SCENARIO/ C’era una volta l’islam moderato: e Al Qaeda si prende la Somalia

- Rodolfo Casadei

Applicazione integrale della Sharia: è il metodo di governo di Al Shabaab, la milizia islamista in procinto di consegnare Mogadiscio a Bin Laden. Ne parla RODOLFO CASADEI. L’articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola

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Un gruppo di uomini di al Shabaab (Ansa)

L’articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola

Fazul Abdullah Mohamed, nativo delle Comore, comandante militare in capo di al Shabaab; Sheik Mohamed Abu Faid, saudita, finanziatore e manager dell’organizzazione; Abu-Suleiman al Banadiri, di origine yemenita, consigliere numero uno di Ahmed Abdi Godane, leader in capo ufficiale di al Shabaab; Abu Musa Mombasa, pakistano, giunto in Somalia dopo l’uccisione ad opera dei navy seals americani dell’arabo-kenyano Saleh Ali Nabhan per ereditare le sue responsabilità come addestratore di combattenti e formatore all’uso degli esplosivi; Abu Mansur al Amriki, siriano-americano nato in Alabama, procacciatore di finanziamenti per i combattenti stranieri; Mohamoud Mujajir, sudanese, responsabile della formazione degli attentatori suicidi; Abdifatah Aweys Abu Hamsa, somalo ma lungamente formato in Afghanistan, comandante dei Mujahidin di al Quds, la legione straniera di al Shabaab.

Cosa rimane di somalo dell’organizzazione giovanile islamista nata nel 2006 per appoggiare lo sforzo dell’Unione delle Corti islamiche (Uci) per riportare l’ordine nella Somalia sgovernata dall’allora governo federale di transizione dei signori della guerra? Nulla, tranne la manodopera: il 90 per cento dei suoi 6-7 mila combattenti sono somali, prevalentemente dei clan del sud. Ma oltre ai dirigenti stranieri, ormai anche l’ideologia, gli obiettivi strategici e i provvedimenti amministrativi nei territori che controlla coincidono quasi alla lettera con quelli dell’organizzazione alla quale al Shabaab ha dichiarato di aderire formalmente nel febbraio scorso: al Qaeda.

Come la centrale terroristica di Osama Bin Laden e Ayman al Zawahiri, l’ex braccio armato dell’Uci oggi è un’organizzazione politico-militare salafita jihadista takfirista (cioè che accusa tutti gli islamici che non la appoggiano di essere apostati punibili con la morte) che ha per obiettivo la creazione di un Califfato universale di tutti i musulmani.

All’inizio dell’anno la più estremista delle fazioni islamiste combattenti era data in declino dagli analisti proprio a causa dello strapotere degli stranieri al suo interno, dei contrasti che questo aveva generato, della defezione di alcuni esponenti verso il nuovo governo di transizione (capeggiato da Sharif Sheik Ahmed, un ex dirigente dell’Uci che ha deciso di fare della sharia la legge unica della Somalia) e soprattutto dello scontento popolare di fronte al fanatismo e alla crudeltà di cui al Shabaab ha dato prova nei territori sotto il suo controllo.

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Fra il 2008 e la prima metà del 2010 al Shabaab ha trucidato una trentina di cristiani somali colpevoli di aver abbandonato l’islam per abbracciare il cristianesimo: uomini e donne fra gli 11 e i 70 anni.

 

I musulmani hanno invece subìto amputazioni delle membra o lapidazioni per reati previsti dalla sharia, e altre vessazioni tipiche di al Shabaab: divieto di guardare in tv le partite del Mondiale di calcio, film in videocassetta e tutte le trasmissioni tranne i notiziari di Al Jazeera, di trasmettere per radio musica che non sia sacra, di portare i capelli secondo fogge occidentali, di indossare reggiseni (le donne che contravvengono sono frustate), di insegnare inglese e scienze nelle scuole, di vagare per strada negli orari di preghiera, di festeggiare la nascita di Maometto e di pregare presso le tombe dei monaci sufi, atti considerati idolatrici.

 

Al riguardo al Shabaab ha creato un dipartimento anti-idolatria il cui solo compito è demolire antiche tombe e santuari dedicati a sant’uomini musulmani venerati dalla popolazione: distruzioni su larga scala sono state compiute negli ultimi tre anni. È invece obbligatorio per le donne indossare il velo integrale e coprire braccia e piedi e chiudere i negozi durante le cinque preghiere quotidiane. Quanti derogano agli obblighi o ai divieti elencati vengono puniti con l’arresto o la fustigazione in pubblico.

Contrariamente alle previsioni degli analisti, al Shabaab non ha perso terreno nel 2010, anzi si è dimostrata capace di colpire Mogadiscio e di ridurre ulteriormente la frazione di territorio sotto il controllo del governo di transizione riconosciuto a livello internazionale e delle truppe della missione di stabilizzazione africana Amisom, formate da seimila ugandesi e burundesi. Soldi, armi, addestramento e combattenti di al Qaeda arrivati dopo il “gemellaggio” di febbraio stanno facendo la differenza.

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