KATRINA/ Bush: La mia foto in volo sopra New Orleans? Un errore enorme

- La Redazione

George Bush ha «confessato» che farsi fotografare mentre l’Air Force One sorvolava le zone devastate dall’uragano Katrina è stato un «enorme errore»

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George Bush ha «confessato» che farsi fotografare mentre l’Air Force One sorvolava le zone devastate dall’uragano Katrina è stato un «enorme errore». La foto fu scattata nel 2005, mentre il presidente degli Stati Uniti rientrava a Washington, ed è stata diffusa in tutto il mondo. Ma conteneva un messaggio profondamente sbagliato.
 

Bush lo ha ammesso nel corso di un’intervista per presentare il suo nuovo libro. La prossima settimana uscirà infatti negli Stati Uniti la sua autobiografia «Decision Points». Per aumentare le aspettative, negli ultimi giorni sono state diffuse numerose anticipazioni sul volume, con indiscrezioni fornite in anteprima alle agenzie di stampa. Tra le altre, quella in cui Bush ha ammesso di avere autorizzato il «waterboarding», una forma di tortura, nel corso degli interrogatori degli ideatori dell’11 settembre.
 

Mentre nel corso di un’intervista concessa al giornalista della Nbc, Matt Lauer, che andrà in onda questa settimana, Bush ha riconosciuto di avere sbagliato quando accettò di farsi riprendere dai fotografi mentre osservava da un finestrino del suo aereo presidenziale in volo i disastri causati dall’uragano Katrina su New Orleans nel 2005. Lo scatto diede agli americani l’impressione della distanza tra il presidente e i problemi in cui affondava New Orleans. E rafforzò quindi le critiche di inefficienza nei soccorsi. Bush e il suo governo federale furono molto criticati per la gestione inadeguata dell’emergenza causata da Katrina. I soccorsi giunsero in ritardo e migliaia di persone rimasero per giorni isolate o abbandonate al loro destino. L’opinione pubblica lamentò anche la scarsa presenza sul territorio di George Bush.

 

 

"FUORI DAL MONDO" – Pressato dalle domande del giornalista Matt Lauer, Bush ha ammesso esplicitamente di avere commesso un errore comunicativo e se ne è assunto le responsabilità. «Lasciami prendere la tua foto, che abbiamo visto di più nell’ultimo paio d’anni della tua presidenza – ha esordito Lauer -. Tu sei seduto nell’Air Force One, durante il volo di ritorno verso Washington. Stai viaggiando proprio sopra New Orleans e guardi fuori dal finestrino». «Sì, un errore enorme», si lascia sfuggire senza mezzi termini Bush. «Sì. In quel momento entra la stampa e scatta la foto. E ti fa apparire così fuori dal mondo…», lo incalza il giornalista. «Distaccato e incurante», ammette l’ex presidente, che poi però prova a chiudere il discorso: «Non voglio domande su questo argomento».

"DOVEVO ATTERRARE" – Ormai però è tardi, e Lauer gli chiede: «Di chi era la colpa?». «E’ stata colpa mia – ribatte Bush -. Voglio dire, sono io che sarei dovuto oppormi, chiedendo: “A, non scattatemi la foto; B, atterriamo a Baton Rouge, in Lousiana; C, non avviciniamoci neppure all’area del disastro finché siamo in volo”. Stabilendo che, dopo essere ripartito da Baton Rouge, dovevo recarmi con la stampa a Washington in un centro di comando. Ecco perché dico che è stata colpa mia». «Nel suo libro lei scrive: “Quando la foto è stata pubblicata, ho capito immediatamente che sarebbe stata un problema”», gli ricorda l’anchorman.

 

«Ovviamente – prosegue Bush -. Avevo già abbastanza esperienza per saperlo con esattezza quando la foto è stata pubblicata. E il motivo per cui non siamo atterrati in Louisiana è stato perché ero preoccupato che le persone impegnate nei primi soccorsi sarebbero state distratte dal loro lavoro e che di conseguenza sarei stato criticato. Con il senno di poi, tuttavia, avrei dovuto atterrare a Baton Rouge, incontrarmi con il governatore e camminare per le strade, dicendo: “Sono qui per ascoltarvi, noi capiamo le vostre difficoltà. E aiuteremo lo Stato della Louisiana e i governi locali con tutte le risorse necessarie”. A quel punto, avrei dovuto prendere un volo per Washington. Non lo ho fatto. E ho pagato un prezzo per questo».
 

 

 

Subito dopo l’uragano Katrina, Bush toccò infatti il minimo storico della sua popolarità tra gli elettori americani, in un momento drammatico per l’intera Louisiana. Katrina è stato uno dei cinque uragani più distruttivi della storia degli Stati Uniti, ha registrato il record assoluto in termini di danni economici ed è stato uno dei peggiori come numero di morti provocati. È stato il sesto più forte tra quelli che si sono scatenati nell’oceano Atlantico e il terzo tra quelli che hanno colpito le coste degli Stati Uniti.

 

Katrina ha causato devastazioni lungo buona parte degli Stati confinanti con il Golfo del Messico, lungo la Costa del Golfo degli Stati Uniti. Vittime e danni alle infrastrutture si sono concentrati a New Orleans, in Louisiana, che è stata inondata quando il sistema di argini che difendeva la città si è rivelato inadeguato. L’uragano ha provocato distruzioni attraverso l’intera costa del Mississippi e in Alabama, fino a 160 chilometri dal centro della tempesta.

 

 

Katrina si è formato all’altezza delle Bahamas il 23 agosto 2005 e ha attraversato il sud della Florida, facendo vittime e allagando quei luoghi prima di scatenarsi con il massimo della sua forza nel Golfo del Messico e diventando uno dei più devastanti uragani registrati nell’oceano. Il mattino del 29 agosto l’uragano si è diretto prima nel sud della Louisiana e poi al confine tra Louisiana e Mississippi. L’aumento del livello delle acque ha allagato la Costa del Golfo degli Stati Uniti, distruggendo le città di Waveland, Bay Saint. Louis, Pass Christian, Long Beach, Gulfport, Biloxi, Ocean Springs e Pascagoula nel Mississippi.

 

In Louisiana sono stati 50 i punti in cui le dighe non hanno retto. Negli argini di New Orleans si sono aperte delle fenditure e l’80% della metropoli è rimasto allagato. Almeno 1.836 persone sono morte per colpa di Katrina, rendendolo il più grave negli Stati Uniti dal punto di vista del numero dei morti dopo l’uragano Okeechobee del 1928. Si stima che l’uragano abbia causato danni per 81,2 miliardi di dollari, diventando il più grave disastro naturale della storia degli Stati Uniti in termini economici.


(Pietro Vernizzi)


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