Erica Astrea “Soffro della sindrome di pesce”/ “Il mio corpo puzza di marcio”

- Davide Giancristofaro Alberti

Erica Astrea è una ragazza italiana originaria di Caserta, che soffre della sindrome di pesce, una malattia rarissima dai risvolti importanti soprattutto dal punto di vista psicologico

sindrome pesce 2020 iene
Erica Astrea e la sindrome del pesce (Le Iene)

Erica Astrea è una delle sole 15 persone che in Italia soffrono di trimetilaminuria (TMAU), detta anche sindrome da odore di pesce. In poche parole, il suo corpo non riesce a degradare una specifica molecola maleodorante, leggasi la TMA, ed emettendola provoca un odore sgradevole, appunto, di pesce marcio. Erica è divenuta famosa per le sue interviste al programma di Italia 1 “Le Iene”, e negli scorsi giorni ha chiacchierato anche con il freepress Leggo, raccontando la sua vita complicata: «Se dovessi descrivere la mia vita con una parola – le parole della 35enne originaria di Teverola, in provincia di Caserta – sceglierei “rinuncia”, soprattutto ad una vita “normale”». Erica spiega quindi nel dettaglio cosa le succede durante il giorno: «Il mio corpo non è capace di degradare una molecola maleodorante (TMA) che si accumula nell’organismo e viene espulsa attraverso la sudorazione, la saliva, l’urina, il respiro e le secrezioni vaginali, provocando quale effetto l’emanazione di cattivo odore simile a quello del pesce marcio. Da qui il nome della sindrome».

ERICA ASTREA E LA SINDROME DI PESCE: “NON ESISTE UNA CURA”

La TMAU compare fin dalla nascita, ma si evidenzia soprattutto quando il piccolo viene svezzato o quando inizia ad ingerire dei determinati cibi: «Io non sentivo il mio odore – ha raccontato ancora la 35enne casertana – e anche i miei genitori ne erano assuefatti al punto da non notarlo. Ma non era raro che le persone attorno mi indirizzassero frecciatine parlando di igiene personale». A quel punto Erica aveva iniziato a lavarsi di continuo: «Mi lavavo in modo compulsivo, arrivando a fare anche dieci docce al giorno». La scoperta di essere malata avvenne solo cinque anni fa: «Un giorno, avevo 30 anni, il mio ex fidanzato mi ha detto che in determinati momenti emanavo un odore simile a quello del pesce marcio. Così abbiamo iniziato ad indagare e siamo arrivati alla TMAU attraverso un test effettuato presso il centro di ricerca dell’Università di Messina, coordinato dalla dottoressa Antonina Sidoti. All’epoca era l’unico in Italia, oggi ce ne sono anche a Roma, Napoli e Bologna». Purtroppo per Erica e per gli altri 14 casi diagnosticati in Italia, non esiste una cura, e l’unico metodo per limitare i danni è quello di seguire una precisa dieta eliminando cibi come carne, pesce, uova, legumi, lievito e cereali: «Particolare accortezza dedico all’igiene del corpo, ma è fondamentale anche il supporto psicologico. Chi soffre di Tmau tende ad isolarsi – conclude – avere pensieri estremi: anche io ho vissuto e vivo tutt’ora momenti difficili».

© RIPRODUZIONE RISERVATA