IL CASO/ Luisa e Ada, le nonnine maltrattate dalla “civilissima” Spagna

- Arturo Illia

ARTURO ILLIA ci racconta il caso di due anziane donne argentine che hanno subito un brusco trattamento nella cosiddetta patria dei diritti civili

Spagna_BandieraR375_21feb09

Uno degli effetti della globalizzazione è stato sicuramente un aumento dei flussi migratori che hanno investito intere nazioni. Spesso per lavoro o anche per scappare da luoghi dove esistono ancora regimi che con la parola democrazia hanno poco a che fare, spesso per fuggire dalla miseria più nera.

 

Il fenomeno ha scatenato in alcuni Paesi una furia xenofoba che travalica i confini del vivere civile, con casi eclatanti dove il già riprovevole “sentimento” si è trasformato in sadismo puro e sintomo di quanto la barbarie ha toccato nazioni che si definiscono “civili”. Certo la storia non insegna proprio nulla ed è spesso quel deprecabile scherzo che, come diceva Voltaire , “i morti giocano ai vivi”.

Nel breve volgere di un mese, la Spagna è stata protagonista di due casi eclatanti che hanno coinvolto due anziane signore argentine, Luisa Ormeño, di 72 anni e Ada Ghiara di 88. Due nonne che hanno avuto la sola colpa di voler viaggiare in Spagna per rivedere, invitate dai parenti che vi risiedono, i propri figli e nipoti, entrambe accompagnate nel lungo viaggio aereo da altri nipoti. Entrambe avevano intrapreso la dolce esperienza informandosi presso i locali consolati spagnoli delle loro città di residenza, Buenos Aires e Cordoba.

L’emozione della riunione si è però trasformata in un incubo appena atterrate all’aeroporto di Madrid , bloccate da un ufficio immigrazione che ha incontrato vizi puramente formali nella loro documentazione e di conseguenza le ha rispedite in Argentina avendole però prima fatto assaggiare un po’ di “ospitalità” locale, rinchiuse a chiave in stanze apposite per giorni, senza mangiare, senza possibilità alcuna di contatto con i parenti (che le attendevano festanti nella sala arrivi) e con le autorità argentine locali (Ambasciata, Consolato).

Ma anche nell’impossibilità, specie per la signora Ormeño, di poter prendere dei medicinali che abitualmente usa per il suo cagionevole stato di salute: insomma sono state trattate alla stregua di deliquenti comuni (ai quali però è permesso di contattare un avvocato).

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO

Attualmente le due nonnine sono rientrate in Argentina indignate e i loro casi sono stati commentati dalla stampa locale, che ha dato ampio risalto all’increscioso accaduto. Le autorità spagnole in Argentina si sono arrampicate sugli specchi, adducendo le stesse ragioni che hanno bloccato le malcapitate a Madrid. Vizi formali, come ad esempio una lettera di accompagnamento e garanzia che non è stata considerata valida in quanto un fax anziché una copia originale.

 

Chissà che immagini avranno ripercorso nella loro memoria le due signore mentre erano prigioniere: sicuramente si saranno ricordate di quando le loro famiglie sono approdate in Argentina per sfuggire alla fame di un’Europa di inizio secolo scorso o del dopoguerra, dilaniata dalla miseria più nera, e la felicità di aver incontrato un’accoglienza degna ed essersi costruite un futuro per loro e le loro famiglie.

 

Chissà, forse hanno ricordato anche l’immagine di Eva Peron e della sua trionfale visita in una Spagna che ancora si leccava le ferite di una guerra civile, dove la “primera Dama” argentina arrivò per annunciare l’invio gratuito di grano a una popolazione affamata e ponti aerei di medicinali anche dei più comuni, che scarseggiavano.

 

Succesivamente il cammino della storia ha preso direzioni differenti e l’Argentina ha vissuto quello che tutti sappiamo: ma ciò non giustifica assolutamente, specie in una nazione che sì sta attraversando una crisi profonda, ma che si proclama all’avanguardia nei diritti civili, comportamenti come quelli subiti da Luisa e Ada.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori