SPAGNA/ Ecco perché Zapatero elogia l’Islam

- Fernando De Haro

Nell’incontro avuto con Erdogan, il primo ministro spagnolo ha elogiato l’influenza islamica nella penisola iberica. Come mai questa mossa da parte di un laicista come lui? Ecco le ragioni per cui ora è importante per Zapatero mostrarsi un partigiano dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea

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Lunedì Zapatero ha consumato insieme al primo ministro turco, Tayyip Erdogan, il pasto che interrompe ogni giorno il digiuno del Ramadan.

Erdogan ha appena superato la guerra che gli è stata fatta, tramite la Corte Costituzionale, dai settori più laici del suo paese, e Zapatero, che ha voluto essere un ospite educato, si è mostrato orgoglioso dell’influenza dell’Islam in Spagna. La politica culturale dei governi di sinistra, sia nella Regione andalusa che a Madrid, ha creato il mito di un Islam tollerante ed erede fedele del mondo classico. È una forma di laicismo che pone in questione la capacità creativa del cristianesimo.

La discussione sull’eredità dell’Islam in Spagna è una discussione complessa e otto secoli di dominazione musulmana hanno avuto esiti altrettanto complessi: i momenti più brillanti del califfato omayyade hanno ben poco a vedere con la barbarie dei secoli undicesimo e dodicesimo.

Per evitare le opposizioni muro contro muro che piacciono tanto a Zapatero, si può senz’altro riconoscere che espressioni culturali di alcuni periodi della presenza islamica rappresentarono un contributo interessante, anche se in qualche caso meno originale di quanto si pensa. Per esempio, recenti studi sulla Mezquita (moschea/cattedrale) di Cordova pongono in rilievo come la sua architettura sia stata in gran parte copiata da chiese siriane.

In questo momento, tuttavia, la cosa più importante per Zapatero era mostrarsi, come si è mostrato, un partigiano dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, senza peraltro fare alcun accenno alla reciprocità in materia di libertà religiosa.

I rapporti della Commissione Europea rivelano che in Turchia la libertà religiosa, soprattutto nelle sue manifestazioni pubbliche, è una questione ancora irrisolta. Zapatero, che è isolato internazionalmente e che ha ottenuto uno scarsissimo risultato con il suo progetto Alleanza di Civiltà, si vede obbligato alla gratitudine verso Erdogan, uno dei pochi leader internazionali che lo hanno appoggiato

Si crea così il grande paradosso: l’alleanza del laicista presidente del governo spagnolo con un islamista moderato.

Nessun problema, quindi, a riconoscere i contributi passati dell’Islam, ma il punto oggi è che, nell’affrontare la questione delle relazioni con i paesi musulmani, uno statista non può difendere i diritti civili, dei quali tanto parla Zapatero, senza riferirsi al principio di reciprocità. Come ha fatto Sarkozy all’Eliseo davanti al Papa.

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