ATTACCHI AL PAPA/ Nascondono una guerra? La tesi in un articolo di Maurizio d’Orlando pubblicato su AsiaNews.it

- La Redazione

Un articolo di AsiaNews spiega che dietro gli attacchi al Papa e alla chiesa ci potrebbe essere una inquietante strategia di guerra. Promossa da Stati Uniti e Israele

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Un articolo a firma Maurizio d’Orlando, pubblicato sul sito di informazione cattolico AsiaNews.it, prospetta scenari inquietanti dietro la recente ondata di attacchi contro il Papa e la chiesa cattolica. La tesi di un possibile bombardamento sull’Iran, fortemente voluto da Israele e appoggiato dagli Stati Uniti, parte dalla rilevazione della strana coincidenza degli attacchi mediatici dei media dei maggiori paesi occidentali tutti nel medesimo momento. E’ un fatto che lo “scandalo pedofilia” di cui si incolpa la chiesa cattolica e Papa Benedetto XVI in prima persona, per fatti che risalgono quasi tutti a circa 40 anni fa, sia partito tutto in contemporanea. In prima fila il New York Times come ben si sa che ha rilasciato gli interventi più duri contro il Papa, tanto che il Wall Street Journal si è sentito in dovere di sfidare con un editoriale questa serie di diffamazioni.

Oltretutto, precisa d’Orlando, il New York Times si è ben guardato da parlare di casi di pedofilia negli Stati Uniti che coinvolgono invece anche esponenti della religione ebraica, quasi che i soli responsabili di tali atti fossero i preti cattolici. Che poi del 4% dei preti americani accusati, solo l’1% è risultato effettivamente colpevole. Secondo d’Orlandi, dietro tutto ciò c’è una strategia ben precisa. Che parte da una notizia riportata dall’agenzia Reuters il 26 marzo ripresa inizialmente dal Washington Post e poi immediatamente scomparsa da ogni organo di informazione di ogni paese occidentale, nel momento esatto in cui partivano gli attacchi mediatici contro la chiesa cattolica.  

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La notizia riguarda il fatto che lo stato di Israele si sarebbe detto pronto a scatenare un attacco nucleare preventivo contro l’Iran. A questa notizia se ne collega un’altra, anch’essa prontamente scomparsa e mai più ripresa da alcun giornale angolo-americano, che il presidente degli Stati Uniti ha fatto mandare un grosso quantitativo di armamenti nucleari diretti inizialmente  in Israele alla base americana di Diego Garcia, nell’oceano Indiano per un possibile attacco contro l’Iran. Al momento, secondo gli esperti, gli Stati Uniti sono in grado di colpire 10.000 obbiettivi in Iran nel giro di poche ore. Il paese americano si starebbe attivando per prepararsi a un attacco nucleare nel giro di due mesi. 

E la minaccia israeliana è che se non lo faranno loro, ci penserà lo stato di Israele. Il fatto che in Iran siano occupati circa 10.000 cittadini russi e che la Cina sostenga da tempo il paese, offre ovviamente lo scenario a una escalation nucleare mondiale. Per adesso siamo alle nuove sanzioni contro l’Iran, sanzioni che, come nel caso dell’Iraq, sono sempre state un preludio a una possibile guerra. La motivazione dietro questo scenario di guerra, secondo l’articolo di AsiaNews, sarebbe la grave crisi economica in cui versano gli Stati Uniti. Il debito pubblico del paese è destinato, secondo gli analisti, a raggiungere il 400%. Il sistema di potere che controlla i grandi media deve trovare un modo di giustificare l’inevitabile e certa insolvenza che la Riserva Federale e il tesoro di stato americano si troveranno ad affrontare. 

 

 

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La storia, dice Orlando, insegna che molte guerre recenti sono scoppiate proprio dietro a crisi economiche: quella delle Falkland, da parte dell’Argentina in crisi, e quella di Jugoslavia. Ecco perché, secondo Orlando, il Papa e la Chiesa cattolica devono essere attaccati e la loro autorità morale abbattuta ad ogni costo. Ma forse, conclude il giornalista, è solo una coincidenza.

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