EPATITE ACUTA/ Il pediatra: è una forma ancora sconosciuta, ecco cosa devono fare i genitori

- int. Alberto Oliveti

Cresce la preoccupazione per un nuovo tipo di epatite acuta, di origine ancora sconosciuta, che colpisce i bambini. Il contagio arriva dal Regno Unito e ha già raggiunto anche l’Italia

reparto ospedale torino margherita 2018 lapresse 640x300
Reparto ospedale Regina Margherita di Torino (LaPresse)

C’è preoccupazione per il diffondersi soprattutto in Europa, Italia compresa, dei casi di epatite acuta tra i minori da un mese di età fino ai 16 anni. Gli esperti non sono ancora riusciti a capire di cosa si tratti, si sa solo che l’allarme è partito ancora una volta dal Regno Unito e si è diffuso in tutto il continente. Al momento, i casi accertati sono 169 nel mondo, mentre in Italia sono stati segnalati 11 possibili casi, ma solo due confermati.

Come ci ha detto in questa intervista Alberto Olivetipresidente Enpam (Ente nazionale di Previdenza ed Assistenza Medici) e pediatra, “l’epatite virale ha una storia lunga e mai finita, tanto è vero che ne sono identificate varie forme: la A, ormai quasi del tutto inesistente; la B, che si sta riducendo, mentre per la C esiste un apposito vaccino. La scienza purtroppo ha tempi lunghi, siamo ancora in alto mare, ma potrebbe essere che ci troviamo di fronte a un nuovo tipo di epatite finora sconosciuto”. Secondo il nostro ministero della Salute, non è stato provato alcun legame con il vaccino anti-Covid, ma per l’Oms in 19 casi è stata riscontrata una co-infezione da coronavirus e adenovirus.

Davanti a cosa ci stiamo trovando? E’ già successo in passato che esplodessero casi di epatite fino ad allora sconosciuta?

Ce lo conferma la storia stessa delle epatiti, una storia lunga, classificata con varie lettere dell’alfabeto, dalla A ad altre che sono venute alla ribalta successivamente. Normalmente sono di genere virale. L’epatite A è praticamente scomparsa, la B si sta riducendo, contro la C è a disposizione il vaccino. Questa è una nuova forma di epatite che non si riesce ancora a inquadrare bene: qualcuno ipotizza sia legata all’adenovirus, altri lo escludono. Siamo in piena fase di studio.

Secondo l’Oms, se proprio l’adenovirus è tra le possibili cause, non ci si spiega la gravità dei casi clinici. Cosa si intende esattamente per adenovirus?

Sono virus che possono causare diverse malattie, come quelle collegate a raffreddori, bronchiti o polmoniti. Le infezioni da adenovirus sono comuni e di solito provocano una malattia lieve. Ma attenzione, gli adenovirus non causano l’epatite, che è invece una complicazione rara.

Qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che possa trattarsi di una co-infezione tra coronavirus e adenovirus. Potrebbe essere?

Qualcuno lo ipotizza, ma sembra poco sicuro che ci sia questo collegamento. Siamo di fronte a un agente ancora sconosciuto. La storia delle epatiti dimostra come in realtà non c’è una definizione, oltretutto l’adenovirus ha una carica bassa, cosa non tipica delle epatiti. La scienza purtroppo ha bisogno di tempo, siamo ancora in una fase iniziale.

Come mai colpisce i minori, con età compresa fra un mese di vita e i 16 anni? E perché si presenta in forma così acuta?

Per quello che riguarda l’Italia, in un solo caso si è reso necessario il trapianto di fegato. Non abbiamo ancora certezze. Fortunatamente l’epatite virale di solito si auto-risolve da sola, anche se in un 10% dei casi può portare al trapianto del fegato.

A cosa devono stare attenti i genitori per capire se si tratta o meno di una infezione di epatite?

L’epatite si manifesta con sintomi specifici e sintomi generali. Quelli generali possono essere mal di pancia, vomito, disturbi gastrointestinali con febbre, malessere e debolezza. I sintomi specifici sono quelli legati al fatto che il bambino diventa itterico, quindi giallo. Con accertamenti di laboratorio si vede l’innalzamento di tutti gli enzimi che si trovano nel fegato legati alle cellule del fegato stesso. Indicano che si sono rotte queste cellule in misura maggiore di quello che è il normale ricambio delle cellule nel fegato.

E’ sufficiente chiamare il pediatra?

Se il bambino diventa itterico, va isolato, perché può essere infettivo. Se la causa è un agente virale, probabilmente è contagioso, ma non sappiamo se ciò è legato alla predisposizione del paziente. In ogni caso è una malattia infettiva: se diventa giallo, giusto contattare il pediatra di riferimento, ma la cosa migliore è ricoverarlo in un reparto di malattie infettive.

(Paolo Vites)

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA