ENRICO PIAGGIO, CHI E’?/ Imprenditore e papà della Vespa

- Morgan K. Barraco

Chi è Enrico Piaggio, l’uomo con la sua Vespa ha sconvolto il mondo delle 2 ruote. Con coraggio, intelligenza e personalità è riuscito a rivoluzionare i motori.

Enrico Piaggio - Un sogno italiano, Alessio Boni
Alessio Boni in 'Enrico Piaggio - Un sogno italiano'

Enrico Piaggio è uno dei imprenditori che hanno segnato la storia del nostro Paese. Il papà della Vespa è riuscito, in un periodo storico – temporale non semplice come quello del dopoguerra, a credere fermamente in un sogno quello di realizzare un piccolo mezzo di locomozione agile, ma al tempo stesso economico per l’idraulico, ma anche per l’operaio e per la donne casalinghe. Un’idea geniale che riesce a concretizzare grazie all’aiuto di Corradino D’Ascanio, progettista ed ingegnere. La sua prima “motoretta” chiamata Vespa diventa ben presto un oggetto di culto una volta che viene scelto da William Wyler, regista di “Vacanze Romane”, come il mezzo utilizzato da Gregory Peck ed Audrey Hepburn per vagabondare per le strade di Roma. Quella scena, diventata un cult nel cinema mondiale, lancia Enrico Piaggio e la sua vespa in tutto il mondo. “Un uomo dritto, tutto d’un pezzo, come lo erano certi imprenditori degli anni ’30 e ’40. Erano dei pionieri. Una cosa mi ha colpito particolarmente…” lo descrive così Alessio Boni, l’attore italiano che l’ha interpretato nel film tv “Enrico Piaggio – Un sogno italiano”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

Enrico Piaggio: l’uomo che con la Vespa ha sconvolto il mondo delle 2 ruote

La storia di Enrico Piaggio inizia agli inizi del 1900 ed è condita di diversi eventi particolari. Brillante come il fratello maggiore Armando, il futuro imprenditore si laurea a soli 22 anni in Economia e Commercio e prende subito posto nell’azienda del padre Rinaldo, occupandosi degli stabilimenti aeronautici in Toscana. In quegli stessi anni l’attività Piaggio è florida, ma tutto cambierà negli anni Trenta, a causa della crisi mondiale dovute alla Seconda Guerra Mondiale. Enrico Piaggio però ha già delle idee, come la possibilità di assumere il noto inventore Corradino D’Ascanio perchè sviluppi la produzione di eliche in modo innovativo. Nasce così il primo prototipo dell’elicottero e le idee di Enrico non si fermano di certo. L’espansione colonica del regime fascista gli permetterà di risollevare le sorti dell’attività, ma in seguito alla morte del padre, avvenuta nel ’38, ci sarà un nuovo crollo. La domanda è limitata e anche se a livello tecnologico la Piaggio ha già fatto dei passi da gigante, non riuscirà a decollare. Ed è in questo momento che nella mente di Enrico si affaccia un’intuizione: intraprendere un percorso imprenditoriale inedito grazie alla creazione di un modello a due ruote a basso costo, leggero, adatto alla guida di tutti, donne comprese.

Enrico Piaggio, il brevetto della famosa Vespa

Enrico Piaggio attenderà due anni prima che la sua famosa Vespa venga brevettata, pronta per inserirsi nel mercato italiano. Siamo negli anni quaranta e all’inizio non sarà facile per l’imprenditore riuscire a vendere i 100 esemplari pre-serie realizzati grazie all’inventore Corradino D’Ascanio. Nonostante questo, Enrico è sicuro che la sua idea sia vincente. Così commissiona la produzione di un primo lotto da 2.500 mezzi e centra il bersaglio in pochi mesi, riuscendo a replicare l’anno successivo e superare la vendita di 10mila veicoli. In quello stesso anno, Enrico Piaggio decide di commercializzare anche l’Ape, il furgone a tre ruote che vanta lo stesso progetto della Vespa e ideato per il trasporto merci individuale. Il ’48, sottolinea l’archivio dei Beni Culturali, ci sarà un’ulteriore esplosione grazie alla produzione della Vespa 125, che spingerà ad allargare lo sguardo verso il resto del mondo, grazie ai 10 mila punti di vendita che la Piaggio conta nel pianeta. Dopo aver conseguito la laurea honors causa in Ingegneria, Enrico si concentrerà sulla microvettura e darà vista alla Vespa 400, che non riuscirà tuttavia ad avere lo stesso successo del prototipo iniziale. A quanto pare la decisione finale di non importare il mezzo in Italia, per non infastidire la Fiat, costerà cara al brillante imprenditore.

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