WIKILEAKS ITALIA/ Biloslavo: ora i file di Assange “inguaiano” Prodi e la sinistra

- int. Fausto Biloslavo

Impazzano i file riservati diffusi da Wikileaks. Accolti, in Italia, dai “lo avevamo detto” della sinistra. Ma secondo FAUSTO BILOSLAVO l’opposizione farebbero meglio ad aspettare…

prodi_preoccupatoR400
Romano Prodi (Imagoeconomica)

«Su 250mila documenti annunciati da Wikileaks, ne sono stati pubblicati solo alcune centinaia. Gli altri usciranno a ondate nelle prossime settimane. Prima di scandalizzarsi per le notizie emerse su Berlusconi, i politici italiani d’opposizione farebbero meglio ad aspettare». Lo afferma l’inviato di guerra, ed esperto di Afghanistan, Fausto Biloslavo, nel corso di un’intervista a ilsussidiario.net, a poche ore dall’uscita dei primi file sul sito di Julian Assange. Presto arriveranno altri rapporti riservati, relativi agli anni 2006-2010, di cui alcuni riguarderanno il periodo del governo Prodi. Biloslavo in particolare è in grado di rivelare in anteprima il contenuto del documento inviato dall’ambasciata americana di Kabul subito dopo la liberazione di Daniele Mastrogiacomo nel 2007.

Biloslavo, come valuta i “file italiani” pubblicati domenica sera da Wikileaks?

Innanzitutto, va chiarito che quelli usciti sul web non sono tutti e 250mila i file annunciati da Julian Assange, ma soltanto alcune centinaia. Gli altri, come è stato precisato sul sito di Wikileaks, saranno pubblicati con il tempo, e riguarderanno non solo fatti recenti ma il periodo 2006-2010. Mi fanno un po’ ridere quindi i politici italiani d’opposizione che si scandalizzano per quanto è emerso sulla figura di Berlusconi. Forse farebbero meglio ad aspettare, è vero che per quanto riguarda l’Italia finora sono stati pubblicati due cablogrammi (i i documenti riservati inviati dalle ambasciate Usa al Dipartimento di Stato, ndr) relativi al 2010. Ma ce ne sono altri in arrivo relativi al periodo del governo Prodi. Ride bene chi ride ultimo, e lo si capirà nelle prossime settimane.

Non è stupito per le indiscrezioni sui rapporti tra Putin e Berlusconi?

Francamente non ho visto niente di nuovo e trascendentale, alla fine quello che è venuto fuori si sapeva già ed è stato solo messo nero su bianco. Più che autentiche novità, al massimo ho trovato dettagli interessanti per il gossip. Reputo molto più significativi altri documenti sottovalutati o non visti. Come quelli sull’incontro tra il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il capo del Pentagono, Robert Gates, che parlano di rischio bombardamento dell’Iran da parte degli israeliani. O il cablogramma sulla Turchia, alleato dell’America, in cui gli Usa si dicono preoccupatissimi per la deriva fondamentalista di Erdogan.

Ma tornando all’Italia, lei ritiene che emergeranno file anche su esponenti del centrosinistra?

Sì. In particolare, potrebbe emergere tutto quello che c’è stato dietro al sequestro di Daniele Mastrogiacomo e alla sua liberazione. In quell’occasione l’ambasciata Usa a Kabul inviò al Dipartimento di Stato a Washington dei cablogrammi feroci: leggerli sarebbe davvero interessante. Io all’epoca mi trovavo in Afghanistan e ne conosco i contenuti. Il documento è relativo al 2007, e fa parte del periodo coperto dai 250mila documenti di Wikileaks. Dovrebbe quindi saltare fuori prossimamente, insieme ad altri cablogrammi.

 

Che cosa dicevano con esattezza?

 

So per certo che esprimevano forte irritazione e forte preoccupazione da parte degli Usa per la gestione del sequestro portata avanti dal governo Prodi, che ha comportato la liberazione di cinque comandanti talebani in cambio di Mastrogiacomo. Fortunato lui che ne è venuto fuori bene, altri sono stati decapitati. Ma è stata la prima volta che sono stati liberati dei prigionieri talebani. E gli americani criticavano fortemente questa scelta.

 

E se invece Wikileaks continuasse a occuparsi solo del governo Berlusconi?

 

Questo lo vedremo, finora del resto il primo «pacchetto» di file è andato soltanto contro gli Usa e l’Occidente.

 

Facendo il gioco di chi?

 

Facendo il gioco di chi si considera se non un nemico, un avversario o quantomeno un antagonista dell’Occidente. Sulla Russia Wikileaks non ha pubblicato praticamente nulla, sulla Cina ha scritto solo che ha infiltrato i computer occidentali, cosa che già si sapeva. Anche se, d’altra parte, Israele finora non è mai stato colpito da Assange, anzi alcuni file tornano a vantaggio di Tel Aviv, come quello sull’Arabia Saudita che chiede agli Usa di bombardare l’Iran. Inoltre, accanto alle migliaia e migliaia di documenti di Pentagono e Segreteria di Stato Usa, usciti su Wikileaks, non ce n’è uno solo della Cia.

 

Quale di questi quattro soggetti ritiene che ci sia veramente dietro a Wikileaks?

 

 

Potrebbero essere tutti e quattro, anche se con implicazioni diverse. Dopo una gioventù come hacker anarcoide, Assange ha iniziato questa avventura parecchi anni fa, probabilmente in buona fede e pensando alla trasparenza e alla verità, in modo anche un po’ idealistico. Poi, quando il suo sito stava per chiudere perché non aveva più finanziamenti, è successo qualcosa. Assange ha iniziato a ricevere migliaia di file riservati, e per di più parecchi soldi. Consentendo a Wikileaks di funzionare e ad Assange di nascondersi, perché nei suoi confronti c’è un mandato di cattura internazionale.

 

La versione ufficiale parla di un militare che gli avrebbe fornito i file…

 

Io non credo a questa favoletta. Qui ci sono tantissime persone che ci hanno lavorato, stiamo parlando di circa mezzo milione di documenti, e soprattutto il sito si poggia su una struttura tecnica e su un server che ormai ha una ramificazione internazionale per non farsi chiudere, comportando un costo non indifferente. Da dove arrivano questi soldi? Per Assange, dalle donazioni da 20 dollari l’una grazie a cui è arrivato a un milione di dollari. Vorrei vedere il bilancio di Wikileaks, nero su bianco, poi ne parliamo.

 

Quindi chi ha fornito questi soldi secondo lei?

 

La manina «generosa» di qualche struttura internazionale, che magari anche senza che Assange lo sappia con certezza si serve di Wikileaks. Se la Cina vuole finanziare Wikileaks non fa certo avere un assegno a nome di Hu Xintao, li fa avere in un’altra maniera. Fatto sta che l’operazione di Wikileaks non ha nulla a che fare con il giornalismo vecchio stile, siamo di fronte a una vera e propria operazione di PsyOps, cioè di guerra psicologica. Sono d’accordo con Guido Olimpio quando dice che chiunque adesso potrebbe passare dei documenti a Wikileaks e mettere nel piatto qualcosa per danneggiare un Paese avversario, o un nemico interno.

 

(Pietro Vernizzi)

 

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori