Eric Caumes/ Infettivologo choc: “Giovani si contagino, così immunità di gregge”

- Carmine Massimo Balsamo

Eric Caumes, capo del dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Pitié-Salpêtrière, accende il dibattito: “Rischiamo un’epidemia ingestibile”

Eric Caumes
Le parole di Eric Caumes (BFM)

Giovani positivi al coronavirus volontariamente per sviluppare l’immunità di gregge e superare l’emergenza sanitaria: questa la teoria dell’infettivologo Eric Caumes, tema di dibattito nelle ultime ore in Francia. Intervistato da Le Parisien, il capo del dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Pitié-Salpêtrière ha chiarito: «Penso che sia necessario lasciare i giovani liberi di contagiarsi, a condizione che non vedano genitori e nonni. Così parteciperanno all’immunità di gregge e sarà molto importante in vista dell’inizio dell’anno scolastico e della ripresa delle Università». Negli ultimi giorni in Francia è stato registrato un aumento di casi positivi, con numerosi cluster che hanno spinto le autorità a imporre l’uso delle mascherine in determinati luoghi. «Potrebbe non essere politicamente corretto», ha ammesso Caumes, che ha messo in risalto le difficoltà nell’obbligare i giovani ad indossare le mascherine e nel vietare loro di radunarsi, specialmente in estate.

Eric Caumes choc: “Giovani si contagino, così immunità di gregge”

La proposta di Eric Caumes ha acceso il dibattito nel mondo sanitario, anche se l’infettivologo sembra avere le idee abbastanza chiare, anche a proposito dei rischi: «Senza l’immunità di gregge, i giovani saranno un serbatoio di contaminazione e finiremo con un’epidemia ingestibile». Non mancano ovviamente le controindicazioni, considerando che anche i ragazzi potrebbero sviluppare forme serie di coronavirus. E, come era lecito aspettarsi, Caumes ha ricevuto una sfilza di critiche: «È un’idea straordinariamente cattiva: dovremmo vivere in mondi sigillati, con rigidità in base all’età, è del tutto folle. I giovani incontrano continuamente persone di tutte le età», il giudizio dell’epidemiologa Catherine Hill ai microfoni di BFM TV. Bruno Mégarbane, capo dell’unità di terapia intensiva medica e tossicologica dell’ospedale Lariboisièr, ha invece sottolineato che ci sono prove che questo sistema non sia l’ideale: «In Svezia, dove hanno contato sulla circolazione spontanea del virus, l’immunità non è così elevata ed il numero di decessi riferito alla popolazione è molto più importante che in altri paesi europei».

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