SIMONE RENDA/ Bancario muore in un carcere messicano. Poliziotti e magistrati rinviati a giudizio in Italia

Otto cittadini messicani sono stati rinviati a giudizio per l’omicidio di un bancario di Lecce, morto in carcere dopo esser stato sottoposto a trattamenti disumani.

20.12.2010 - La Redazione
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I – Otto cittadini messicani sono stati rinviati a giudizio per l’omicidio di un bancario di Lecce, morto in carcere dopo esser stato sottoposto a trattamenti disumani.

Simone Renda, un bancario di 34 anni, morì in un carcere messicano il 3 marzo del 2007. Il decesso avvenne a causa dei trattamenti disumani e degradanti ai quali fu sottoposto. Arrestato per un presunta infrazione amministrativa, rimase in cella per 42 ore consecutive senza acqua, cibo e luce.

Colpito da un infarto, il primo marzo, fu lasciato senza assistenza. Era stato arrestato per atti contrari alla pubblica decenza; per essere uscito dalla propria camera d’albergo in mutande in cerca  d’aiuto. Ora otto persone, tra magistrati e poliziotti messicani, sono stati rinviati a giudizio dal gup del Tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato, con l’accusa di omicidio volontario.

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Gli otto messicani sono il giudice qualificatore Hermilla Valero Gonzales, gli agenti della polizia turistica del municipio di Playa del Carmen – comune nel quale il bancario si trovava in vacanza – Francisco Javier Frias e Josè Alfredo Martinez, il responsabile dell’ Ufficio ricezione del carcere di Playa del Carmen, Gomez Cruz, i vicedirettori del carcere Pedro May Balam e Arceno Parra Cano, le guardie carcerarie Luis Alberto Arcos e Najera Sanchez Enrique. E’ la prima volta, In Italia, che viene applicata la Convenzione di New York del 1988 che prevede, in caso di soprusi del genere, che agli accusati venga applicata la giurisdizione della vittima.

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