NUOVA ZELANDA/ Dispersi in mare, li trovano sani e salvi dopo i loro funerali

- La Redazione

Erano finiti alla deriva all’inizio di ottobre, dopo una traversata in mare a bordo di una barca a remi in alluminio. E di loro non si era saputo più nulla. Nonostante due mesi di ricerche che si erano rivelate inutili. Al punto che, come scrive Repubblica, i tentativi di ritrovarli sono stati interrotti ed erano già stati celebrati i loro funerali. Ma a sorpresa sono stati ritrovati ancora in vita

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Foto Ansa

Erano finiti alla deriva all’inizio di ottobre, dopo una traversata in mare a bordo di una barca a remi in alluminio. E di loro non si era saputo più nulla. Nonostante due mesi di ricerche che si erano rivelate inutili. Al punto che, come scrive Repubblica, i tentativi di ritrovarli sono stati interrotti ed erano già stati celebrati i loro funerali. Ma a sorpresa sono stati ritrovati ancora in vita.

ALLA DERIVA PER 50 GIORNI – I protagonisti della singolare vicenda sono due 15enni, Filo Filo e Samuel Perez, e il 14enne Edward Nasau, originari di Atafu, uno dei tre atolli dell’arcipelago neozelandese Tokelau, nel sud dell’Oceano Pacifico. I teenager sono stati salvati da un peschereccio per tonni dopo essere finiti alla deriva per 50 giorni. I tentativi di ritrovarli erano da tempo stati interrotti, certificandone inoltre la morte. I pescatori li hanno avvistati quindi al largo delle isole Figi, a 1.420 chilometri da Tokelau. Il capitano in seconda del peschereccio, Tai Fredricsen, ha rivelato a Radio New Zealand: «Erano gravemente scottati dal sole, ma in realtà hanno avuto bisogno di semplice pronto soccorso, cioè della crema per alleviare le bruciature». In Nuova Zelanda infatti siamo alla fine della primavera. Drammatica l’assenza d’acqua da bere che ha afflitto i ragazzi per 50 giorni.
 

 

 

«UN VERO MIRACOLO» – Ma nonostante questa situazione, i «naufraghi» non si sono lasciati prendere dallo sconforto. Il loro unico pasto, nei due mesi in cui sono andati alla deriva, è stato un gabbiano, che hanno catturato divorandone le carni crude, e alcuni pesci. Il peschereccio, in rotta verso la Nuova Zelanda, è pronto per sbarcare i tre ragazzi a Suva, la capitale delle Figi, dove saranno visitati in ospedale. «E’ assolutamente un miracolo che i ragazzi siano stati visti», ha dichiarato il primo ufficiale del peschereccio per tonni, Tai Fredricsen. «Stavano andando alla deriva in un’area dove generalmente le navi non si inoltrano mai».
 

BRUCIATI E DISIDRATATI – La storia della loro straordinaria impresa di salvataggio è emersa solo 24 ore dopo che la Nuova Zelanda ha iniziato a piangere la morte dei 29 minatori intrappolati nelle cave di carbone. I ragazzi, come scrive il Daily Mail, sono stati trovati a nord-est delle isole Fiji dopo essere andati alla deriva per circa 1.000 miglia nell’oceano dal piccolo atollo di Atafu. Molto magri, disidratati e bruciati dal sole, erano d’altra parte in condizioni di salute relativamente buone. L’equipaggio del peschereccio per tonni, il «San Nikunau», li ha nutriti e ha curato le loro scottature, e riportandoli alle isole Fiji.
 

 

 

PESCI E GABBIANI CRUDI – Per 50 giorni sono sopravvissuti cibandosi di pesce crudo che sono riusciti a catturare e hanno inoltre mangiato un gabbiano, sempre crudo, che si era posato sulla loro barca di alluminio. Alcuni acquazzoni hanno fornito loro un po’ d’acqua, ma nei tre giorni precedenti il loro ritrovamento erano così disperatamente privi di acqua dolce che hanno bevuto quella marina. «Non c’è cosa peggiore che potessero fare», ha dichiarato Fredricsen, in quanto il sale accelera la disidratazione. «Mi hanno chiesto se il fatto di avere mangiato un gabbiano crudo può avere causato loro dei problemi e io ho spiegato loro che è stata una buona idea, migliore di quella di cibarsi di pesce crudo che può avere aumentato la loro sete».
 

FOLLE AVVENTURA – I ragazzi erano finiti alla deriva nell’oceano dopo avere tentato di attraversare le circa 60 miglia che separano due piccole isole. Quando non sono arrivati a destinazione dopo quella che gli isolani hanno definito come una folle avventura, sono state lanciate delle ricerche massicce. Ma a renderle difficili è stata la mancanza di informazioni sulle reali intenzioni dei tre ragazzi. Si sapeva solo che avevano cercato di acquistare carburante per il loro motore fuoribordo e che, non trovandolo, avevano deciso di proseguire remando, ma si ignorava quale fosse effettivamente la loro direzione.
 

(Pietro Vernizzi)


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