DIALOGO INTERRELIGIOSO/ La situazione nei principali paesi asiatici

- La Redazione

Un rapporto sulla situazione del dialogo interreligioso nei maggiori paesi asiatici

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La situazione nel dialogo fra le religioni nei paesi asiatici. E’ stato diramato un comunicato tramite UCA News (Union of Catholic Asian News) che analizza la situazione del dialogo interreligioso nei paesi dell’Asia come Bangladesh, Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Malesia, Mianmar (Birmania), Pakistan, Singapore, Sri Lanka, Thailandia e Filippine. In Bangladesh, un paese abitato per i 90% da musulmani, 8% induisti e il 2% da diverse minoranze religiose come cristiani e buddisti, la situazione è piuttosto pacifica anche se durante i cambi di governo si verificano spesso incidenti fra le diverse comunità. I cristiani sono per l’esattezza 800.000 di cui 400.000 sono i cattolici.

A differenza di molti paesi islamici, i cristiani nel Bangladesh godono di buoni rapporti con i musulmani e i momenti di dialogo sono numerosi. Si è verificato un solo incidente, nel 1998, quando una scuola cattolica è stata devastata da alcuni fondamentalisti islamici in seguito all’abbattimento di un’ala dell’edificio scolastico che confinava con una moschea. Le autorità locali non sono intervenute per perseguire il fatto. Da allora non si sono più registrati episodi di violenza contro i cattolici e i momenti di dialogo e di scambio interreligioso sono in continuo aumento.

Un momento di grande scambio interreligioso si è avuto dopo il recente terremoto nella provincia del Qinghai in cui i cattolici sono corsi in aiuto dei buddisti. L’opera di soccorso è stata molto apprezzata. Alcuni musulmani lo scorso novembre si sono poi recati in visita alla chiesa di Nostra Signora della Cina a Nanning nell’ambito di un programma di scambio. Il programma è stato ideato dai musulmani nell’intento di riconoscere le comuni radici tra islamici e cristiani.
 

La situazione è molto problematica in India, specie da quando nei primi anni 90 il partito Bharatiya ha preso il potere in cinque stato del paese. Il partito è sostenitore del fondamentalismo hindu e mira a fare dell’India un paese a una sola religione. Nei paesi governati dal partito le attività contro i cristiani sono in aumento così come l’introduzione di leggi discriminatorie nei loro confronti. Ad esempio è stata introdotta una legge che proibisce le conversioni. Anche l’attività degli islamici fondamentalisti è in aumento, come il recentissimo caso di un insegnante cristiano a cui è stata mozzata una mano con l’accusa di aver mancato di rispetto al Profeta. I responsabili delle chiese cristiane si stanno adoperando per far crescere possibilità di dialogo.

 

 

Alla luce della lunga guerra civile che insanguina l’isola, il dialogo interreligioso è al centro dell’attenzione della politica nazionale. Nei piani del primo ministro c’è anche una conferenza di tutte le religioni. I leader religiosi hanno approvato l’iniziativa. Qualche contrasto è sorto recentemente per via di alcune chiese evangeliche molto attive nella conversione dei buddisti, mossa che non è piaciuta ai leader delle comunità buddiste locali.
 

I rapporti tra i cristiani e la comunità islamica sono a dura prova. Nel 2009, l’alta corte di giustizia locale permise a un giornale cattolico di stampare la parola “allah” al suo interno. Ci furono immediate reazioni, quando il 31 dicembre 2009 alcune chiese vennero date alle fiamme. Sono in corso dei processi verso musulmani accusati degli attacchi, ma sembra si concluderanno con un nulla di fatto. L’atteggiamento della maggior parte dei musulmani, leggendone i blog, non sembra contrario al fatto che le riviste cristiane possano stampare la parola “allah”. Fra poco si terrà un incontro sul dialogo interreligioso promosso dalla chiesa di Kuala Lumpur.

Il rapporto si occupa anche della situazione in Thailandia e Corea del Sud, paesi dove il dialogointerreligioso è piuttosto libero e proficuo.
 

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