JULIAN ASSANGE/ Intervista al Time: Spaventato dalla reazione dei media

- La Redazione

Julian Assange, intervistato dal settimanale Time, spiega che «il segreto è importante in molte cose», ma non negli affari di Stato. Nel corso di un colloquio svoltosi lunedì su Skype, nel corso della quale l’hacker australiano ha chiesto tra l’altro le dimissioni del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, Julian Assange ha risposto alle domande del giornalista, che gli ha chiesto tra l’altro se ci fossero casi in cui il segreto potrebbe essere un vantaggio nella diplomazia o negli affari globali

assange_wikileaksR400

JULIAN ASSANGE – Julian Assange, intervistato dal settimanale Time, spiega che «il segreto è importante in molte cose», ma non negli affari di Stato. Nel corso di un colloquio svoltosi lunedì su Skype, nel corso della quale l’hacker australiano ha chiesto tra l’altro le dimissioni del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, Julian Assange ha risposto alle domande del giornalista, che gli ha chiesto tra l’altro se ci fossero casi in cui il segreto potrebbe essere un vantaggio nella diplomazia o negli affari globali. Julian Assange ha, ovviamente, conquistato i titoli di prima pagina dei quotidiani di tutto il mondo rendendo pubblici i cablogrammi diplomatici americani che sarebbero dovuti rimanere privati e segreti, mettendo in imbarazzo il Dipartimento di Stato e i leader di tutto il mondo. Ma il segreto ha il suo posto, ha dichiarato Julian Assange. «Noi teniamo segreta l’identità delle nostre fonti, per esempio – ha rivelato Julian Assange -, anche a costo di grandi sofferenze». Ma, ha aggiunto Julian Assange, il segreto «non dovrebbe essere utilizzato per nascondere gli abusi».

E a chi gli chiedeva se intendesse rivelare i patti segreti di Cina e Russia, come Wikileaks ha fatto con l’America, Julian Assange ha dichiarato: «Sì, certo. Infatti, noi crediamo che siano le società più chiuse ad avere le maggiori potenzialità di portare avanti le riforme». E come scrive il Time, Julian Assange sembrava «rinfrancato, se non sopraffatto, dalla risposta ottenuta finora dalla pubblicazione dei file di domenica sera. «L’esame minuzioso da parte dei media e la loro reazione è così tremenda che arriva a eclissare la nostra capacità di comprenderli». Ma Julian Assange ritiene che ci sia un cambiamento in atto, aggiungendo che «c’è una tremenda riorganizzazione in corso nel modo di vedere diversi Paesi». Nel corso della sua intervista di 36 minuti con il Time, Julian Assange ha spiegato che rivelare gli abusi può portare a un cambiamento positivo in due direzioni.

CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE LA SINTESI DELL’INTERVISTA AL TIME DI JULIAN ASSANGE
 

 

 

JULIAN ASSANGE – Per Julian Assange, quando le organizzazioni che compiono gli abusi finiscono sotto i riflettori pubblici, «hanno solo due possibilità». La prima, ha dichiarato Julian Assange, «è sottoporsi a un processo di riforma in modo da poter essere orgogliosi dei loro sforzi, e del fatto di manifestarli al pubblico». La seconda scelta, ha proseguito Julian Assange, «è di chiudersi al mondo esterno e di balcanizzarsi, e come risultato, ovviamente, smettere di essere efficienti come erano prima. Per me questo è un risultato molto positivo, perché le organizzazioni possono sia essere efficienti, aperte e oneste, sia essere chiuse, cospiratorie e inefficienti». Ciò che Julian Assange ha lasciato non detto, ma chiaramente implicito nel suo discorso, è che le organizzazioni del secondo tipo con il tempo falliscono. E gli Stati Uniti a quale delle due categorie fanno parte? «Stanno iniziando a diventare più chiusi» come società e il loro «grado relativo di apertura probabilmente è culminato nel 1978, e da allora purtroppo ha iniziato a declinare», ha commentato Julian Assange.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori