BIOENERGIE/ L’avanzata dei biocarburanti di seconda generazione

- int. Vito Pignatelli

La Bioenergia è una fonte rinnovabile in grado di produrre energia per tutti gli usi finali. Così dice VITO PIGNATELLI al convegno “Bioenergia: quali prospettive per l’agricoltura”

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«La Bioenergia in Italia in questi ultimi anni è cresciuta moltissimo nel panorama più generale della crescita delle fonti rinnovabili. È una fonte rinnovabile particolare perché è in grado di produrre energia per tutti gli usi finali, sia calore per riscaldamento, sia elettricità, ovviamente, sia carburanti per i trasporti». Così ha esordito Vito Pignatelli, ricercatore dell’Enea e presente dell’Itabia (Italian Biomass Association), nel suo intervento al convegno “Bionergia: quali prospettive per l’agricoltura e l’impresa italiana” organizzato dalla fondazione Europa civiltà in collaborazione con il MiPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), Fiper (Federazione Italiana Produttori di Energia Rinnovabile) e EnergyLab, e inserito negli eventi legati al circuito Expo in città, svoltosi ieri a Milano presso il Centro Congressi Four Points by Sheraton. Al convegno, che ha visto la partecipazione del Ministro delle Politiche Agricole e Alimentari Maurizio Martina e il presidente della commissione agricoltura del Senato, Roberto Formigoni, erano presenti tutte le autorità del comparto agricolo e imprenditori impegnati in questo nuovo campo di produzione energetica.

Dottor Pignatelli, riprendendo il titolo del suo intervento, quale è lo stato dell’arte e quali sono le prospettive di sviluppo delle bioenergie in Italia?

La Bioenergia in Italia in questi ultimi anni, come ho detto, è cresciuta molto. Il suo avanzamento è stato dovuto proprio per il suo essere multiforme. Può diventare calore, elettricità e carburante. Per far questo esistono una serie di tecnologie mature, industriali, diffuse e disponibili, in grado di utilizzare una vastissima gamma di materie prime di biomasse, sia residuali (scarti di residui dell’agricoltura, liquami zootecnici, residuati industriali, frazione organica dei rifiuti urbani), sia provenienti da culture dedicate. Nel caso dei biocarburanti oggi si impiegano praticamente in modo quasi esclusivo oli vegetali o alcool prodotti da culture anche per finalità alimentari, con problemi non irrilevanti di conflittualità. Nel caso della produzione di calore o di elettricità ovviamente si utilizzano biomasse legnose che possono provenire da colture ma in questo caso da culture ligneo cellulosiche impiantabili anche su terreni marginali, non interessanti o non remunerativi per la produzione alimentare. Nel caso del biogas si utilizzano prevalentemente biomasse residuali ad alto contenuto di umidità ma sostanzialmente scarti delle produzioni agricole appunto, liquami zootecnici e in qualche caso di prodotti alimentari utilizzabili anche a fini alimentari e mangimistici ma che le ultime e più recenti modifiche della legislazione rendono non convenienti rispetto all’uso di sottoprodotti e di materie prime residuali.

Quali sono i settori dove è prevista la maggiore crescita

I settori sono, oltre al discorso dei riscaldamenti che ha già superato gli obbiettivi stabiliti per il 2020 dal Piano di azione nazionale per le fonti rinnovabili ma che ha ancora enormi potenzialità, sia come riscaldamento domestico, sia come riscaldamento nel settore agricolo per esempio per le serre, ma anche per gli agriturismi che possono utilizzare i residui delle produzioni agricole tipo i sarmenti di vite o le potature o anche altra biomassa disponibile in loco per sostituire completamente combustibili fossili utilizzati per il riscaldamento di abitazioni o serre. Ma, anche, il discorso estremamente importante del riscaldamento collettivo con la realizzazione di impianti di teleriscaldamento che riescono a utilizzare la biomassa con una maggiore efficienza e minor impatto ambientale rispetto a una molteplicità di impianti singoli diffusi presso le abitazioni.

Parliamo di Biometano, cosa ci può dire.

Un discorso a parte va fatto proprio per la trasformazione del biogas, che ha già raggiunto gli obbiettivi prefissati per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, nella prospettiva futura di produzione di biometano. Cioè la trasformazione del biogas, che è una miscela di metano e anidride carbonica, in metano puro che può essere immesso nella rete di distribuzione nazionale del gas naturale e quindi utilizzato per produrre energia là dove serve, sia per usi termici sia per la generazione di energia elettrica ad alto rendimento nelle centrali a turbogas. Ma, soprattutto, il biometano in Italia ha un valore come biocarburante per autotrazione. Teniamo presente che il parco veicoli a metano nazionale è due terzi o più dell’intero parco europeo e che noi abbiamo l’infrastruttura di distribuzione e anche l’industria manifatturiera dell’alimentazione del gas, della motoristica e della componentistica, dello stoccaggio e del trasporto che è a livelli di assoluta rilevanza in campo mondiale. Il biometano, ottenuto da materie prime residuali tramite appunto la loro trasformazione in biogas rappresenta un esempio importante di biocarburante avanzato di seconda generazione. Un biocarburante prodotto da materie prime non alimentari. Nella realtà italiana che ha scarsità di territorio da dedicare a colture per una produzione di biogas e biocarburanti è sicuramente l’alternativa più interessante per una produzione nazionale di questo tipo di prodotto.

 

Quindi quale è il futuro dei biocarburanti

 Il futuro dei biocarburanti, anche in accordo con quelli che sono gli ultimi indirizzi dell’Unione europea che sta ponendo un serio limite all’uso di colture alimentari per la produzione di biogas, è quello di seconda generazione prodotto a partire da materie prime non convenzionali come quelle ligno-cellulosiche. Su questo abbiamo già in Italia il primo esempio mondiale di realizzazione industriale che è l’impianto della biotermica Chemtex di Crescentino in grado di produrre 40 mila tonnellate annue di etanolo da biomassa ligno-cellulosica ma c’è anche una forte attività di ricerca in corso per esempio per produrre i carburanti sintetici adatti anche per il trasporto aereo via gassificazione e processi catalitici che sono attualmente allo studio in molti enti di ricerca in primo luogo presso le nostre infrastrutture di ricerca come l’Enea del centro della Trisaia in Basilicata.

 

Durante il convegno ha sostenuto che molto si giocherà nella capacità di creare impianti per la produzione di biometano di piccole dimensioni. Ci spieghi il perché?

Questo è uno dei temi che costituiscono un punto di particolare interesse nella ricerca di sistema elettrico che vengono condotte all’Enea. Noi stiamo direttamente lavorando sullo sviluppo di processi innovativi diversi rispetto a quelli convenzionali con l’obbiettivo di realizzare impianti di facile gestione e di piccola taglia che siano adatti alla trasformazione di biometano dal biogas che proviene da piccoli impianti di biogas con costi compatibili con quello che sarà l’entità prevista dell’incentivazione per la produzione di biometano, perché è importante avere impianti piccoli in grado di utilizzare direttamente le materie prime presenti sul territorio senza dover acquisire o movimentare altre materie prime compresi come è stato in qualche caso appunto prodotti destinati all’alimentazione mangimistica per produrre biogas che diventa una cosa quasi inevitabile se si vogliono alimentare impianti di grande scala della linea di qualche Megawatt. Se si è interessati a questo tema comunque tutta la documentazione trattandosi di ricerca pubblica è disponibile presso il sito dell’Enea.

 

(Salvatore Filippone)







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