WIKILEAKS ITALIA/ Dafna Linzer (Reporter): sono inutili “segreti”, ma chi “muove” Assange?

- int. Dafna Linzer

Wikileaks sbandiera la trasparenza dell’informazione. Ma, afferma DAFNA LINZER, è interessante capire chi c’è dietro questa operazione, che vuole rendere pubblici documenti per niente scioccanti

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Credit: Lars Klove

WIKILEAKS ITALIA INTERVISTA DAFNA LINZER – Dafna Linzer ex giornalista del Washington Post dal 2004 al 2008 si è occupata del problema degli armamenti nucleari in Iran, guadagnandosi la Medaglia d’Oro delle Nazioni Unite per i suoi reportage. In passato aveva lavorato come corrispondente dell’Associated Press con servizi che hanno raccontato il terrorismo e i conflitti locali in diverse aree del mondo. In particolare degno di nota è stato il suo reportage sulla ricerca delle armi di distruzione di massa in Iraq. Attualmente lavora per il sito ProPublica, una organizzazione “non profit indipendente che si occupa di giornalismo investigativo nell’interesse pubblico”. ProPublica è stato il primo sito di informazione a vincere il premio Pulitzer per un servizio pubblicato dal New York Times. L’abbiamo raggiunta al telefono per chiedere il suo parere sulla prima ondata di documenti diplomatici pubblicati attraverso il sito Wikileaks.

 
Dafna, i documenti pubblicati su varie testate giornalistiche grazie al sito Wikileaks hanno suscitato molto clamore. Ritiene che sia tutto materiale autentico e autorevole?

Assolutamente sì, su questo non ci sono dubbi, è materiale recuperato non si sa in quale modo ma del tutto autentico.

Che impressione si è fatta leggendoli? Il ministro degli esteri italiani ha detto che questi documenti potrebbero essere “l’11 settembre della diplomazia mondiale”.

Non la vedo assolutamente in modo così drammatico. Da quello che ho letto non ho trovato alcun documento particolarmente scioccante, nessuna notizia orribile o rivelazioni di attività illegali compiute da una nazione o da un’altra. Leggendo quei documenti e conoscendo abbastanza bene il mondo della diplomazia, non riesco a immaginare che tra diplomatici e rappresentanti dei governi si usi un linguaggio diverso da quello che abbiamo potuto leggere sui documenti diffusi da Wikileaks. Un conto sarebbe se ci fossero dichiarazioni ufficiali del ministro degli esteri italiano o francese. Allora sarebbe diverso, ma invece questo tipo di dichiarazioni non ci sono, almeno nel materiale pubblicato fino ad adesso. Gli unici che possono provare un po’ di imbarazzo sono i diplomatici che appartengono all’amministrazione Obama e alla precedente, quella di George W. Bush, ma anche per loro non ho letto nulla che possa danneggiare seriamente il governo americano.

Wikileaks ha dichiarato che i diplomatici americani hanno spiato le Nazioni Unite, che sono delle vere e proprie spie.
 

Queste sono parole assurde, che fanno veramente pensare su che cosa sia davvero Wikileaks. Io non riesco a capire al momento che cosa rappresenti Wikileaks, tutta questa storia infatti non ha molto senso. Tutti sappiamo che all’interno delle Nazioni Unite ci sono spie di quasi ogni paese del mondo, così come tutti sappiamo che nessun diplomatico americano sarebbe in grado di fare, in termini di spionaggio, quello che invece la CIA sa fare mille volte meglio. Io credo che in queste ore alla sede della CIA si stiano facendo della gran belle risate. Davvero il governo americano non ha bisogno di qualche diplomatico per fare azione di spionaggio. Se vuole farlo.

Quale pensa che sia il vero scopo di un sito come Wikileaks? Che cosa vuole raggiungere?

Questa è una domanda interessante, anzi credo che sia “la” domanda da farsi in questi giorni. Io non capisco esattamente cosa stia succedendo. Tutta questa storia, come ho detto, non ha senso. Il motivo che sta alla base di Wikileaks dovrebbe essere la trasparenza, così dicono loro. Ma la domanda che io mi faccio è: come fanno a ottenere informazioni così riservate? Come giornalista, io vorrei saperlo, sono davvero curiosa. In realtà, io credo che oltre a Wikileaks ci siano altre organizzazioni dello stesso tipo. Wikileaks al momento è la più conosciuta, quella che vuole farsi conoscere maggiormente, ma ce ne sono molte altre e la gente non ne è al corrente.

Documenti che dicono che l’Arabia Saudita abbia chiesto agli Stati Uniti di attaccare l’Iran, possono creare scompiglio fra i paesi islamici?

Questi sono i documenti che come dicevo prima possono creare imbarazzo ai diplomatici americani. Perché i diplomatici non avrebbero dovuto passare al governo comunicazioni confidenziali da loro ricevute. Ma allo stesso tempo, non è un segreto per nessuno al mondo che paesi come l’Arabia Saudita siano preoccupati dell’Iran. In fin dei conti, questi documenti stanno rivelando più di quanto la gente voglia o abbia bisogno di sapere. Le relazioni fra i paesi islamici di quell’area non potrebbero essere peggiori di quello che già sono, gli iraniani non hanno avuto bisogno di leggere questi documenti per sapere che i sauditi vorrebbero porre fino al loro governo.

Per lei, quello di Wikileaks è vero giornalismo?

No, non è giornalismo. La loro è solo attività di pubblicazione, che poi i giornali di tutto il mondo convertono in articoli di giornalismo. Wikileaks fa pubblicazione, non informazione. Nei prossimi giorni verranno resi noti altri documenti, sarà interessante vedere che cosa conterranno.

Cosa ne pensa delle rivelazioni sul presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, “troppo impegnato a fare feste”?

Credo che possa essere interessante  per gli italiani aprire un po’ gli occhi sul loro presidente del consiglio attraverso il modo in cui lo vedono i diplomatici americani. E’ interessante ad esempio capire perché i diplomatici americani siano preoccupati della relazione tra Berlusconi e Putin. Che cosa rappresenta questo rapporto tra i due per la sicurezza internazionale? E poi bisogna dire questa cosa: nessuna rivelazione dei diplomatici americani ha compromesso in alcun modo le relazioni fra Stati Uniti e Italia. Questi diplomatici hanno solo dimostrato di aver fatto il loro lavoro, il lavoro di un diplomatico. Si è cioè dimostrato che l’America è preoccupata, ma in senso buono, per l’Italia. Ecco perché bisogna avere dei diplomatici le cui informazioni non sono in grado di rovinare nessuna alleanza che sia davvero una forte alleanza, come quella tra Italia e Stati Uniti. E così è stato.

 

(Paolo Vites)

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