DIARIO HAITI/ Fiammetta: è tra le bande rivali che testimoniamo la nostra presenza

- Fiammetta Cappellini

FIAMMETTA CAPPELLINI da Haiti, scrive una nuova pagina del suo diario e ci racconta cosa succede nell’isola che non conosce pace

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Carissimi,

Come avrete sentito anche ai telegiornali italiani, le notizie di cronaca da Haiti continuano a non essere buone. Le novità più recenti sono che la Commissione Elettorale Provvisoria ha pubblicato i risultati dello scrutinio elettorale, e non sono quelli attesi. I partigiani di uno dei candidati esclusi al prossimo ballotaggio hanno invaso le strade della capitale di buon’ora questa mattina (mercoledì 8 dicembre) e messo la città a ferro e fuoco. La maggior parte delle attività sono bloccate, il centro città inaccessibile, ma anche diversi altri quartieri subiscono la violenza di numerose manifestazioni di protesta, con barricate di pietre e di pneumatici in fiamme, diversi veicoli incendiati e negozi e uffici saccheggiati.

Anche se in parte attesa, questa reazione violenta ci coglie ugualmente in contropiede, in un momento in cui il Paese ha bisogno di tranquillità ed equilibrio per far fronte a ben altri problemi.

Questa violenza diffusa impedisce a molti di lavorare, e non permette a nessuno di farlo secondo il ritmo abituale, mentre l’epidemia di colera continua la sua escalation e i morti ufficialmente riconosciuti oltrepassano le 2.000 unità.

Soprattutto nella capitale, a molti dottori e infermieri è impossibile o estremamente difficile raggiungere il proprio posto di lavoro, proprio mentre migliaia di malati attendono cure urgenti e tempestive, le uniche che possano salvare loro la vita.

 

Si cerca di far fronte a questa ennesima crisi con i mezzi che abbiamo. Chi può, raggiunge i centri di salute piu vicini e si mette a disposizione, anche se magari quello non è il suo posto di lavoro, sperando che qualcun altro abbia fatto lo stesso la dove lui ha lasciato un vuoto.

 

Lo staff AVSI, come molti altri, fa del proprio meglio per non far mancare ai nostri beneficiari il supporto necessario. In questo senso, la scelta di reclutare come staff locale dei giovani provenienti direttamente dai quartieri dove lavoriamo, ci facilita molto: i nostri assistenti sociali sono già in mezzo alla gente, senza dover attraversare la città in preda alla violenza per poter raggiungere “i propri posti”. Certo, siamo molto limitati, ma siamo comunque almeno in parte operativi.

 

Un discorso a parte merita Martissant, uno dei due quartieri della capitale dove si concentrano le nostre attività. Qui da settimane, nel silenzio e nel disinteresse di molti, si consuma un importante conflitto tra bande rivali, per il controllo del territorio, che ha già fatto nove vittime tra i nostri giovani beneficiari. Si tratta di nove ragazzi tra i 14 e i 18 anni che partecipavano a un programma di recupero e reinserimento sociale dopo l’esperienza delle bande armate. Anche diversi bambini sono rimasti feriti in questi scontri a fuoco e i nostri assistenti sociali si prodigano per assisterli negli ospedali e far si che nulla gli manchi perchè possano ristabilirsi al più presto.

 

Una zona di Martissant (Grande Ravine) è attualmente inaccessibile ed è quella l’unica area nella quale abbiamo dovuto sospendere le nostre attività, almeno temporaneamente, per non esporre il personale (ma anche i beneficiari delle attività) a un rischio troppo elevato.

 

La nostra equipe testimonia al solito una grande perseveranza e determinazione, anche di fronte allo stress di questa situazione e anche nei momenti più difficili. Ciò che è di stimolo a tutti, come sempre, è vedere che la nostra gente ci aspetta e vedere quanto il nostro lavoro possa fare la differenza per mamme, bambini e giovani del quartiere. Le tende dei Punti di ritrovo delle mamme allattanti continuano ad essere frequentatissime, come anche quelle delle attività per i bambini, mentre le scuole si avviano agli esami di fine trimestre e alla chiusura natalizia.

 

Le attività psicosociali accusano invece un po’ una pausa di stanchezza: forse la gente dopo la “posa della prima pietra” del nuovo centro si aspettava che il centro stesso si materializzasse da un giorno all’altro… e ora che sanno che ci sarà un nuovo centro hanno meno voglia di partecipare alle attività in tenda…

 

Insomma: abbiamo quasi più gente sul cantiere a vedere come procedono i lavori che nelle tende alle attività, ahimè! Speriamo nella Campagna Tende per incrementare il ritmo dei lavori e concluderli al più presto. Per questo, contiamo su voi tutti, come sempre!

 

Un caro saluto e a presto

 

Fiammetta

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