PROPOSTA/ Saglia: elettricità e gas, ecco come far scendere i costi

- int. Stefano Saglia

L’Italia continua a pagare un prezzo molto alto per l’energia. STEFANO SAGLIA ci spiega dove si potrebbe intervenire per vedere scendere questo costo e migliorare la situazione

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In questo periodo di crisi, il tema dell’energia è più che mai importante in Italia. Non solo perché una riduzione delle bollette aiuterebbe le già “afflitte” tasche degli italiani, ma anche perché il costo dell’energia è una delle voci che incide sulla competitività delle imprese italiane. Infatti, come ci spiega Stefano Saglia, deputato del Pdl, membro della Commissione Attività produttive e già Sottosegretario dello Sviluppo economico nel precedente governo, «l’energia può essere uno degli asset con cui rendere maggiormente competitivo il settore industriale in Italia. Attualmente paghiamo il 30% in più per il costo dell’energia rispetto agli altri paesi europei e questo rappresenta un deficit per il nostro sistema industriale».

In effetti, dopo le privatizzazioni e le liberalizzazioni del passato, ci si attendeva un ribasso nel costo dell’energia elettrica. Dobbiamo rassegnarci a continuare a pagare un prezzo così alto?

Per ridurre il costo dell’elettricità bisogna diversificare l’approvvigionamento energetico riducendo la dipendenza dall’estero. Questa era l’obiettivo del rilancio del nucleare. Solo con le rinnovabili non si riesce ad avere prezzi competitivi, perché i costi sono ancora alti. Sono in procinto di presentare una proposta di legge sull’idroelettrico, che è un’importante fonte da sfruttare.

Ci potrebbe anticipare qualche dettaglio su questa proposta di legge? Che obiettivo intende raggiungere e in che modo?

La mia proposta di legge andrebbe a regolamentare i criteri di gara per l’aggiudicazione di concessioni per grande derivazione d’acqua a uso idroelettrico. In definitiva, l’obiettivo è cercare di dare un quadro giuridico di riferimento più stabile e definito. Verrebbe così disciplinato il trasferimento della titolarità del ramo d’azienda tra vecchio e nuovo concessionario, senza interferire nelle vicende del distinto rapporto giuridico tra amministrazione concedente e concessionario e del regime di proprietà dei beni.

Il referendum dello scorso anno ha fermato l’opzione nucleare. Come dovrebbe essere affrontata la scelta delle fonti per produrre elettricità nel nostro Paese?

Il nucleare è un’occasione persa. Il nostro Governo lo progettò per assicurarci un’indipendenza energetica. Ora bisogna puntare sul gas potenziando la rete infrastrutturale, aumentando la capacità di stoccaggio e consentendo l’estrazione di gas nei nostri mari, continuare a incentivare le fonti rinnovabili, in particolare quelle termiche, e incrementare l’efficienza energetica.

 

Il prezzo del gas resta però elevato per il nostro Paese. Ci sono possibilità di vederlo diminuire?

 

Per ridurre il prezzo bisogna aprire il mercato. In questo senso io stesso sono stato autore di una riforma importante per il settore con la ridefinizione degli ambiti: si è passati da 5mila a 177 gare, con l’effetto che le aziende per partecipare ai bandi devono aggregarsi e migliorare le offerte, con ricadute positive per le famiglie e le imprese. Io credo che una vera liberalizzazione si ottenga con un’altra gas release, come quella fatta da noi nel 2009. Perché questo vuol dire aprire alla concorrenza il gas che sta negli stoccaggi, che è più economico.

 

Nel frattempo, attraverso investimenti e incentivi, siamo diventati il maggiore produttore al mondo di elettricità da fonte solare. Dobbiamo proseguire su questa strada?

 

Il quarto Conto energia è stato un percorso arduo ma intelligente e alla fine abbiamo trovato il giusto compromesso. Da gennaio 2013 entrerà a regime il modello tedesco che introduce un sistema di incentivazione legato al livello della tecnologia fotovoltaica. Ora ci vuole stabilità senza continuare a cambiare le regole del gioco. Siamo comunque riusciti nel nostro obiettivo di spostare l’installazione dei pannelli dai terreni ai tetti.

 

Il settore industriale dell’energia è stato storicamente uno dei più interessanti della storia del nostro Paese. Ma oggi ci siamo notevolmente ridimensionati, tranne per qualche importante società impiantistica. Energia e ripresa di imprenditorialità e occupazione sono un binomio ancora possibile?

 

Con la creazione di infrastrutture si potrebbero creare nuove opportunità. L’Italia è un Paese fatto di grandi aziende energetiche la cui crescita va agevolata. Bisogna cercare di dare certezza a investitori e operatori. Altrimenti rischiamo di rimanere sempre dipendenti dall’estero. Per questo dovremmo puntare sulle nostre risorse naturali. Pertanto bisognerebbe eliminare del tutto il divieto di esplorazione, in modo da mettere i giacimenti in una produzione minima che viene aumentata solo nei momenti di emergenza. L’Italia possiede un potenziale di oltre 260 miliardi di metri cubi di gas naturale. Una riserva strategica naturale che può venirci in soccorso ogni volta che ce n’è bisogno.

 

Il nostro Paese ha avuto l’ultimo Piano Energetico agli inizi degli anni ‘80. Per due anni si è parlato di formulare la Strategia energetica nazionale. Perché non se n’è fatto più nulla?

La creazione di una strategia energetica era uno dei nostri obiettivi, ma con la caduta prematura del nostro Governo non abbiamo potuto portare a termine il nostro progetto. Io stesso ho lavorato cercando di dare un’omogeneità e un indirizzo univoco alle scelte di politica energetica: abbiamo emanato le linee guida che erano attese da sette anni, abbiamo portato il piano di azione nazione per le fonti rinnovabili a Bruxelles e abbiamo cercato di legiferare sugli incentivi per le energie rinnovabili. Abbiamo così creato i presupposti affinché chi è venuto dopo di noi abbia potuto trovare un percorso già avviato.

 

(Lorenzo Torrisi)

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