L’INTERVISTA/ Il ministro turco: riformiamo lo Stato per dare più libertà ai cristiani

«Libertà religiosa dei cristiani in Turchia». Lo rivela il ministro turco EGEMEN BAGIS, sottolineando che il governo Erdogan si sta impegnando su questo fronte

22.12.2010 - int. Egemen Bagis
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Il monastero turco di Sumela riaperto da Erdogan

«Le riforme per incrementare la libertà religiosa dei cristiani in Turchia sono importanti nell’ottica di una trasformazione del Paese, ma ancora più importante è il cambiamento di mentalità dei cittadini musulmani». E il governo turco di Recep Tayyip Erdogan si sta impegnando in entrambe le direzioni, come rivendica in un’intervista a Ilsussidiario.net il ministro degli Affari europei e capo negoziatore della Turchia, Egemen Bagis. Tra le novità un inasprimento delle pene per il reato di discriminazione contro le minoranze religiose, una campagna per favorire la tolleranza e la riapertura di chiese e monasteri chiusi da un centinaio di anni. Un’intervista, quella rilasciata da Bagis , che tocca temi scottanti come i rapporti tra Islam, Stato e società, la lotta al terrorismo fondamentalista, i rapporti con l’Unione europea, le rivelazioni di Wikileaks e la rottura dei rapporti diplomatici con Israele.

Ministro Bagis, in che modo il governo turco si sta impegnando per tutelare la libertà religiosa dei cristiani?

La libertà religiosa è saldamente garantita dalla Costituzione e dall’attuale legislazione. In linea con la nostra tradizione di tolleranza religiosa, ci stiamo occupando dei problemi dei nostri cittadini appartenenti a diverse fedi religiose, con i quali è in corso un dialogo continuo e costruttivo. Il Gruppo di Monitoraggio per le Riforme, composto da quattro Ministri, vale a dire il Ministro per gli Affari Europei e Capo Negoziatore, il Ministro degli Affari Esteri, il Ministro della Giustizia e il Ministro dell’Interno, è diventato uno strumento molto attivo e un importante meccanismo nella supervisione del processo di riforma politica.
 

Il nostro Governo ha stabilito un dialogo diretto con i nostri cittadini di fedi e credenze diverse. Si tengono riunioni periodiche con i rappresentanti delle comunità religiose per affrontare i loro problemi. Queste comunità comprendono ebrei, siriani cattolici, siriani ortodossi, armeni ortodossi, greci ortodossi, bulgari ortodossi, georgiani cattolici, armeni cattolici, armeni protestanti, cattolici caldei e cattolici latini. Quest’anno si sono tenute due riunioni generali che hanno visto la partecipazione dei rappresentanti di 11 diversi gruppi religiosi.
 

Una circolare su questo tema è stata emanata dal Primo Ministro Erdogan nel maggio 2010. Egli ha dato disposizioni alla burocrazia di trattare con compassione i problemi dei nostri cittadini di diverse fedi.
 

C’è stato un considerevole progresso in termini di rafforzamento del clima di tolleranza e di comprensione reciproca. Una cerimonia religiosa si è tenuta il 15 agosto 2010 a Maçka, Trabzon, nello storico monastero di Sumela, che era rimasto chiuso per 88 anni. Un’altra cerimonia religiosa si è tenuta il 19 settembre 2010 nella chiesa armena di Surp Hac, sull’isola di Akdamar nel lago di Van. Queste cerimonie si sono tenute dopo decenni. A Sumela, la cerimonia religiosa è stata officiata dal Patriarca Bartholomeos il quale ha affermato di essere molto lieto di prendere parte ad un evento storico che simboleggia pace e tranquillità per l’umanità.
 

Tra i recenti sviluppi, in conformità con la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, c’è stata la decisione, presa all’unanimità dall’Assemblea delle Fondazioni, di trasferire l’orfanotrofio di Büyükada al Patriarcato greco-ortodosso. L’orfanotrofio è stato ceduto al Patriarcato il 29 novembre 2010.

