SCENARIO/ Tauran: la sfida del rapporto con l’islam si “vince” con l’educazione

Presente al Meeting di Rimini il cardinal JEAN LOUIS TAURAN ha parlato con ilsussidiario.net del dialogo interreligioso e della visione del concetto di laicità

28.08.2010 - int. Jean Louis Tauran
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La basilica di San Pietro (Imagoeconomica)

«In questo momento c’è una migliore comprensione da parte della Chiesa Ortodossa del ruolo del Vescovo di Roma», ha affermato il cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, commentando il recente incontro tra il cardinale Erdö e il metropolita ortodosso di Minsk, Filaret. Ilsussidiario.net ha incontrato il Card. Tauran al Meeting di Rimini, in occasione di un incontro con un monaco buddista giapponese e con l’Imam della moschea di Bordeaux, dal titolo «Chi crede si incontra». Il Cardinale ha poi risposto ad alcune domande del sussidiario su temi di attualità come la laicità, e ha parlato, infine, dell’impronta che la personalità di Benedetto XVI sta dando al dialogo interreligioso.

 

Eminenza, pochi giorni fa in uno degli incontri del Meeting abbiamo visto il Cardinal Erdö abbracciarsi col Metropolita di Minsk, Filaret. Si tratta di un grande segno di disponibilità al dialogo della Chiesa ortodossa: come sono oggi le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa?

È un argomento che non è di mia stretta competenza, anche se sono membro della Commissione internazionale per il dialogo teologico con la Chiesa ortodossa, e tra poco, il 20 settembre, terremo la nostra riunione a Vienna. Penso che in questo momento ci sia da parte della Chiesa ortodossa una migliore comprensione del ruolo del Vescovo di Roma per la comunione della Chiesa universale. Penso anche che nei posti di responsabilità della Chiesa ortodossa ci sia oggi una nuova generazione, come il Metropolita Hilarion Volokolamsky, Presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca. Mi sembra, quindi, che ci sia più possibilità di cooperazione tra di noi che in passato.

Qual è la strada maestra della laicità oggi? La separazione completa della religione dalla politica, come in Francia?

 

Innanzitutto non parlerei di separazione tra stato e religione. Parlerei di distinzione, come fa il Concilio, perché il credente è anche cittadino: non è cittadino o credente, ma è cittadino e credente, e quindi fatalmente i responsabili religiosi e i responsabili politici sono chiamati a cooperare per il bene comune di questa persona, che è allo stesso tempo credente e cittadino.

Però in Europa si parla proprio di separazione, non di distinzione.

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In Europa il problema deriva dal fatto che la laicità viene fatta coincidere col laicismo. Questo, però, è inaccettabile perché potremmo definire l’uomo come «animale religioso». La dimensione religiosa non può essere eliminata, e infatti l’abbiamo visto coi nostri occhi: per più di 70 anni si è cercato di eliminare Dio, e Dio è ritornato.

 

Non si tratta, perciò, di una questione meramente culturale, ma di qualcosa che è radicato nella profondità del nostro cuore, quel «cuore» di cui parla il Meeting di quest’anno.

 

Certo, perché il nostro è un cuore religioso. Noi siamo creature. Da dove veniamo? Noi credenti lo sappiamo. La questione della laicità nel mondo islamico, invece, è molto difficile da affrontare. In quella cultura non c’è una distinzione tra temporale e spirituale. Penso che abbiamo davanti una lungo cammino da affrontare. Ci sono dei paesi islamici nei quali c’è stato un piccolo progresso. Mi sembra però che ci sia una nuova generazione di musulmani, più preparati, i quali possono capire, per esempio, la necessità dell’ermeneutica. Sarà, dunque, un lungo «pellegrinaggio». La grande difficoltà che incontriamo è che i piccoli risultati che otteniamo sono sempre al solo livello delle élites. Occorre che queste idee arrivino anche al popolo, attraverso l’educazione, la scuola e l’università.

 

Una domanda su questo Papa: in che modo la personalità e l’intelligenza di Benedetto XVI stanno cambiando il dialogo interreligioso?

 

Nel dialogo interreligioso il Papa è molto attento a evitare due cose: l’intolleranza e il relativismo sincretista. Essendo un teologo, il Papa insiste molto sul fatto che il dialogo interreligioso suppone una chiara identità spirituale e religiosa da parte di tutti i soggetti coinvolti, perché non si può imbastire un dialogo sull’ambiguità. La prima condizione per un dialogo interreligioso è quella di avere un’idea molto chiara del contenuto della propria fede; su questo l’attuale Papa è un vero maestro, e ha molto a cuore questo punto fondamentale.

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