ENERGIA/ L’esperto: il caro bolletta? Tutta colpa di gas e fotovoltaico

- int. Carlo Stagnaro

Il costo dell’energia sta diventando molto penalizzante anche per le imprese, oltre che per i cittadini italiani. CARLO STAGNARO ci aiuta a capire da cosa dipende il caro bolletta

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Non basta la notizia dell’aumento del 4,3% del costo dell’energia elettrica a partire da maggio. Oltre alle utenze domestiche, il caro bolletta colpisce infatti il sistema produttivo italiano già in crisi. Per le sole piccole e medie imprese lombarde, gli aggravi in bolletta si aggirano intorno agli 80 miliardi di euro con punte di oltre il 10% per le Pmi che consumano di più nelle ore serali e notturne. Un piccolo negozio paga circa il 6% in più, un ristorante l’8%. Questo è quanto emerge dall’ultima rilevazione effettuata dalla Camera di Commercio di Milano che calcola per un’impresa artigiana, con lavoro su un turno giornaliero e consumo inferiore a 300 mila kilowattora all’anno, un aumento del 5% rispetto ad un anno fa. Dato curioso è l’aumento delle tariffe serali, ma soprattutto notturne, che registrano rispettivamente un’impennata del 10% e, addirittura, del 20%. Fortemente penalizzato, dunque, tutto il comparto della ristorazione che usufruisce dell’elettricità nelle ore serali. Ne abbiamo parlato con Carlo Stagnaro, direttore ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, che ci ha spiegato come ci siano due motivi per l’innalzamento delle tariffe energetiche. Il primo è legato «al peso crescente delle incentivazioni alle fonti rinnovabili, in particolare il solare fotovoltaico. Le riforme dell’anno scorso e quelle in discussione adesso hanno l’effetto di contenere l’onere degli incentivi per gli impianti che entreranno in funzione nei prossimi anni».

Per ciò che è stato, invece, già fatto?

Inevitabilmente gli italiani sono chiamati a pagare e, purtroppo, sarebbe stato necessario rendersi conto sin dall’inizio che gli incentivi erano fissati a un livello troppo alto.  

L’altro motivo che spiega il caro bolletta?

Riguarda il mercato del gas naturale, il principale combustibile utilizzato nella generazione elettrica in Italia, che non è competitivo e che pesa sui prezzi dell’energia. Nel nostro Paese, purtroppo, a causa della poca competitività i prezzi si sono mantenuti su livelli relativamente alti nonostante l’eccesso di offerta che si è verificato in Europa. Da questo punto di vista, è possibile nei prossimi anni che la separazione della rete gas Snam dall’Eni, decisa nel decreto liberalizzazioni, metta in moto delle dinamiche per cui i prezzi italiani possano allinearsi a quelli europei: se questo accadrà, potremmo solo ottenere effetti positivi sui prezzi dellìelettricità.

E’ stato evidenziato, a discapito del comparto ristorazione, che le tariffe che aumentano maggiormente sono quelle serali e notturne. Come mai?

Questo dipendete da un fattore puramente tecnico del mercato. Il fotovoltaico produce elettricità principalmente nelle ore centrali della giornata e poi, al tramonto, crolla, causando così la messa in moto delle centrali convenzionali per supplire la mancanza di carico. Questo processo genera una serie di costi legati alla rapidità con cui la rampa di produzione deve attivarsi e questo produce un accrescimento dei costi nella fascia serale. Il risultato è che di giorno paghiamo di più perché, diciamo, c’è troppo solare e di sera paghiamo di più perché questo improvvisamente sparisce.

 

Secondo lei, in quanto tempo l’Italia potrà essere almeno, in parte, indipendente?

 

Io non credo che l’Italia sarà mai energeticamente autonoma e questo non costituisce un grande problema. Importare energia, sostanzialmente, costa meno che produrla. L’alternativa è utilizzare fonti diverse che, probabilmente, sono o più costose o più inquinanti come l’olio combustibile.

 

Liberalizzare può essere una buona soluzione?

 

Sicuramente, può agevolare una riduzione dei prezzi. In realtà, il mercato è già sufficientemente liberalizzato da molti punti di vista e se non ci fossero in atto dei movimenti concorrenziali noi pagheremmo cifre molto più elevate. Detto questo, la liberalizzazione va vista alla luce delle storture che sono state introdotte sul mercato: c’è una quota consistente di energia che viene venduta a prezzi sussidiati e questo comprime lo spazio in cui il mercato può esercitare.

 

Come si colloca il nostro Paese nel contesto europeo?

 

Se guardiamo alle norme che sovrintendono il mercato concorrenziale, l’Italia è una delle piazze più aperte e concorrenziali, se si esclude il caso inglese che si è dotato delle riforme più radicali. Ci sono però due ostacoli: la scarsa concorrenza del mercato del gas e l’adeguamento delle infrastrutture di rete che causano congestioni in molte parti della Penisola. Per quest’ultimo aspetto, però, occorre del tempo.

 

Come ottenere maggior trasparenza in bolletta?

Rendere la bolletta più leggibile aiuta a migliorare la concorrenza, ma la difficoltà maggiore è data dalla molteplicità delle voci che la compongono, richieste, fra l’altro, dalle normative vigenti. Per avere una bolletta più trasparente occorerebbe limitare le voci tariffarie e lasciare che dipenda sempre in misura maggiore dal prezzo che si forma sul mercato.

 

C’è abbastanza informazione sulle tariffe che possono permettere di risparmiare?

 

Purtroppo, molta gente non è a conoscenza del fatto che può cambiare il gestore elettrico esattamente come variamo quello telefonico. Esistono, poi, molti strumenti che restano misconosciuti. Ad esempio, sul sito dell’Autorità per l’Energia esiste una pagina chiamata “trova offerte” che consente di confrontare le diverse proposte nel comune di residenza del consumatore. Purtroppo, solo il 15% degli imprenditori ha cambiato il contratto in base alle proprie esigenze: sicuramente, avere una domanda più attiva aiuta ad avere una concorrenza più efficace.  

 

(Federica Ghizzardi)

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