E che cosa intendete fare contro le discriminazioni ai danni dei cristiani?

 

 

Nel frattempo, la task force antidiscriminazione, istituita dal Gruppo di Monitoraggio per le Riforme, sta preparando una legge quadro, in conformità con l’acquis comunitario, contenente le definizioni di discriminazione diretta e indiretta; sta conducendo uno studio per aumentare le pene per i reati a sfondo discriminatorio, inoltre, sta iniziando una campagna nazionale contro la discriminazione.

Il Patriarcato greco-ortodosso esercita le sue funzioni nelle sue proprietà, provvede al mantenimento delle sue chiese ed è trattato con il massimo rispetto. Il Patriarcato svolge le sue attività religiose liberamente. Inoltre, conduce rituali religiosi in importanti luoghi, in varie parti della Turchia.
 

Non c’è nessuna interferenza da parte delle autorità turche nella nomina del clero all’interno del Patriarcato. I metropoliti stranieri avranno l’opportunità di essere nominati membri nel Santo Sinodo del Patriarcato. Alcuni metropoliti greco – ortodossi non turchi, che fanno parte del Patriarcato, hanno fatto domanda per ottenere la cittadinanza turca. Finora dodici di loro l’hanno ottenuta. Le riforme sono importanti nell’ottica del cambiamento, ma ancora più importante è il cambiamento di mentalità in Turchia. Negli ultimi otto anni, è emersa in Turchia una società più tollerante.

 

Che cosa farete per rendere cristiani e musulmani uguali sotto tutti i punti di vista, e non solo sulla carta?

 

Il nostro Governo e le nostre istituzioni continueranno i loro sforzi per migliorare la protezione della libertà religiosa e il pieno godimento di tutti i diritti e le libertà fondamentali da parte di tutti gli individui senza discriminazioni. Continueremo a portare avanti un dialogo costruttivo con i nostri cittadini di diverse fedi religiose e faremo del nostro meglio per occuparci dei loro problemi attuali. Oggi, in Turchia, esistono 315 luoghi di culto appartenenti ai nostri cittadini di fedi diverse, compresi 85 tra chiese, sinagoghe e monasteri. Questi luoghi di culto sono amministrati dalle loro rispettive associazioni o fondazioni.

Il Consiglio delle Fondazioni, il massimo organo decisionale del Direttorato Generale per le Fondazioni DGF), è stato riorganizzato per accogliere 15 membri eletti a rappresentare vari gruppi di fondazioni. Uno di questi membri rappresenta le fondazioni della comunità non musulmana. Come Governo turco, uno dei nostri obiettivi principali è quello di incoraggiare ulteriormente la comprensione reciproca, mettendo i nostri cittadini nelle condizioni di vivere in armonia e praticare liberamente la loro religione.

 

La tolleranza e la convivenza fra fedi diverse appartiene alla storia della Turchia. Come tenere vivi questi valori, in una fase in cui il fondamentalismo sembra prevalere?
 

 

 

Il sistema dei millet (confessioni religiose, Ndr) nell’Impero Ottomano aveva creato un’atmosfera tollerante che ha permesso a diverse religioni di coesistere pacificamente al suo interno per molti secoli. Per un considerevole periodo di tempo, vari gruppi religiosi, musulmani, cristiani, ebrei, hanno vissuto insieme nell’Anatolia, in un’atmosfera di tolleranza. L’Impero Ottomano, conosciuto come Impero della Tolleranza, permetteva al suo popolo di godere di un’atmosfera più tollerante rispetto alla sua controparte europea. In questo senso, l’Impero Ottomano ha rappresentato una storia di successo nel creare una società tollerante.
 

Per esempio, il sultano Mehmet II, dopo la conquista di Istanbul, aveva permesso il funzionamento indipendente del Patriarcato greco-ortodosso. Ancora più interessante è il fatto che egli abbia posto le basi per la fondazione della Chiesa armena, che non era ammessa nell’epoca bizantina. Entrambe le Chiese operano ancora attivamente dopo 600-700 anni. Non è stata una coincidenza che gli ebrei esiliati dalla Spagna nel XV secolo si siano rifugiati nell’Impero Ottomano.

