20 studenti suicidi, fallito l’esame per l’università/ Follia ed errori informatici

- Niccolò Magnani

India, 20 studenti suicidi dopo aver fallito l’esame di ammissione all’Università: la follia collettiva, la “cultura”, il valore della vita e gli errori informatici

Scuole in India
Scuola in India (LaPresse, 2019)

Non si può morire per un esame sbagliato, qualsiasi esso sia. Quanto avvenuto in India – dove una ventina di studenti si è suicidato per aver fallito un esame di ammissione – fa scattare l’immediata reazione in tutti di una follia, di una totale disapprovazione di una conseguenza presa volontariamente senza alcuna attinenza con la concezione che in Occidente conferiamo alle pur importanti attività scolastiche e gli impegni-esami di cui è costellato il mondo del lavoro. Eppure, dietro quella incredibile e gravissima “scelta” presa da alcuni studenti nello stato di Telangana vi è una ancor più radicata concezione di vita e rapporto con i “fallimenti” inevitabile in qualsiasi esistenza umana. Su un milione di studenti dello Stato indiano di Telangana che hanno sostenuto gli esami scolastici, circa 300mila hanno fallito le prove e 21 di essi ha deciso di togliersi la vita per il disonore di non esser riuscito a tener fede ai propri obiettivi e, molto probabilmente, alle attese delle famiglie che riponevano nell’istruzione l’unica modalità di uscire dalla povertà assoluta e dall’anonimato di larghe aree della popolazione indiana.

IL TEST, IL SUICIDIO E IL VALORE DELLA VITA

Oltre al danno enorme anche la beffa ancora più assurda: dopo i controlli effettuati a seguito dei 20 suicidi avvenuti in India, si è scoperto che alcune bocciature erano frutto di un errore informatico. I ministri del Governo sostengono come nonostante il mancato funzionamento di alcune prove corrette, solo una piccola parte degli studenti bocciati è rimasto vittima dell’errore: «la percentuale di fallimenti è comunque più alta rispetto alla media» fanno sapere dal Governo di Telangana e da quello centrale di Nuova Delhi. Il primo ministro Chandrashekhar Rao ha voluto rassicurare gli studenti di tutta l’India provando ad invertire una tendenza purtroppo culturale e “tradizionale” da secoli nelle convinzioni indiane: «fallire in un esame non significa fallire nella vita. La vita è preziosa. Anche se fallite un esame, ci sono altre possibilità». Molti genitori si sono lamentati dopo la notizia dei 20 suicidi non solo per l’orrore di quanto successo ma perché senza “falla informatica” è impossibile ritenere come una così alta percentuale, dopo una media di voti assai buona prima degli esami finali, abbia potuto fallire i propri esami scolastici. Oltre alla concezione “culturale”, in India un secondo problema rende molto difficile l’accesso degli studenti all’Università e ai masters: «Soltanto il 2 per cento degli studenti che completano il ciclo superiore riescono a superare gli sbarramenti, una percentuale inferiore persino a quella di Harvard», riporta il Corriere della Sera dopo l’assurdo “abominio” di quello che dovrebbe per tutti, nessun umano escluso, valere come primario valore non negoziabile, la vita stessa.



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