ENERGIA/ Nabucco, Tap, Southstream, il nuovo risiko del gas

- Federico Pontoni

Nabucco, si chiede FEDERICO PONTONI, non era un unico progetto che, snodandosi dal Caspio fino all’Austria, doveva liberarci dal giogo russo, con 30 miliardi di metri cubi all’anno?

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Chi scrive, nel 2009, su queste stesse colonne, aveva firmato un articolo dal titolo provocatorio: . A distanza di tre anni lo riprenderebbe sostituendo “senza” con “con poco”. Il pretesto dell’articolo nasce dalla notizia dell’esclusione del progetto ITGI dalla rosa dei candidati a portare il gas azero in Europa. Rimangono in lizza il TAP (gasdotto che dal nord della Grecia dovrebbe raggiungere le coste albanesi, inabissarsi e infine riemergere in Puglia) e il ramo ovest di Nabucco, che dal nord della Grecia, transitando per i Balcani, dovrebbe arrivare in Austria.

Ma Nabucco non era un unico progetto che, snodandosi dal Caspio fino all’Austria, doveva liberarci dal giogo russo, con 30 miliardi di metri cubi all’anno? Cos’è dunque questo ramo ovest, pure in concorrenza con un altro progetto? La storia è presto riassunta: nel 2006 è entrato in produzione un giacimento offshore di gas azero (nome Shah Deniz) che, attraverso un gasdotto denominato “Trans-Anatolian pipeline” porta circa 9 miliardi di metri cubi di gas l’anno in Turchia.

Il progetto Shah Deniz già all’epoca era diviso in due fasi: la seconda, prevista per il 2017, dovrebbe portare il giacimento a produrre 25 miliardi di metri cubi l’anno complessivi, circa 16 in più di oggi. Con la messa in produzione del giacimento, e soprattutto in vista della fase due, si è pensato a un progetto faraonico: trovare altri giacimenti e convogliare tutto il gas in un grande gasdotto, Nabucco appunto, fino al cuore dell’Europa.

Dal 2006 a oggi, tuttavia, altri giacimenti non sono stati trovati o perché inesistenti (Azerbaijan) o perché non utilizzabili per motivi geopolitici (Iraq e Iran); dunque, Nabucco è rimasto senza gas. Vista la crisi economica e la riduzione dei consumi di gas prevista a livello europeo per far posto alle rinnovabili, l’autore ritiene che il consorzio abbia quasi tirato un sospiro di sollievo.

Resta tuttavia la seconda fase di Shah Deniz. Cosa fare degli ulteriori 16 miliardi? Anzitutto, per trasportarli in Turchia, basterà aumentare le stazioni di compressione del gasdotto esistente (quindi, niente Nabucco est); arrivati sul Bosforo si vedrà se farli arrivare in Puglia o in Austria. Peraltro, sul Bosforo, di metri cubi ne arriveranno molti meno dei 25 miliardi annui estratti in zona Caspio. 

La Turchia, oltre agli attuali 9, ne preleverà probabilmente altrettanti. Quindi, in Europa, indipendentemente dal percorso, ne arriveranno, se va bene, 8/10. A oggi, nel vecchio Continente, i più affamati di gas sono i Balcani: ciò non vuol dire che Nabucco Ovest la spunterà su TAP, piuttosto che dei 10 miliardi, l’Italia potrebbe vederne anche (sensibilmente) meno. Cosa peraltro poco problematica visto la stabilizzazione (tendente al ribasso) dei nostri consumi gas.

Sullo sfondo di questa storia che è andata progressivamente sgonfiandosi, si proiettano le ombre sempre più lunghe di South Stream (gasdotto che si inabissa nella sponda russa del Mar Nero, per aggirare la riottosa Ucraina e riemergere in Bulgaria), che, giurano dal Cremlino, arriverà a Sofia con 60 miliardi di metri cubi già nel 2015.

Se davvero South Stream dovesse diventare realtà nel 2015, l’autore azzarda una previsione: TAP (o ITGI) e Nabucco Ovest diventeranno le due braccia europee del gasdotto tanto voluto da Gazprom (con buona pace dei sogni d’indipendenza); i 25 miliardi di Shah Deniz resteranno tutti in Turchia, la quale ridurrà l’import dalla Russia (oggi in Turchia arriva Blue Stream, fratello maggiore di South), che avrà ancora più gas a disposizione per l’ormai maturo mercato europeo.

 

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