Ermal Meta/ I ricordi della dittatura in Albania: “Pericoloso ribellarsi”

- Rossella Pastore

Ermal Meta ospite ad Amici: il cantautore di origini albanesi racconta in un’intervista il periodo peggiore della dittatura comunista.

Ermal Meta
Il cantautore Ermal Meta

È appena uscito Uno, il nuovo singolo di Ermal Meta dedicato all’inclusione che il cantautore barese presenterà questa sera ad Amici su Canale 5. Lo si potrebbe descrivere come un pezzo autobiografico, in cui Ermal racconta la sua esperienza di uomo diviso tra due terre. Formalmente due ‘nazioni’, ma la verità è che l’Italia e l’Albania – il paese di cui è originario – distano solo 70 chilometri di mare. E poi il cielo è ‘uno’, così come canta nella sua canzone, anche se non sempre e non ovunque è così terso. In particolare, prima della rivoluzione albanese avvenuta quando lui aveva soltanto 12 anni, il cielo era stranamente plumbeo: “Le rivoluzioni nascono sempre da un’esigenza, dalla mancanza di qualcosa. Quel giorno rimasero a terra 13 persone. Ma in quei momenti c’era la volontà di cambiare; la gente era stanca, stufa, perché non c’era più niente da perdere”.

Ermal Meta racconta la dittatura in Albania

A partire dalla sua esperienza in Albania, Ermal Meta ha maturato diverse consapevolezze e convinzioni che tutt’ora porta avanti con fierezza. Per esempio, a differenza di alcuni dei suoi colleghi più apertamente ‘schierati’, Ermal afferma di non sentirsi affatto di sinistra. La dittatura che ha vissuto era quella comunista, e lui parla con cognizione di causa. In realtà, però, non si definisce nemmeno di destra: semplicemente, ha una visione politica che è solo sua e che rifiuta di incasellare. Più nello specifico, riguardo alla dittatura, Meta racconta: “Quando la vivi non la percepisci, non la senti.

La dittatura la vedi quando riesci a guardare fuori dalla finestra e vedi che c’è qualcosa di diverso, finché sei dentro non ci fai caso. In quegli anni i confini erano completamente blindati e anche la tv italiana era vietata, eppure il segnale arrivava, siamo distanti solo 70 chilometri di mare. Chi si ribellava alla dittatura veniva immediatamente messo a tacere. A mio zio è andata bene: faceva il pittore, è stato arrestato decine di volte con l’accusa di deridere i capi del regime all’interno dei suoi quadri. Loro ci vedevano qualcosa di strano; è un miracolo che non l’abbiamo ammazzato, lo saccagnavano di botte e poi per fortuna usciva”.

Il talento di Ermal Meta

Molto bella e ispirante anche la sua definizione di talento: Ermal Meta ha trovato occasione di emergere qui in Italia, dove ha conquistato pubblico e critica soprattutto partecipando a diverse edizioni del Festival di Sanremo. “Il talento se non viene esercitato è qualcosa che ti frustra, credo molto nella parola volontà. La costanza è l’attitudine che mi ha permesso di emergere: conta più la disciplina del talento”.

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