Come Governo turco, uno dei nostri obiettivi principali è quello di incoraggiare ulteriormente la comprensione reciproca, mettendo i nostri cittadini nelle condizioni di vivere in armonia e praticare liberamente la loro religione. La Turchia, in quanto stato secolare, salvaguarda la libertà di religione, credo, coscienza e convinzione , attraverso la Costituzione e la legislazione ordinaria. Tuttavia, ci sono state volte in cui abbiamo rilevato mancanze nell’applicazione di queste leggi. Nell’ultimo decennio, la Turchia ha intrapreso un serio processo di riforma. Questa trasformazione socio-economica sta continuando. Molte delle riforme realizzate per innalzare gli standard di vita dei nostri cittadini sono in linea con il percorso di ingresso nell’Unione Europea. Un certo numero di queste riforme sono legate alle libertà religiose.

Nel combattere il fondamentalismo islamico, c’è il pericolo che la lotta si trasformi in aggressione nei confronti dei musulmani e conduca all’aumento dell’islamofobia. Per prevenire ciò, bisogna distinguere tra movimenti terroristi che portano disaccordo nel mondo e i veri credenti dell’Islam. I principi di base dell’Islam dovrebbero essere spiegati a fondo. Gli insegnamenti dei filosofi islamici come Farabi, Avicenna, Ibn-i Rüşd, Ibn-i Haldun, che hanno largamente contribuito alla diffusione della cultura ai loro tempi, lasciando contributi preziosi per l’umanità, dovrebbero essere insegnati e spiegati. Solo in questo modo, i veri valori islamici possono essere rivelati. La Turchia come stato secolare che contribuisce all’Alleanza delle Civiltà, intraprende ogni sforzo per sostenere la lotta al fondamentalismo islamico.

 

La rivoluzione dei Giovani turchi del 1908 ha trasformato il vostro Paese in uno Stato laico. Che cosa rimane di quella stagione e quale deve essere oggi il ruolo della religione islamica nella società?
 

 

 

La storia della Turchia si è formata parallelamente a quella dell’Europa a partire dal tardo periodo ottomano. Dopo l’istituzione della Repubblica nel 1923, la società turca era stata radicalmente trasformata in diversi ambiti come l’alfabeto, i diritti delle donne, e il secolarismo. Il codice civile svizzero, il codice penale italiano e il codice amministrativo francese sono stati presi a modello per la giovane Repubblica. In questo contesto, la Turchia è cambiata e si è trasformata in uno stato secolare. Le decisioni politiche non sono prese in relazione alle questioni religiose. Tuttavia, in quanto Paese a maggioranza musulmana, questa nazione ha sempre considerato la religione un elemento importante per la società e l’identità turca.
 

D’altra parte, è la tolleranza che rende la nostra società un mosaico di culture e religioni. In realtà, l’Islam non fa nessuna distinzione tra persone di fede diversa. La nostra religione dice: "Per te è la tua religione, e per me è la mia religione". Questo significa che niente è imposto nella religione. Nessuno ha il diritto di intervenire e sfidare le reciproche fedi e credenze. Il nostro Primo Ministro Erdoğan ripete spesso che coloro che hanno fiducia nella propria religione non hanno problemi con il concetto di libertà religiosa. Ciò significa che la religione non è un modello per le istituzioni politiche ma per le questioni sociali e culturali.

 

L’AKP di Erdogan ha chiesto di entrare a far parte del Partito Popolare Europeo. Perché per voi è importante essere ammessi in un partito di ispirazione cristiana?

 

A dire il vero, avevamo fatto richiesta per una piena adesione. Ma c’erano alcuni pregiudizi tra i membri del Partito Popolare Europeo contro la Turchia, e il Partito AK. Alcuni, all’interno del partito, sostenevano che dare uno status di membro a pieno titolo al Partito AK, avrebbe potuto pregiudicare ulteriori dibattiti riguardanti il futuro della Turchia nell’UE. Per questo motivo, abbiamo potuto ottenere solo lo status di osservatori. Anche se non abbiamo ottenuto quello che volevamo,questo è stato un enorme passo avanti, perché è la prima volta che il Partito Popolare Europeo ha finalmente trovato nella Turchia un partner forte e affidabile. E cosa ancora più importante, il PPE, un partito politico transnazionale, radicato per quasi 30 anni nella tradizione cristiano-democratica, ha accettato un partito con valori musulmani.
 

Credo davvero che il Partito AK e il PPE possano avere molti valori in comune e possano avere più successo nel rendere l’Unione Europea più credibile, efficace e forte. E il migliore risultato che possiamo ottenere è l’adesione della Turchia all’UE.

 

Nell’opinione pubblica turca l’ingresso nell’Ue suscita ancora interesse?

 

 

E’ ancora popolare, ma meno rispetto a 3-4 anni fa. La popolazione turca e il nostro Governo sono stati molto infastiditi per i doppi standard e l’ipocrisia degli ultimi anni. Ma ci impegniamo a raggiungere gli standard europei e a fornire ai nostri cittadini le condizioni di una nazione europea. Vogliamo più democrazia e più libertà. Vogliamo essere un Paese moderno in ogni senso e consideriamo i valori su cui si fonda l’Unione Europea come l’unico modo per raggiungere questo obiettivo. Ma non è un errore affermare che la nostra pazienza è messa a dura prova dall’Europa. Non è tollerabile per me e per la mia nazione essere soggetti all’ipocrisia.

 

In un file del 2009 pubblicato da Wikileaks, Israele critica l’Europa per la sua freddezza nei confronti della Turchia. Come valuta questi cablogrammi riservati?

 

Beh… La nostra richiesta di adesione all’UE risale a cinquant’anni fa. Non esiste un altro paese che ha aspettato così a lungo. Se si fa un paragone con il passato, oggi la Turchia è più ricca. Il reddito pro capite è aumentato di otto volte rispetto a otto anni fa. Le leggi della Turchia, la sua lealtà alla democrazia e la sensibilità verso i diritti umani sono oggi superiori a quelli dei paesi leader in Europa. Un recente rapporto sui progressi compiuti, mostra che la Turchia ha fatto progressi in 33 titoli dei capitoli sui diritti. Questo significa che la Turchia progredisce nel modo giusto. Tuttavia, 17 capitoli non possono essere aperti. Abbiamo aperto 13 dei 33 titoli. Ci sono impedimenti su 17 dei rimanenti 20 titoli dei capitoli sui diritti. Questi impedimenti sono imputabili all’Europa, non alla Turchia.

L’Europa dovrebbe essere sincera. La Turchia vuole correttezza nelle negoziazioni, ma al momento non la vediamo. Vogliamo che l’Europa contribuisca in maniera più tangibile alla lotta contro il terrorismo. Quando la Turchia chiede l’estradizione di un terrorista, l’Europa contesta "difetti nella documentazione". Tuttavia, quando la Turchia chiede l’estradizione di un assassino, uno stupratore o un ladro, la documentazione è considerata quasi perfetta. L’insincerità è chiaramente visibile in questo caso.

I cittadini di paesi che non hanno ancora iniziato le negoziazioni con l’UE come la Serbia, il Montenegro e la Russia, entrano nei paesi europei senza il visto. Sebbene la Turchia sia parte del processo europeo dal 1959, abbia con l’Europa il 60% dei suoi scambi commerciali, e sia membro di tutte le istituzioni europee, deve rispettare i requisiti per il visto. C’è dell’insincerità qui. Questo è un caso in cui siamo faccia a faccia con i doppi standard dell’Europa. Gli europei non hanno invitato la Turchia ai summit dell’UE e in seguito hanno affermato, "Dovremmo promuovere il dialogo strategico con la Turchia. L’asse si è spostato?"
 

