NOMINE UE/ Mauro: niente D’Alema, l’“orologiaio” Van Rompuy e Ashton i nomi giusti

- Mario Mauro

A Bruxelles ieri sera sono stati designati il Presidente del Consiglio e il ministro degli esteri Ue: il belga Herman Van Rompuy e l’inglese Catherine Ashton. Due nomi di grande spicco e giusti per la nuova Europa

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In vista dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, i capi di Stato e di governo europei si incontrati ieri a Bruxelles per nominare le alte cariche dell’Ue. Era stata preannunciata come una delle solite riunioni interlocutorie in cui per fare un piccolo passo avanti occorrono lunghe ore di negoziati, e quindi ancora giorni o settimane per raggiungere un accordo definitivo.

Le posizioni sembravano essere ancora distanti, sia tra i capi di Stato e di Governo, sia all’interno dei partiti politici. Non sembrava chiaro ancora nemmeno a quale parte politica spettasse la poltrona di Presidente del Consiglio e a chi quella di mister PESC (Ministro degli esteri Ue). Sembrava che l’appoggio a D’Alema da parte dei socialisti fosse scontato, con Martin Schulz che più volte aveva esternato la sua predilezione per l’ex premier italiano. I mugugni su D’Alema arrivavano tutti dagli altri schieramenti politici, sebbene l’appoggio del Governo italiano, di colore avverso, costituiva un importante biglietto da visita.

Nulla di tutto questo si è avverato: Massimo D’Alema è stato sì bocciato, ma non dai popolari, bensì dagli otto Capi di Stato socialisti riunitisi in forma privata. Il Candidato socialista a Ministro degli Esteri era Catherine Ashton, fino a ieri sera Commissario al Commercio estero Ue. A quel punto i giochi erano fatti con il popolare belga Herman Van Rompuy che diventava in serata il primo Presidente permanente del Consiglio dell’Unione europea. Bene così, anche se la nomina di Massimo D’Alema avrebbe giovato molto all’Italia sia in termini di equilibri interni al paese, sia per il prestigio internazionale.

Il Presidente e l’Alto Rappresentante assumeranno le loro funzioni il 1º dicembre, quando entrerà in vigore il Trattato di Lisbona. La macchina europea stavolta ha funzionato perfettamente. Nessun ritardo per l’entrata in vigore del Trattato, solo alcune prevedibili divergenze politiche e formali, ma in generale c’è stata un’inaspettata brama da parte di tutti di vedere finalmente il riavviarsi di un progetto politico ormai da troppo tempo in frigorifero. Complimenti al Primo Ministro svedese Fredrik Reinfeldt, il cui paese detiene la presidenza semestrale del Consiglio, che ha magistralmente trovato una sintesi tra le esigenze di tutti e 27 i paesi dell’Unione.

L’Europa ha scelto le persone giuste. Per presentare il nuovo presidente Herman Van Rompuy basta citare il soprannome che la stampa belga gli ha affibbiato da quando è primo Ministro, “l’orologiaio dei compromessi impossibili”. Cattolico, moderato, atlantista, è colui che ha restituito la convinzione di una coesistenza possibile a un paese in pieno disfacimento. Perfetto per un’Europa che è abituata a sognare in grande, ma che fino a oggi ha agito soltanto per mezze misure.

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