ENERGIA/ La finta liberalizzazione che non aiuta consumatori e piccoli operatori

- Matteo Ballarin

Il modello scelto per la liberalizzazione del mercato dell’energia non è convincente e non aiuta i piccoli operatori del settore

Elettricita traliccio pixabay1280 640x300
Image by Dieter_G from Pixabay

Da diverso tempo ormai si discute di liberalizzazione del mercato dell’energia, e di conseguenza della fine del mercato tutelato. Eppure, gli sviluppi in questo ambito sembrano fermi da diverso, troppo, tempo. Da diversi anni il leitmotiv rimane sempre lo stesso: “Gli italiani non sono in grado di scegliere autonomamente, dobbiamo tutelarli”.  Concetto che di fatto ha impedito, e impedisce tuttora, il cambiamento e la liberalizzazione del mercato stesso.

A gennaio 2021, dopo innumerevoli rinvii, questo processo ha finalmente avuto inizio. Il primo focus di passaggio coinvolge le partite Iva; per le famiglie la fine del mercato tutelato è prevista invece nel 2023. L’interpretazione che è stata data di questo processo di liberalizzazione è stata coercitiva: obbligare le persone attualmente sotto mercato tutelato a prendere un fornitore del mercato libero. A valle di questo, sono state previste delle aste territoriali con cui si “mettono in vendita” i clienti attualmente in tutela di un determinato lotto.

In particolare, per tutte le piccole imprese e alcune tipologie di microimprese è iniziato dal primo gennaio un passaggio transitorio in cui i clienti resteranno assegnati allo stesso fornitore con il quale hanno l’utenza attiva, ma a condizioni contrattuali diverse. Dopo questa prima fase, con termine 30 giugno 2021, il cliente che non avrà ancora deciso il proprio fornitore sul libero mercato verrà assegnato ad un esercente selezionato attraverso delle aste territoriali organizzate dall’Autorità per l’energia elettrica e dall’Agcm.

Il modello fa sorgere dubbi sull’etica e la correttezza del processo stesso. A rendere il tutto più complicato, proprio la questione delle aste territoriali: questo metodo gioca a vantaggio degli operatori forti, escludendo di conseguenza l’opportunità di presentarsi alle partite Iva per gli operatori più piccoli. Oltre a ledere evidentemente i principi della libera concorrenza, questa modalità limita la possibilità di scelta degli utenti finali, facendoli passare da un regime a facoltà limitata a un altro regime a facoltà limitata, semplicemente di diversa ingegneria.

Vi sono infatti delle regole alquanto sbilanciate: basti pensare che sono esclusi da queste aste gli operatori che negli ultimi 3 anni hanno avuto delle difficoltà economiche, per cui ad esempio non hanno pagato in modo puntuale il distributore locale. Invece hanno accesso a queste aste territoriali operatori che hanno contratto sanzioni per comportamenti anticoncorrenziali a danno dei clienti finali. Forti con chi è stato debole economicamente, deboli con chi ha fatto il forte (in modo scorretto) con i clienti finali.

Epilogo: l’idea delle aste territoriali presenta non poche difficoltà che, da un lato, lasciano i clienti soli e incapaci di scegliere tra le offerte che gli oltre 400 operatori del mercato libero dell’energia hanno da proporre. Dall’altro, lasciano le grandi imprese libere di avere l’ultima parola.

A questo aggiungiamo il protrarsi del rimbalzo alla liberalizzazione spiegato dai diversi governi come incapacità dell’italiano nel scegliere il proprio fornitore di energia. Eppure, chiunque di noi ha esperienza quotidiana di chiamate dei call center per attivare una fornitura con un operatore diverso dal suo.

I dubbi su queste scelte dunque sono leciti: come possiamo pensare che gli italiani non siano in grado di scegliere?  Chi trae vantaggio da questo continuo rinvio della fine del mercato tutelato?

Una vera liberalizzazione, in realtà, non dovrebbe passare  attraverso un’asta, ma attraverso un meccanismo di incentivo, anche economico, per i clienti finali a passare al mercato libero. Questo avrebbe riequilibrato i rapporti di forza dei diversi operatori, consentito l’aumento di investimenti da parte degli operatori più piccoli e giovato al sistema in termine di competizione, efficienza, qualità del servizio.

In questo clima di incertezze e sconforto generale, perciò, è necessario tenersi informati. Motivo per cui diversi siti, tra cui Arera insieme alle Associazioni di categoria e alle Camere di commercio, renderanno puntualmente disponibili le informazioni per tutte quelle aziende obbligate al passaggio al libero mercato da quest’anno.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA