POLONIA / Le relazioni con la Russia dopo Smolensk

- La Redazione

Con il disastro aereo di Smolensk si apre per la Polonia un difficile periodo  politico, che tuttavia offre imprevedibili sviluppi positivi nei rapporti con la Russia, a partire da una definitiva assunzione di responsabilità per l’eccidio di Katyn

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É difficile descrivere quello che è accaduto qui in Polonia nel periodo di tempo che ci separa dal giorno del tragico incidente aereo del 10 aprile . La sera stessa dell’incidente in cui hanno perso la vita 96 persone le Chiese di tutto il Paese si sono riempite ed è stato un moto spontaneo sorprendente per chi scrive .

Nei giorni successivi tante e tante persone , adulti, giovani e bambini provenienti anche dai più sperduti paesi della Polonia hanno preso posto nell’immensa e lunga coda davanti al Palazzo Presidenziale a Varsavia, per rendere omaggio, con attese anche di 14 ore, al loro Presidente e alle altre vittime della tragedia di Smolensk.

Tanti e tanti, che hanno poi partecipato alla cerimonia e alla Messa che si è tenuta a Varsavia in Plac Pilsudskiego, quella stessa piazza dove il 2 giugno del 1979 Papa Giovanni Paolo II pronunziò una famosa omelia che gettò scompiglio nella nomenclatura di allora, ma che oggi appare ancora più profetica: “ La Chiesa ha portato alla Polonia Cristo, cioè la chiave per la comprensione di quella grande e fondamentale realtà che è l’uomo “………”Senza di lui non è possibile capire la storia della Polonia e soprattutto la storia degli uomini che sono passati e passano per questa terra”. E poi: “ Che scenda il Tuo Spirito e rinnovi il volto della terra, …. Questa Terra!” Queste parole, non a caso ricordate durante la cerimonia dal Presidente del Parlamento Komorowski, sono state “…il punto di riferimento per la Nazione Polacca in questi anni”

In molti hanno anche preso parte ai solenni funerali del Presidente e della consorte a Cracovia, alla presenza di diversi rappresentanti di altri Stati tra cui, molto apprezzata nelle parole del cardinal Dziwisz, la partecipazione del presidente Medvedev per la vicinanza e la commozione con cui la Russia si è avvicinata al dolore del popolo polacco. Senza la chiave interpretativa del cristianesimo, non si può tuttavia comprendere a fondo ciò che è accaduto in questi giorni, questo spontaneo ma quanto mai consapevole, fiero e dignitoso moto di popolo. Un popolo come risvegliato da questo evento così drammatico , da cui è stato scosso alle fondamenta, ancora una volta nella storia, e che ha testimoniato in modo del tutto spontaneo la sua appartenenza alla Nazione polacca, che da oltre un millennio coincide con l’appartenenza al cristianesimo. Come dice ancora Papa Giovanni Paolo II: “É impossibile capire senza Cristo questa Nazione dal passato cosìsplendido e insieme così terribilmente difficile”.

Su quell’aereo vi erano molti che hanno tessuto la storia della Polonia degli ultimi 20 anni, molti che hanno partecipato alla sua liberazione dal comunismo, pagando di persona anche con la privazione della libertà personale, a partire dallo stesso Presidente Kaczynski: non poteva esserci una diversa forma di partecipazione e di rispetto che la mobilitazione spontanea, perché questo è il Dna di questa Nazione.

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Con il ritorno alla normalità, cioè a parlare di presente, di futuro, di politica, di economia, di problemi sociali, della campagna elettorale che incombe, della nomina del nuovo presidente della Banca Nazionale, dei vertici delle Forse Armate ……. insomma dei problemi dei ”vivi”, si vedranno le prime conseguenze di quanto successo…

 

É difficile oggi anticipare cosa succederà. Il clima di compostezza e di unità nazionale ha posto in secondo piano la disputa politica e, in questo doloroso frangente, molti politici hanno auspicato un confronto politico meno sanguigno e più equilibrato, pur nella dialettica tra idee, programmi, azioni e opinioni. L’ex presidente Walesa si è detto convinto che questa tragedia, da lui definita come una “seconda Katyn“, “non sarà passata invano solo se si aprirà , in Polonia, un confronto serio e profondo, anche duro, ma tra uomini veri e liberi“. Il mondo che ruota intorno a Radio Marya appare essere l’unica voce fuori dal coro, avanzando dubbi e domande sulla tragedia e sul comportamento del primo Ministro Tusk e del suo collega russo Putyn .

