NIGERIA/ Il vescovo: così ho convinto i miei giovani a non vendicare il massacro dei cristiani

L’Arcivescovo di Jos (Nigeria) conduce i lettori de IlSussidiario.net in un viaggio nei luoghi simbolo della persecuzione anti-cristiana

29.12.2010 - int. Ignatius Kaigama
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Foto: Ansa

Un sopralluogo nel centro di Jos, la città della Nigeria dove i cristiani sono stati braccati in chiesa dai musulmani proprio la vigilia di Natale. A condurre in esclusiva Ilsussidiario.net nel cuore di uno dei luoghi simbolo della persecuzione anti-cristiana è l’arcivescovo di Jos, Ignatius Kaigama, raggiunto telefonicamente proprio mentre visitava il centro della città devastato dagli attacchi alle chiese. Dopo tre giorni passati nascosto in casa per la paura di essere ucciso dagli estremisti islamici, ieri Kaigama è uscito per la prima volta recandosi in ospedale dove ha incontrato i feriti degli attentati degli estremisti islamici di Boko Haram. E sempre ieri si è saputo che le vittime degli attacchi della vigilia di Natale sono state in tutto 86. L’arcivescovo ha rivelato di avere dovuto convincere i giovani cristiani ad abbandonare la volontà di organizzare rappresaglie e a perdonare i musulmani. Ora nel Nord della Nigeria sta tornando la calma, per merito anche delle parole del Papa durante l’Angelus che hanno avuto ampia risonanza su tutti i quotidiani nazionali e sono state bene accolte dall’opinione pubblica nigeriana.

Arcivescovo Kaigama, com’è ora la situazione nel Nord della Nigeria?

A Jos le persone stanno ritornando a camminare per strada e a riprendere la loro vita come prima. Gli ultimi tre giorni sono stati molto difficili, ma ora la situazione è migliorata.

In quale contesto sono maturati gli attacchi musulmani alle chiese cristiane?

I rapporti tra musulmani e cristiani sono sempre molto problematici. La situazione non è facile perché ci sono stati episodi in cui i musulmani hanno attaccato i cristiani e altri casi in cui sono stati i cristiani ad attaccarli. Soprattutto nel Nord della Nigeria, basta un nulla a scatenare gli scontri. Tutt’ora a Maiduguri, nello Stato di Borno, ci sono tensioni provocate dal gruppo islamico Boko Haram, lo stesso che la vigilia di Natale ha attaccato le chiese a Jos. I cristiani sono molto arrabbiati e tristi, perché sono convinti che gli attacchi con le bombe abbiano distrutto le celebrazioni del Natale. I fedeli della mia arcidiocesi la vedono come un’offesa all’essenza e ai simboli più importanti del Cristianesimo. Al punto che alcuni di loro volevano vendicarsi per quanto è accaduto, anche se per fortuna non lo hanno fatto.

I cristiani in Nigeria sono discriminati da parte dei musulmani?

 

La situazione è diversa in base alle varie aree del Paese. Nella parte meridionale della Nigeria i cristiani sono la maggioranza della popolazione, al contrario del Nord dove i musulmani sono più numerosi. E negli Stati che rappresentano il nucleo della Nigeria del Nord, come Kano, Sokoto, Katsina e Kebbi, i cristiani non godono di pieni diritti. E questo soprattutto da quando è stata introdotta la Sharia come legge dello Stato, a causa della quale la libertà dei cristiani è stata calpestata. Ma da un punto di vista generale non si può affermare che in Nigeria tutti i cristiani siano attaccati o discriminati.

 

 

In molti hanno accusato la polizia di non avere difeso i cristiani dagli attacchi terroristici. E’ stato veramente così?

 

Di recente, quando i cristiani a Jos sono stati minacciati, la polizia ha cercato di difendere tutti i cittadini. Anche se in molti hanno sostenuto che in qualche modo la polizia sta consentendo ai militari di diventare di parte. Nel senso che agenti e soldati cristiani tendono a proteggere solo i cristiani, mentre i poliziotti musulmani proteggono solo i musulmani. Questa è l’accusa di alcune persone e io ritengo che se le cose stanno così questa situazione non è salutare. Voglio però credere che negli sviluppi di quanto accaduto il 24 dicembre, agenti e militari si mostrino imparziali e tentino di offrire protezione a tutti i cittadini e non solo di promuovere il gruppo cui appartengono. C’è un miglioramento nel senso che le forze dell’ordine stanno cercando di proteggere tutte le persone e non solo alcune.

 

 

Chi sono i gruppi radicali che fomentano l’odio in Nigeria?

 

Boko Haram è uno di questi. Ma ci sono anche altri gruppi di estremisti islamici, che vogliono promuovere e difendere la loro religione, anche se non si presentano con una sigla che li renda riconoscibili. Sono impazienti di sostenere l’Islam e di aumentarne il numero di membri. Alla minima provocazione o incomprensione, sono pronti a distruggere, uccidere o bruciare le proprietà.

 

 

Dopo quanto accaduto ritiene che la sua vita sia in pericolo?

 

Tutti in questo momento hanno paura, incluso me dal momento che sono un leader cristiano. E questo nonostante sia un buon amico di molti capi e personalità musulmane di spicco. Ma quando si scatenano gli attacchi ai cristiani sono i giovani a scendere nelle strade. Non sanno e non gli importa di sapere chi sei, si limitano a spararti senza farsi troppe domande. E quindi ovviamente sono preoccupato e devo prendere molto sul serio le misure di protezione personale. Per esempio da quando ci sono stati gli attacchi con le bombe a Jos, non sono mai uscito di casa. Oggi (ieri, ndr) è il primo giorno che visito la città.

 

 

Che cosa ne pensa delle parole che all’Angelus il Papa ha dedicato ai cristiani in Nigeria?

 

Il Papa ha molto a cuore i problemi della Nigeria. Ed è sempre molto in apprensione quando viene a sapere delle uccisioni dei cristiani e delle distruzioni delle chiese. Nel marzo scorso, quando a Jos si erano verificati analoghi attacchi ai cristiani, Benedetto XVI aveva inviato un cardinale da Roma per portarci le sue condoglianze. Mentre in questo momento a Jos come rappresentante del Papa c’è il Nunzio Apostolico, arcivescovo Augustine Kasujja, con cui sono continuamente in contatto. Il Papa desidera molto l’armonia e la coesistenza pacifica tra musulmani e cristiani in Nigeria. Sui giornali nigeriani ho letto diversi articoli dedicati alle dichiarazioni del Papa. E questo significa che il popolo nigeriano ha preso le sue parole molto sul serio e le ha accolte positivamente. Stiamo quindi camminando verso la pace lungo la linea tracciata da Benedetto XVI.

 

 

Ma il perdono è veramente possibile?

 

Non è facile per i cristiani porgere davvero l’altra guancia. Ma io continuo a insegnare il Vangelo del perdono, della riconciliazione e dell’amore a tutti i edeli della mia diocesi. Molti cristiani sono pronti ad ascoltare le parole di Gesù Cristo sul perdono, ma alcuni sono molto arrabbiati e offesi. Noi però continuiamo a predicare loro che il bene deve trionfare sul male, e non viceversa.

 

 

E questa può essere un’opportunità per l’intera Nigeria?

 

Sì, se ci perdoniamo a vicenda sarà possibile la pace in Nigeria. I cristiani dovrebbero quindi porgere la mano ai leader, ai giovani e alle donne islamiche, e i musulmani dovrebbero fare altrettanto. Questo è l’unico rimedio, non le bombe e i fucili.

 

(Pietro Vernizzi)

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