PAPA/ Dietro l’attacco alla Chiesa ci sono anche questioni di potere?

- Francesco Sisci

«Qual è il punto vero della campagna stampa contro la pedofilia nella Chiesa? Nel tentare di rispondere, dice FRANCESCO SISCI, inviato de La Stampa a Pechino, occorre tener presente che ci sono anche forti questioni politiche

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Qual è il punto vero della campagna stampa contro la pedofilia nella Chiesa? Questo alla fine è il rovello che divide l’opinione pubblica confusa e addolorata, giustamente, per le rivelazioni sugli scandali.

Si tratta di chiedere alla più grande e antica istituzione religiosa del mondo, la Chiesa cattolica, una giusta pulizia radicale su un tema molto delicato che tocca uno degli elementi più importanti della vita della comunità di fede, il rapporto tra il sacerdote, il padre spirituale, e i suoi figli più piccoli e indifesi, i bambini che hanno subito molestie? Oppure si vuole usare tale spinosa questione per lacerare la stessa istituzione cattolica chiedendo direttamente o indirettamente, come hanno fatto alcuni, le dimissioni del Papa, capo religioso di questa istituzione? La domanda è crudelmente politica, come si chiederebbero qui i politici cinesi, e non esamina affatto i gradi di presunto coinvolgimento del Papa in questa vicenda. È anche il principio di verità da perseguire in terra contro un’ideale religioso, il quale ha a che fare con questa terra ma non solo, e si confonde nella persona del papa che è un uomo, ma è anche altro. Le risposte a queste domande variano a seconda della fede o dell’orientamento ideale di ognuno di noi.

È chiaro allora che per chi ha fede nella Chiesa e nelle sue verità, le accuse contro il Papa per molestie o altro vanno contro un elemento profondo della propria fede. Il Papa per molti cattolici è molto più di un grande, buon padre spirituale e chiedere le sue dimissioni è un atto contro un seme della fede stessa, è quasi come chiedere di rinunciare alla fede. Qualcuno lo potrà fare, ma molti si trincereranno contro. È possibile che chi compie questi attacchi contro il Papa non sappia che molti cattolici li vivono come attacchi alla loro fede? Una parte senz’altro lo ignora, ma un’altra parte è probabile che invece lo sappia.

Il pubblico che ascolta si divide in tre parti all’incirca: quelli già contro i cattolici, i cattolici, e quelli in mezzo, che potranno spostarsi da una parte o dall’altra in base agli argomenti presentati. Ovvio che i cattolici si irriteranno per questi attacchi, gli anti cattolici troveranno conferma per la loro ostilità e quelli che stanno in mezzo, compresi molti cattolici dubbiosi, potrebbero allargare le fila degli anti cattolici.

In realtà, come spesso accade in questioni di religione, si confondono due elementi, uno religioso e uno mondano. La questione mondana è quella delle molestie sessuali che è stata portata alla luce anche con l’appoggio di cattolici, sacerdoti e vescovi, e riguardo alla questione mondana occorre vedere come gestire praticamente il problema delle molestie passate e limitare quelle future. Ma illudersi che ci sia una formula magica che elimini dalla Chiesa o dalla società umana le molestie sessuali è puerile. Le formule passate possono essere state o meno efficaci, quelle future possono essere o meno adeguate, ma sono comunque tutte questioni concrete.

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Ma per i cattolici è diverso parlare del Papa o delle sue dimissioni, come alcuni giornali hanno fatto: essa è una questione religiosa. Su questo tema forse è opportuno fare un’ulteriore distinzione. Se qualcuno ha problemi con una fede religiosa o con un’altra è giusto che sollevi il problema prendendolo di petto: cosa va o cosa non va, nell’induismo, nel buddismo, nell’islamismo, o nel cristianesimo nelle sue varie forme e divisioni o nei vari colori del materialismo. Per il resto è giusto rispettare le diverse fedi che toccano tanto profondamente la sensibilità di ogni uomo.