 

 

Il Primo Ministro turco è stato invitato al summit Ue-Africa come ospite d’onore per tenere un discorso e ha avanzato le proposte di soluzione della Turchia per i problemi dell’Europa. Tuttavia, né il Presidente turco, né il Primo Ministro, o il Ministro degli Esteri sono stati invitati al summit dell’UE a Bruxelles. Questo non ha alcun senso. Se si invita la Turchia al summit con l’Africa e non la si invita ai summit interni all’UE, nessuno ha il diritto di accusare la Turchia di spostare l’asse. La Turchia dovrebbe decisamente essere rappresentata ai summit.
 

L’esempio più palese di doppio standard è la questione di Cipro. Di fatto, il blocco nei confronti dei turchi ciprioti è contrario alle disposizioni dell’Unione Europea. I membri dell’UE presero una decisione all’unanimità, il 24 aprile 2006, che prevedeva di rimuovere il blocco verso la Repubblica turca di Cipro del Nord (RTCN). Solo uno dei 27 membri dell’UE ha implementato questa decisione. Solo i cittadini di uno dei membri dell’UE possono facilmente visitare la RTCN. E questi sono i cittadini della Repubblica di Cipro. La Repubblica di Cipro impedisce agli altri membri dell’UE di avvalersi dello stesso diritto.

 

Quanto sono cambiate le relazioni tra Turchia e Israele nell’ultimo anno e perché?

 

Non è la stessa rispetto a un anno fa. Perché una nave civile è stata attaccata dalle forze israeliane nelle acque internazionali, a 72 miglia dalla costa israeliana. Secondo il diritto internazionale, questo è un reato. Nove civili turchi, uno dei quali era anche cittadino americano, sono rimasti uccisi.

Il solo scopo di questa missione civile era di fornire gli aiuti necessari ai bambini della striscia occupata di Gaza, che sono stati per anni soggetti al blocco illegale e inumano degli israeliani. Le navi trasportano servizi e attrezzature come parchi giochi che riportino i bambini alla loro infanzia. Trasportano beni di prima necessità come medicine e latte in polvere per migliorare la crescita e la salute dei bambini in assenza di vero latte. Questa è senza dubbio una violazione del diritto internazionale che è stata anche ufficialmente riconosciuta dalla Commissione di Investigazione. Qualcuno dovrà pagare e assumersi la responsabilità di quel reato, e quel qualcuno è Israele.

Abbiamo ancora relazioni diplomatiche ma non c’è nessuna relazione ufficiale e nessun contatto ufficiale in questo momento. Non c’è neanche cooperazione militare. Il nostro spazio aereo è chiuso agli aerei militari israeliani. Abbiamo richiamato il nostro ambasciatore che si trova ancora ad Ankara. Dal 31 maggio, giorno dell’attacco alla flottiglia ad oggi non c’è stata nessuna visita ufficiale di Israele alla Turchia, o da parte della Turchia ad Israele.

 

Non esiste quindi nessuna possibilità di riavvicinamento con Tel Aviv?

 

Quando sono scoppiati gli incendi ad Haifa, il nostro Primo Ministro ha immediatamente mandato degli aerei militari per aiutare a spegnere gli incendi, venendo in soccorso alla popolazione israeliana. In seguito, il Primo Ministro Netanyahu ha contattato telefonicamente il nostro Premier Erdoğan per esprimere la sua gratitudine per l’assistenza della Turchia. Ma questo non dovrebbe essere considerato come l’inizio di un processo di normalizzazione delle relazioni. Il nostro aiuto per gli incendi è stato un gesto sentito come dovere umanitario e islamico. Non voleva significare che le relazioni sarebbero tornate alla normalità, la Turchia si aspetta ancora delle scuse e un risarcimento per le vittime. I responsabili del martirio di nove persone devono essere individuati. Innanzitutto, devono essere offerte delle scuse e deve essere pagato un adeguato risarcimento. Noi andiamo incontro solo a chi fa un passo nella nostra direzione. Ma prima vorremmo vedere una mano tesa in modo sincero.

 

(Pietro Vernizzi)


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