 

Il comportamente di Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del defunto presidente, sarà determinante per capire gli sviluppi della campagna elettorale, se vorrà candidarsi alla presidenza oppure continuare a guidare il partito PiS. Ma possono emergere altri scenari imprevisti, come le ipotesi di una candidatura di Walesa .

 

Vedremo a breve sul fronte interno se la ferita e la domanda che la tragedia di Smolensk porta con sé rimarrano vive, oppure se ci si fermerà all’elaborazione del lutto senza andare al fondo di quanto accaduto, barattando la ricerca di una risposta e di un senso con una pace politica a buon mercato.

 

Appare invece come una sicura conseguenza dell’accaduto l’atteggiamento, imprevisto ai più, di comprensione e di condivisione che i russi hanno tenuto sin dal primo momento in cui la tragédia di Smolensk è apparsa in tutta la sua dimensione. Più che a una semplice dovuta attività di soccorso, si è assistito ad una partecipazione commossa e sincera da parte russa e delle autorità moscovite, con la proclamazione di una giornata di lutto nazionale. É stata nominata una commissione d’inchiesta, alla quale partecipano anche i polacchi, e il sindaco di Mosca ha messo a disposizione assistenza logistica e psicologica per tutti i parenti delle vittime.

 

 

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Ciò che soprattutto ha colpito, ed è stato sottolineato anche nei vari discorsi commemorativi a Cracovia, è che l’eccidio di Katyn ha trovato, di conseguenza, lo spazio che merita nei rapporti tra i due Paesi e piena visibilità a livello mondiale .

 

Katyn, l’occasione concreta che ha portato la delegazione presidenziale in Russia per celebrare il settantesimo anniversario dell’eccidio di oltre 22.000 ufficiali polacchi da parte dell’NKVD staliniana, può diventare il terreno su cui misurare il mandato che questa tragedia pare consegnare al popolo polacco, non fermando il percorso della riconciliazione, come già ricordava l’On. Mario Mauro in un suo articolo di lunedì 12 aprile u.s

 

Qualche giorno fa è apparsa su Gazeta Wyborcza una lettera aperta del suo direttore Adam Michnik, in polacco e russo, dal titolo: “Quattro giorni dopo la tragedia di Smolensk il presidente russo ha affermato “ ciò che è chiaro è che la fucilazione degli ufficiali polacchi è responsabilità dell’NKVD , quindi di Stalin”.  Prosegue Michnik: “La proiezione del film Katyn di Andrzej Wajda sul canale più popolare della televisione russa, le parole del presidente Medvedev , le parole del Primo Ministro Putin rappresentano la base per i nuovi rapporti tra i due Paesi così come tanti altri gesti di comprensione e condivisione del dolore che i cittadini russi hanno manifestato verso la tragedia.”

 

I polacchi ed i russi hanno condiviso la storia di questa parte dell’Europa, prevalendo alternativamente gli uni sugli nei vari periodi storici; oggi, dal sangue di 70 anni fa e da quello versato sabato 10 Aprile 2010, potrebbe nascere qualcosa di nuovo tra i due popoli e questo potrebbe essere il primo frutto della tragedia di Smolensk.

 

I comportamenti di questo periodo sono una premessa importante , incoraggiante e che fa bene sperare; ciò non toglie che il percorso di riavvicinamento richieda ancora di essere consolidato per arrivare alla elaborazione totale della verità sui fatti di Katyn ( per esempio aprendo gli archivi dei servizi segreti russi.)

 

Solo infatti una verità affermata senza distinguo può rendere liberi uomini e popoli e solo su di essa si può basare il "perdono per il male fatto e commesso“ ; questo appare , oggi, un obiettivo più vicino e realizzabile, anche grazie al sacrificio di questi uomini e di queste donne.

 

(Donato Di Gilio, Varsavia)

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