AFGHANISTAN/ Il commento su Facebook di un alpino ucciso: “credo solo nella morte”

- La Redazione

 Alcuni dei messaggi postati sulla bacheca di Facebook del militare ferito e di uno di quelli uccisi.

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Alcuni dei messaggi postati sulla bacheca di Facebook del militare ferito e di uno di quelli uccisi.

«Mi sono rotto di stare qua in Afghanistan, non si capisce nulla»: è il messaggio lasciato sulla propria bacheca di Facebook, il 3 ottobre, da Luca Cornacchia, il militare rimasto ferito nell’attentato di stamattina a Farah, in Afghanistan, lo stesso in cui hanno perso la vita 4 alpini in forza al 7/o reggimento alpini di stanza a Belluno, uccisi alle 9.45 locali: il caporal maggiore Gianmarco Manca, il primo caporal maggiore Francesco Vannozzi, il primo caporal maggiore Sebastiano Ville e il caporal maggiore Marco Pedone. Tra gli altri messaggi, quello rivolto ai propri compagni: «tranquilli cuccioli vi riporto tutti a casa…», alla moglie, «amore sei la mia vita…» e quello in cui, sotto la foto di un soldato che dà la mano a un bambino del posto recita: «non importa quando doniamo ma quanto amore mettiamo in quello che doniamo».

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Messaggi brevi, di disincanto e profonda delusione: è quanto si legge nella bacheca di Francesco Vanozzi, uno dei 4 militari che hanno perso la vita. Brevi frasi in cui si evince l’ossessione che aveva nei confronti della sabbia, oltre tre citazioni militari: «Si vis pacem, para bellum»; «Non so con quali armi combatteremo la Terza guerra mondiale, ma nella Quarta useremo sassi e bastoni»; «Io non credo nel paradiso; credo nel dolore, credo nella paura, credo nella morte».

 

 

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