PROCESSO AI CANNIBALI/ La sentenza-shock: il giudice “grazia” i due colpevoli

- La Redazione

Il giudice “grazia” i cannibali giudicati colpevoli di avere cucinato con patate una 16enne dopo averla uccisa e smembrata. Maxim Glavatskih e Yuri Mozhnov sono stati condannati soltanto a 19 e 18 anni di carcere. Una condanna molto più lieve non solo di quella auspicata dai familiari della vittima, Karina Barduchian, ma anche di quella che si aspettavano gli stessi amici degli imputati

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Maxim Glavatskih e Yuri Mozhnov

Il giudice “grazia” i cannibali giudicati colpevoli di avere cucinato con patate una 16enne dopo averla uccisa e smembrata. Maxim Glavatskih e Yuri Mozhnov sono stati condannati soltanto a 19 e 18 anni di carcere. Una condanna molto più lieve non solo di quella auspicata dai familiari della vittima, Karina Barduchian, ma anche di quella che si aspettavano gli stessi amici degli imputati.

Soprattutto se si pensa che il pubblico ministero aveva sostenuto che l’omicidio era avvenuto in modo premeditato, con crudeltà inaudita e senza alcun successivo pentimento. E che quindi i due cannibali non meritavano alcuna clemenza. Eppure, come riferisce il sito Internet Fontanka.ru, nell’ultima udienza del processo è arrivato il colpo di scena, con il magistrato che ha dichiarato di nutrire forti dubbi sulla colpevolezza degli imputati. Una convinzione che avrebbe potuto persino portare alla loro assoluzione completa, se non fosse che il giudice ha deciso di rispettare il verdetto della giuria popolare secondo cui al contrario Maxim Glavatskih e Yuri Mozhnov sono colpevoli e non meritano clemenza.

Con il magistrato che però, pur condannandoli, ha attenuato la durezza della pena. Il pubblico ministero aveva precedentemente chiesto una pena leggermente più pesante (rispettivamente di 22 anni per Glavatskih e 20 anni per Mozhnov), eppure per il procuratore Svetlana Efimenko la sentenza è equa e ragionevole.

 

Un giudizio che stupisce, e che stride con le altre dichiarazioni rese dal procuratore al sito Internet Mk.ru: “Questo terribile crimine non è collegato all’ideologia ‘Emo’, cui Glavatskih non apparteneva veramente. Il motivo per cui è stato commesso è che Karina era innamorata di Glavatskih, che invece si era stancato di lei. Per questo i due cannibali hanno concordato un piano decidendo che, a un segnale convenuto, sarebbero entrati in azione. E così hanno fatto”.

 

Una versione confermata da numerosi testimoni, che si trovavano con Glavatskih il pomeriggio che ha preceduto l’omicidio, secondo cui dopo avere parlato con Karina al telefono e concordato di vedersi quella sera stessa, il giovane si sarebbe lasciato sfuggire un commento terribile: “Per noi è la carne”. Glavatskih al contrario durante il processo non ha ammesso né di avere ucciso Karina né di averla mangiata, ma di averne soltanto smembrato e occultato il cadavere dopo che la 16enne era stata uccisa da qualcun altro. E secondo la difesa, anche le analisi del vassoio nel quale secondo l’accusa Karina sarebbe stata servita con patate non avrebbero dato risultati univoci. I periti avrebbero infatti rinvenuto gocce di sangue umano, ma carne di manzo.

 

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E gli avvocati degli imputati hanno spiegato la cosa dicendo che Glavatskih si era tagliato nell’affettare le patate, ma che non era avvenuto nessun cannibalismo. Va inoltre rilevato che Glavatskih e Mozhnov sono stati condannati per omicidio, e non per cannibalismo, in quanto il codice penale russo non contempla questo reato (nonostante l’inquietante frequenza con cui ricorre nel Paese dell’Est Europa).

 

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Ma non è neanche escluso che il magistrato si sia fatto anche condizionare dall’arringa del legale di Glavatskih, che ha chiesto per il suo assistito una pena mite, ricordando la giovane età degli imputati e quindi il fatto che per loro esiste “una possibilità reale di correzione”, aggiungendo con voce commossa: “Allora non saranno definitivamente persi per la società”. Il giudice ha accolto solo in parte anche il ricorso presentato dalla parte lesa in sede civile, imponendo agli imputati di pagare un milione di rubli di risarcimento per il danno morale, pari cioè in totale a soli 50mila euro. Mentre la madre di Karina ne aveva chiesti molti di più: ben 5 milioni di rubli, pari a 250mila euro.

 

Ma la sentenza del giudice non è stato l’unico colpo di scena nel corso dell’ultima udienza del processo ai cannibali. Il sito Internet Kommersant.ru riporta la notizia secondo cui dopo il verdetto si è saputo che alcuni dei testimoni dell’accusa avrebbero ricevuto diverse minacce. Mentre la madre di Karina avrebbe ricevuto una e-mail in cui era scritto “Mamma, perché mi hai abbandonato?”, come se si volesse attribuire alla donna la responsabilità della morte della 16enne.

 

E a dimostrazione del fatto che le autorità russe hanno preso sul serio quelle minacce, tutti i testimoni dell’accusa sono stati scortati da auto delle forze dell’ordine. E che non si trattasse di timori infondati è dimostrato anche dal fatto che all’ingresso del Tribunale è stato organizzato un sit-in da parte dei fan degli imputati. Riconoscibili grazie a gonne di pelle, piercing, vistosi tatuaggi e tutti i segni distintivi dell’abbigliamento Gothic metal più estremo.

 

 

Tra loro anche Maria Mozhnova, sorella di Yuri Mozhnov, che ha affrontato i giornalisti sbuffando con aria trionfante tra un tiro e l’altro di sigaretta: “Siamo molto contenti perché non speravamo che la condanna fosse così mite”. E circondata dagli amici metallari, ha sottolineato la sua convinzione che il fratello non sia stato coinvolto nell’omicidio. Non nega la necessità di risarcire i danni materiali per gli oggetti rubati a Karina dal fratello, mentre è contraria per quanto riguarda i danni morali.

 

Secondo lei il processo non ha dimostrato nulla, e anche le dichiarazioni dagli imputati sono state rilasciate sotto coercizione. “E’ colpevole soltanto di avere smembrato il cadavere. Ma non ha mai compiuto atti di cannibalismo. Sul vassoio ritrovato nell’appartamento c’era carne di manzo, e soltanto una goccia di sangue. Forse tagliando le patate qualcuno si è ferito”. E ha aggiunto Maria Mozhnova: “Viste le pressioni cui sono stati sottoposti gli imputati, non mi stupiscono le loro dichiarazioni rese agli inquirenti”. Gli amici dei condannati hanno inoltre protestato per come i media hanno seguito il processo: “Hanno superato ogni limite: è dal crollo dell’Unione sovietica che non accadeva qualcosa del genere”.

 

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Secondo i metallari, quella di media e giuria sarebbe stata una forma di persecuzione nei confronti dello stile di vita anticonformista dei due imputati. Non stupisce che, visto il clima con cui è stata accolta la sentenza, sono circolate voci, riportate anche dalla televisione on-line Tv100.ru, secondo cui i parenti della vittima non avrebbero intenzione di presentare appello. Anche se dal momento della sentenza hanno in tutto dieci giorni per ripensarci.

(Pietro Vernizzi)

 

 

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