spera che ciò possa smuovere qualcosa di concreto.

Un positivo segnale in tal senso è venuto venerdì scorso, con la presentazione del primo “Rapporto sull’Efficienza Energetica”, predisposto dall’Enea come uno strumento di monitoraggio e valutazione a supporto delle politiche energetiche nazionali. Il Rapporto fornisce il quadro complessivo delle politiche e delle misure per l’efficienza energetica negli usi finali dell’energia attuate a livello nazionale e territoriale, analizza l’evoluzione dell’intensità energetica, valuta l’efficacia e i risultati ottenuti dagli strumenti già messi in atto e il grado di raggiungimento degli obiettivi nazionali di risparmio energetico.

In effetti non si può dire che non ci siano stati interventi consistenti e in diversi settori. Basti pensare, ad esempio nel settore dell’edilizia, al forte incremento delle installazioni di impianti di riscaldamento efficiente; nel terziario agli standard di prestazioni energetiche adottati per combattere gli sprechi; nel settore industriale al rinnovamento tecnologico che ha portato all’installazione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento e di motori elettrici ad alta efficienza e al recupero del calore; infine, nei trasporti allo svecchiamento del parco autoveicoli con l’acquisizione di nuove vetture più ecologiche.

Ecco allora i numeri che misurano i risultati di questi interventi. Nel 2009 l’indice di efficienza energetica – valutato tramite il parametro tecnico ODEX – per l’intera economia è risultato pari a 89,6 e quindi il miglioramento dell’efficienza energetica rispetto al 1990 è stato pari al 10,4%.

Nel Rapporto vengono anche analizzati e valutati gli strumenti normativi e incentivanti attivati in Italia dal 2007 al 2010. L’azione costante di monitoraggio operata in questi anni dall’Enea, che fornisce il supporto tecnico-scientifico nell’implementazione delle principali misure di politica energetica , quali gli “incentivi del 55%” e i “titoli di efficienza energetica”, ha permesso di rilevare l’entità del risparmio energetico conseguito, che a fine 2010 è stato calcolato pari a 47.800 GWh/anno. Si tratta di un risultato che va ben oltre gli obiettivi prefissati dal Piano di Azione per l’Efficienza Energetica del 2007 (PAEE), che prevedeva un risparmio energetico di circa 35.658 GWh/anno.

Interessante è anche la valutazione degli effetti a livello regionale delle due principali misure nazionali di miglioramento dell’efficienza e del risparmio energetico.

Per quanto riguarda le detrazioni fiscali (55%), la ripartizione dei risparmi conseguiti a livello regionale nel triennio 2007-2009 evidenzia come, a fronte di un valore complessivo di 4.250 GWh risparmiati:

Oltre il 64% del risparmio energetico ottenuto con gli interventi di riqualificazione energetica è concentrato in sole quattro regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna);

Il valore complessivo associato al totale del risparmio dichiarato nelle prime dieci regioni è circa l’89% del totale (3.800 GWh);

Il contributo delle ultime dieci regioni si attesta a circa il 10% del totale;

Solo l’1% è attribuibile al contributo delle ultime quattro regioni (Molise, Basilicata, Calabria e Valle D’Aosta.

Per quanto riguarda poi gli investimenti, dei 7.520 milioni di euro totali, oltre il 60% è concentrato in quattro regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna); e solo il 2% degli investimenti è stato effettuato nelle ultime 4 regioni (Molise, Basilicata, Calabria e Valle D’Aosta).

Anche per la misura “Certificati Bianchi” (i TEE) c’è una forte disparità: la quota più significativa dei risparmi certificati si è concentrata in Lombardia, Toscana e Lazio, seguite da Emilia Romagna, Piemonte, Puglia e Campania. Analizzando l’intero periodo di riferimento, si nota come in alcune regioni (Lombardia, Toscana, Piemonte, Puglia e Veneto) ci siano stati incrementi significativi nel numero di TEE emessi: i certificati emessi nel 2005-2011 sono più del doppio di quelli calcolati nel periodo 2005-2009; mentre in altre realtà regionali (Lazio, Emilia, Campania ) l’incremento risulta più contenuto, nonostante siano cresciuti gli operatori autorizzati.

 

(Michele Orioli)

 

 

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