YOUTUBE/ Video: bambino sulle barricate usato come scudo umano dai ribelli in Thailandia

- La Redazione

Un bambino usato dalle Camicie rosse come scudo umano sulle barricate. E’ quanto si vede in un video girato lunedì scorso, della durata di 17 secondi, in cui il piccolo si trova in piedi in cima alla fortificazione di copertoni costruita dai manifestanti, sporgendo il volto su una strada deserta di Bangkok oltre la quale si troverebbero i militari

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Le barricate delle Camicie rosse (Foto: Ansa)

Un bambino usato dalle Camicie rosse come scudo umano sulle barricate. E’ quanto si vede in un video girato lunedì scorso, della durata di 17 secondi, in cui il piccolo si trova in piedi in cima alla fortificazione di copertoni costruita dai manifestanti, sporgendo il volto su una strada deserta di Bangkok oltre la quale si troverebbero i militari. Un nuovo capitolo che mostra la crudezza con cui la guerra civile in corso in queste ore in Thailandia sta coinvolgendo anche la parte più indifesa della popolazione. Nelle immagini shock il bambino, visibilmente terrorizzato, stringe in una mano una bottiglia di latte e si sorregge con l’altra ai copertoni.

A realizzare il filmato è stato un fotografo free lance, noto soltanto con il soprannome di FreakingCat, dietro il quale si cela un imprenditore europeo 38enne, a Bangkok da sei anni, con la passione per la fotografia. Armato di un iPhone e di una macchina fotografica digitale, FreakingCat sta girando la capitale thailandese per documentare le violenze commesse da entrambe le parti coinvolte nella guerra civile.

Nel video si vede anche un secondo fotografo che riprende la scena. Come scrive il quotidiano inglese Daily Mail, il filmato è finito su Youtube proprio mentre 5mila manifestanti, tra cui anche molte donne e bambini, si preparavano a resistere ai militari pronti ad avanzare per spazzare via le Camicie rosse dalle loro fortificazioni improvvisate. Non a caso, i militari thailandesi hanno accusato le Camicie rosse di usare le donne e i bambini come scudi umani nelle violenze che da giovedì hanno trasformato le strade di Bangkok in un campo di battaglia.

 

I manifestanti anti-governativi, meglio noti come Camicie rosse, hanno chiesto al primo ministro, Abhisit Vejjajiva, di dimettersi, sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni. I contestatori sono supportati dall’ex premier Thaksin Shinawatra, deposto con un colpo di Stato nel 2006. Thaksin, che è anche l’ex proprietario della squadra di calcio del Manchester City, attualmente è latitante dopo essere stato accusato di corruzione.

 

E numerosi dei suoi sostenitori provengono dalle regioni più povere del Nord e del Nord-Est del Paese, oltre che dalle aree più degradate di campagne e città. Secondo i ribelli il governo si sarebbe accordato con l’elite realista e avrebbe interferito nelle attività della magistratura al fine di fare cadere la precedente coalizione. Arrivando al potere soltanto grazie al sostegno dell’esercito. Proprio le elite politiche, giudiziarie e militari secondo i manifestanti si sarebbero dimostrate insensibili alle gravi condizioni in cui vive la maggior parte della popolazione thailandese. Critiche cui i media filogovernativi hanno replicato affermando che le proteste non sarebbero affatto spontanee, in quanto i manifestanti sarebbero stati pagati dall’ex premier Shinawatra.

 

Ieri inoltre è scaduto l’ultimatum che garantiva l’immunità a chiunque si fosse arreso e avesse deposto le armi. Soltanto un piccolo gruppetto di Camicie rosse ha accettato l’offerta, mentre si teme che la protesta si allarghi ad altre città. La scorsa notte i leader dei ribelli avrebbero invece proposto un cessate il fuoco durante una telefonata, della durata di cinque minuti, con il primo ministro thailandese Abhisit Vejjajiva.

 

 

Il leader dei ribelli, Nattawut Saikua, ha dichiarato che le Camicie rosse sono pronte a trattare e a farsi processare. “E’ tempo di restituire la pace alla Nazione – ha dichiarato Saikua -. Siamo pronti a impegnarci per la pace e per i negoziati. Più la situazione va avanti, più a lungo le vite delle persone saranno in pericolo. Non c’è bisogno di sparare per farsi sentire a Bangkok, perché il numero di caduti non permette a nessuno dei due contendenti di parlare di vittoria”. E anche un altro leader dei ribelli, Weng Tojirakarn, riferendosi al fatto che il Senato thailandese intenderebbe mediare tra governo e Camicie rosse, ha rivelato: “Accettiamo la proposta”.

 

Dichiarazioni a poche ore da una giornata di violenze, che ha visto il bilancio delle vittime salire a 37 da giovedì (38 secondo il Daily Telegraph) – quasi tutti civili – e il numero dei feriti raggiungere quota 266. A colpirli quasi sempre il fuoco dei cecchini.

 

Anche se, come sottolinea sempre il Daily Telegraph, le autorità thailandesi avrebbero respinto ogni accusa relativa al fatto che ai militari sarebbe stato ordinato di uccidere, sostenendo invece che il loro intento sarebbe stato soltanto quello di soffocare la rivolta delle Camicie rosse tagliando loro l’accesso a cibo, acqua ed energia elettrica.

 

E in tutta risposta alle offerte dei ribelli, il governo ha affermato stanotte che non ci saranno negoziati con i manifestanti nella capitale, finché non abbandoneranno le barricate che hanno reso impraticabili diversi quartieri della città.

 

(Pietro Vernizzi)

 

 

 

Questa mattina un migliaio di soldati sono avanzati con i blindati sfondando la barricata eretta a Silom e sono penetrati nell’accampamento dove si trovavano gli ultimi 2mila rivoltosi. Alcuni militari sono arrivati dai binari della metropolitana sopraelevata Skytrain. Solo all’inizio c’è stata una certa resistenza, con spari e lanci di molotov, poi l’esercito si è fatto agevolmente strada con i gas lacrimogeni.

 

 

Poche ore dopo le camicie rosse hanno annunciato la resa e l’esercito ha dichiarato concluse le operazioni dopo l’arresto di quattro capi della rivolta. Uno di loro, Nattawut Saikua, aveva invitato il resto dei manifestanti a dirigersi verso lo Stadio nazionale dove sono stati arrestati e portati via a bordo di pullman.

L’offensiva ha messo fine all’occupazione del quartiere commerciale di Bangkok da parte delle Camicie rosse, che chiedevano nuove elezioni.

 

Negli scontri degli ultimi sei giorni ci sono stati più di 40 morti. Dall’esilio l’ex premier Thaksin Shinawatra ha agitato lo spettro di un’insurrezione armata. “C’è una teoria che dice che la repressione militare può diffondere rabbia e queste persone arrabbiate diventeranno guerriglieri”, ha dichiarato il magnate.

Dopo che i capi della rivolta sono stati arrestati, altre Camicie rosse hanno lanciato azioni di guerriglia nella capitale e in altre zone del Paese.

 

La Borsa e il più grande centro commerciale della capitale thailandese sono stati dati alle fiamme. L’incendio è stato appiccato al primo piano della Borsa e a un’area di Central World, il secondo centro commerciale del sud-est asiatico. Poco prima era giunta la notizia che 2mila camicie rosse avevano dato fuoco alla sede del governo provinciale di Udon Thoni, nel nord-est del Paese. L’esercito ha imposto il coprifuoco notturno, dalle 20 fino alle 6 di domattina, in tutta Bangkok.

 

 



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