Il passato delle guerre, dei conflitti, dei mutui insulti per la religione e intorno alla religione non è mai passato e forse, come le molestie sessuali, mai passerà. Però è giusto ricordarci tutti che non è così che le questioni religiose vanno affrontate perché così si offende la sensibilità di tanta gente che in quelle religioni ci crede più che in ogni altra cosa.

In altre parole, e senza troppi giri di parole: offendere il Papa con illazioni o accuse sulle molestie sessuali offende la sensibilità di milioni di cattolici, e questa offesa non è giusta per un principio umano di base: che non è giusto insultare la gente. Possiamo credere o meno nella sacralità del Papa, ma questa è un’altra storia che va affrontata di per sé e non attraverso rimbalzi di illazioni terze.

 

Questa triangolazione di intenti è dovuta forse a dabbenaggine, a puerilità, o forse anche a intenzioni contrarie alla Chiesa cattolica. I processi alle intenzioni sono comunque sterili. E qui si apre ancora una biforcazione, che porta una alla società americana, l’altra al confronto sempre più intenso tra mondo occidentale e mondo islamico.

Del resto una società come quella americana, dove lo scandalo delle molestie è nato, affronta sfide forti e radicali nel prossimo futuro, compresa quella profondissima della sua identità. In America il 25 per cento della popolazione riceve una prima educazione cattolica. Inoltre il grande flusso di emigrazione oggi arriva dall’America latina ed è di educazione cattolica. Il cattolicesimo già oggi è la singola maggiore religione degli Usa, ma potrebbe diventare quella di maggioranza assoluta tra un decennio o due viste le nuove tendenze demografiche. Il risultato è che il Paese fondato da puritani protestanti potrebbe diventare a maggioranza “papista”, cioè cattolico. È il rischio di una profonda trasformazione del Paese, della sua identità e anche del credo e dell’orientamento di gruppi oggi dominanti nel Paese che cattolici non sono.

 

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Oltre a questo c’è un grande tormento tra il popolo cattolico americano. La Chiesa cattolica americana è la più ricca del mondo, ed è quella che più contribuisce a Roma, ma Roma comanda, e a Roma l’America conta poco, e Roma spesso imputa ai cattolici americani – si lamentano alcuni cattolici Usa – colpe di mancanza di fede. Ma in America i cattolici vanno in chiesa, mentre in Europa, dove a Roma c’è la Chiesa che “conta”, le chiese sono vuote.

 

Infine c’è il problema del confronto con l’Islam. Vignette satiriche, accenni lievemente insultanti creano in alcune frange islamiche reazioni violente, minacce di morte e di attentati terroristici. Invece passano mesi di attacchi sempre più gravi contro la Chiesa che sono accolti, giustamente, senza violenza. Come può reagire il mondo islamico o il mondo esterno davanti a questo? Vista da qui, dalla Cina, si ha un’impressione di divisione e corruzione profonda dell’occidente, da parte dei preti cattolici molestatori e da parte della società che si accanisce contro la Chiesa. Inoltre l’impressione è che l’Occidente capisca solo la violenza: davanti alla minaccia terroristica si ferma, ma senza il timore della forza si può andare avanti calpestando la fede di tanti.

 

La risposta pratica, pensando al ruolo dell’Occidente nel mondo, dovrebbe essere di moderare i toni e aumentare il rispetto, mostrando che l’Occidente si piega alla debolezza, piuttosto che alla forza. Viceversa la lezione è il contrario: Roma o New York capiscono solo la legge del bastone, e quindi tanti, da tante parti povere del mondo, possono prepararsi a usare il bastone per correggere le malefatte subite.

Davanti all’adultera da lapidare gli ebrei si fermarono pensando ciascuno di essere in colpa, ciò dimostra quanto quella gente aveva un profondo senso di sé e della sua tragedia di uomo che sbaglia sempre, anche quando vorrebbe fare il bene. Oggi ci fermeremo dal partecipare alla lapidazione?

 

 

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