Esame avvocato 2020, praticanti protestano/ “Nessuna novità da governo su data prove”

- Silvana Palazzo

Esame avvocato 2020, praticanti protestano a Milano: “Nessuna novità da governo su data prove”. Dalla Calabria parte una lettera per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

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Immagine di repertorio (Foto: LaPresse)

I praticanti avvocati chiedono di svolgere l’Esame di Stato. Si sono riuniti nel pomeriggio di sabato 27 giugno in piazza della Scala a Milano lamentando i mancati riscontri del governo alle loro richieste. «Da tre mesi a questa parte, oltre 20.000 giovani praticanti avvocati hanno chiesto al Governo e alle istituzioni un intervento volto a regolamentare le problematiche connesse alle sessioni 2019 e 2020», hanno dichiarato i manifestanti. Se infatti per le altre categorie di professionisti sono state disposte delle modalità di abilitazione alternative, come il superamento delle prove orali da remoto, per la categoria dei praticanti avvocati è stato emanato un solo intervento, contenuto nell’articolo 254 del Decreto Rilancio, il quale dispone solo la ripresa delle correzioni degli elaborati scritti sostenuti nel dicembre 2019. Ma non c’è alcun riferimento alle tempistiche e a modalità certe di correzione, quindi hanno indetto una manifestazione per chiedere di poter svolgere l’esame di abilitazione alla professione forense rimasto bloccato a causa del lockdown.

ESAME AVVOCATO 2020, PRATICANTI MANDANO LETTERA A BONAFEDE

Visto che gli esami di Stato per i praticanti avvocati sono ancora in alto mare, in quanto il governo non ha ancora deciso le linee guida per la prova scritta di dicembre, un gruppo ha mandato una lettera al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Peraltro si sta pure accumulando ritardo nelle verifiche delle prove della sessione dell’anno scorso. «A Genova, che corregge gli elaborati scritti dei praticanti di Reggio Calabria, sono stati corretti appena 71 elaborati su 508, e Venezia, che corregge Catanzaro, non ha nemmeno comunicato le percentuali di correzione», segnala Raffaele Bellocco a LaC News24. A questo si aggiunge poi l’incertezza più grande, quella sul futuro: «Ancora oggi non sappiamo se sosterremo la prova in presenza o da remoto». Per questo i praticanti del Foro di Palmi si sono uniti ai colleghi di altri Fori calabresi per elaborare la lettera che hanno poi trasmesso al Guardasigilli, nella speranza di un riscontro.

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