TERRORISMO/ La corte di Strasburgo condanna l’Italia per l’espulsione dell’ex imam di Cremona. Dovrà pagargli i danni morali

- La Redazione

Un’altra condanna nel palmares italiano. Dalla Corte Europea di Strasburgo. Questa volta, per aver espulso dal nostro Paese l’ex imam di Cremona. E per averlo ricacciato nella propria terra natia, in Tunisia. Si tratta dell’ex imam di Cremona, Mourad Trabelsi. Il quale era stato condannato sia in Italia che – in contumacia – in Tunisia, per terrorismo internazionale. 

islampreceR375_20gen09

Un’altra condanna nel palmares italiano. Dalla Corte Europea di Strasburgo. Questa volta, per aver espulso dal nostro Paese l’ex imam di Cremona. E per averlo ricacciato nella propria terra natia, in Tunisia. Si tratta dell’ex imam di Cremona, Mourad Trabelsi. Il quale era stato condannato sia in Italia che – in contumacia – in Tunisia, per terrorismo internazionale.

Nella sentenza in cui la Corte di Strasburgo – la Corte europa dei Diritti dell’Uomo –  condanna l’Italia, si legge che «dei fatti seri e accertati giustificavano di concludere che c’era un rischio reale di vedere il signor Trabelsi subire trattamenti (inumani e degradanti) contrari all’articolo 3 (della Convenzione europea dei diritti umani) in Tunisia». In sostanza, non è stato dimostrato che in Tunisia l’ex imam non avrebbe corso il rischio di subire torture. Secondo la Corte, inoltre, l’Italia avrebbe violato l’articolo 34 della Convenzione. Che impone agli Stati membri di non ostacolare l’accesso delle persone fisiche alla propria giurisdizione.

Leggi anche: J’ACCUSE/ Né Dio, né Ragione, la triste storia degli atei che vogliono arrestare il Papa, di G, Amato

L’Italia ha già collezionato otto condanne del genere. Le ottenne nel marzo del 2009 per aver espulso altrettanti cittadini tunisini. Questi erano stati considerati pericolosi per la sicurezza nazionale. Erano coinvolti, infatti, in alcuni gruppi terroristici islamici

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, E SCOPRIRE CHI E’ L’EX IMAM DI CREMONA, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO
 

CHI E’ MOURAD TRABELSI L’EX IMAM DI CREMONA – Mourad Trabelsi, dall’86 viveva in Italia, dove ha tre figli. E dove, assieme a due connazionali, Khalid Kamlich e Noureddine Drissi, progettò un attentato al Duomo di Cremona e alla metropolitana di Milano. I tre, insieme a Faical Boughanemi, facevano parte dell’ organizzazione terroristica «Ansar Al Islam». Un’associazione affiliata ad Al Qaeda, e per questo inserita nella “lista nera” degli Stati Uniti. Questi i motivi che hanno condotto i giudici italiani e tunisini a condannare l’ex imam della moschea di Cremona per terrorismo internazionale. Su richiesta della Tunisia, il ministro Maroni, il 13 dicembre 2008, firmò il decreto di espulsione, dopo che Trabelsi aveva già trsacorso 5 anni in carcere.

 

A rigor di legge, in ogni caso, sembra che le  garanzie che una volta arrivato in Tunisia non gli sarebbe stato torto un capello, erano già state date. Ma la Corte continua a temere per l’incolumità del signor Trabelsi. Non teme che la sua permanenza in Italia, tuttavia, metta a rischio l’incolumità degli italiani. «In passato ci siamo mossi per ottenere dalla Tunisia quelle "assicurazioni diplomatiche" che la Corte voleva a garanzia del rispetto dei diritti umani dei cittadini che venivano rimpatriati. Ma dopo averle ottenute siamo stati condannati ugualmente perché non bastavano più», spiega, infatti, Nicola Lettieri, il magistrato che a Strasburgo difende l’Italia. «Del resto – continua Lettieri – la pericolosità sociale delle persone oggetto di espulsione è accertata. Malgrado questo abbiamo sospeso molti rimpatri di persone che erano sotto "l’ombrello" dell’articolo 39. Ma spesso ne abbiamo perso le tracce».


PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, E SAPERE COSA NE SARA’ DELL?EX IMAM DI CREMONA, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO

Secondo la Corte di Strasburgo, l’Italia non solo dovrebbe tenersi in casa un terrorista pericoloso per l’integrità e l’incolumità fisica dei cittadini. Ma sarebbe tenuta a sborsargli dei soldi, come risarcimento morale. Quindicimila euro. Pagherà, probabilmente. Molto meno probabile sarà il suo ritorno in Italia. Pare, infatti, che l’Italia, al massimo, corra il rischio di un richiamo all’ordine in seno al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, incaricato di sorvegliare l’esecuzione delle sentenze. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori