Enzo Bianchi esiliato a Cellole/ Ultimatum Vaticano: “via da Comunità di Bose in 7gg”

- Niccolò Magnani

L’ex priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi ‘esiliato’ dal decreto del Vaticano: “deve andare a Cellole entro 7 giorni”. Come e perché si è arrivati a questo ultimatum

Papa con Enzo Bianchi
Papa Francesco con Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose (LaPresse)

Dopo un 2020 di polemiche, rotture e “ultimatum” sulla Comunità di Bose forse il capitolo “fine” è stato posto dall’ultimo intervento del Vaticano degli scorsi giorni: per Enzo Bianchi, fondatore ed ex “priore” della Comunità piemontese, l’epilogo della sua tormentata vicenda ecclesiale sembra ormai assai vicino. Un decreto del delegato pontificio, padre Amedeo Cencini, concede all’ex priore una settimana di tempo al massimo per lasciare Bose e trasferirsi a Cellole di San Gimignano, provincia di Siena e diocesi di Volterra: non è un luogo a caso, ma è la sede toscana della stessa Comunità fondata da Enzo Bianchi che però in questo modo perde qualsiasi “connotazione monastica”.

Come spiega Alberto Melloni su Repubblica, la tenuta di Cellole viene ceduta in comodato a Enzo Bianchi accompagnato da 3-4 confratelli che verranno considerati ancora “monaci extra domum”. Nasce tutto dalla spaccatura nei mesi scorsi tra il fondatore, alcuni dei suoi fedelissimi compagni e la restante componente di 80 monaci “laici”: il Vaticano ha tentato di ricomporre la frattura, ordinando anche l’allontanamento di Bianchi da Bose, ma nulla è stato possibile fino a questo ultimo, definitivo pesante, decreto in favore della stragrande maggioranza della Comunità che aveva invocato l’intervento della Santa Sede per placare l’emergenza interna.

L’ULTIMATUM DEL VATICANO

Come ha spiegato Avvenire, i tentativi di ricomporre in maniera informale tutte le incomprensioni createsi tra il fondatore di Bose e il nuovo priore Luciano Manicardi erano stati avviati già nel 2019. Esiti inefficaci, dialogo quasi inesistente tra le parti in conflitto e polemiche anche mediatiche sollevate negli scorsi mesi, hanno portato il Vaticano alla svolta formale del decreto di allontanamento. Neanche l’invio dei delegati vaticani ha risolto la situazione e un primo ordine di allontanamento – accettato da Padre Bianchi con le dichiarazioni «Siamo disposti, nel pentimento, a chiedere e a dare misericordia» – è stato sostanzialmente inascoltato: ancora oggi Enzo Bianchi vive a Bose in un eremo distaccato, senza avere particolari legami con il resto della comunità (spiega ancora l’Avvenire).

«Lunedì 8 febbraio 2021 la nostra Comunità è stata chiamata a compiere un atto di fiduciosa obbedienza alla Chiesa, rinnovando la propria gratitudine a papa Francesco per la paterna sollecitudine con cui ha voluto intervenire per curare le ferite di una stagione critica della nostra vita comune», ha scritto la Comunità di Bose in una nota, annunciando la chiusura della Fraternità a Cellole e spiegandone in motivi «Siccome tra le motivazioni addotte da fr. Enzo Bianchi per sottrarsi alla fattiva esecuzione del Decreto e spiegare il suo restare a Bose, nei medesimi locali da lui abitati da oltre un decennio, vi era l’indisponibilità a recarsi in un altro monastero e l’asserita impossibilità a trovare un altro luogo adeguato, la Comunità ha acconsentito alla richiesta suggerita dal Delegato pontificio di rinunciare alla propria Fraternità di Cellole, richiamando a Bose o in altre sue Fraternità i fratelli fino ad oggi presenti a Cellole e cedendo in comodato d’uso quegli immobili, così che fr. Enzo vi si possa trasferire prima dell’inizio della Quaresima, accompagnato da alcuni membri professi che – nella condizione canonica di extra domum ed esonerati dal divieto, disposto dal Decreto singolare, di intrattenere rapporti con fr. Enzo – possano rendere sostenibile la sua permanenza in quel luogo, scorporato ormai ‘da Bose e dalle sue Fraternità», conclude la nota della Comunità.

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