KACZYNSKI / Nella cabina di pilotaggio c’erano degli estranei: l’inchiesta russa conferma sospetti e misteri

- La Redazione

Giallo sulla tragedia che ha portato alla morte di Lech Kaczynski. Nella cabina di pilotaggio del suo aereo c’erano altre persone oltre all’equipaggio. L’inchiesta sulle cause dello schianto del 10 aprile a Smolensk, in cui è morto anche il presidente polacco, conferma il sospetto che da tempo circolava.

lech-kaczynski_R375

Giallo sulla tragedia che ha portato alla morte di Lech Kaczynski. Nella cabina di pilotaggio del suo aereo c’erano altre persone oltre all’equipaggio. L’inchiesta sulle cause dello schianto del 10 aprile a Smolensk, in cui è morto anche il presidente polacco, conferma il sospetto che da tempo circolava.

La presenza di estranei nel cockpit al momento dello schianto era già trapelata sui media polacchi, che avevano parlato della voce di una donna chiaramente registrata dalla scatola nera che contiene le conversazioni nella cabina di pilotaggio. Oggi è arrivata la conferma da Mosca, dove Tatyana Anodina, capo del Comitato aeronautico interstatale che coordina l’inchiesta condotta assieme a tecnici polacchi, ha riferito alla stampa gli sviluppi dell’indagine.

Secondo quanto riferisce l’agenzia di informazione russa Ria Novosti, Anodina ha rivelato che vi erano varie persone non appartenenti all’equipaggio. “Una voce è stata chiaramente identificata, un’altra, oppure altre voci, non sono ancora state individuate con precisione e l’identificazione spetterà alla parte polacca”, ha dichiarato.
 

Il Comitato intestatale per l’aviazione ha comunque escluso l’ipotesi di attacchi terroristici, esplosioni o incendi a bordo e problemi tecnici nella caduta e ha confermato che i piloti del Tupolev presidenziale polacco erano stati informati 4 minuti prima dello schianto a terra che non vi erano le condizioni per l’atterraggio.

L’aereo, un Tupolev Tu-154, precipitando aveva decimato le principali cariche istituzionali. Nell’incidente erano morte, complessivamente 154 persone: 96 passeggeri, 8 membri dell’equipaggio e 88 membri della delegazione polacca. Il presidente polacco Lech Kaczynski si stava recando con la moglie Maria a Smolensk, nella Russia occidentale, per commemorare le vittime di Katyn, la città dove avvenne l’eccidio passato alla storia come il massacro della foresta di Katyn. Là, nel corso della seconda guerra mondiale,  22mila soldati e civili polacchi vennero massacrati nel corso di un’esecuzione di massa da parte dei sovietici.

 

Sull’aereo precipitato, oltre al presidente polacco c’erano il vicepresidente del Parlamento, Jerzy Smajdinski, il vicecancelliere del Parlamento Wladyslaw Stasiak, il capo di stato maggiore dell’esercito polacco Frantiszek Gagori, il governatore della Banca centrale di Polonia Slawomir Skrzypek, il vice presidente del il partito conservatore dei gemelli Kaczynski (Pis) Przemyslaw Gosiewski, i parenti degli ufficiali della strage sovietica di Katyn, alcuni membri del gabinetto di Kaczynski, l’ex presidente Ryszard Kaczorowski, alcuni deputati, il candidato conservatore alle prossime presidenziali, il viceministro degli Esteri Andrzej Kremer e il vescovo cappellano dell’esercito.

 

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori