MEETING NY/ Oltre il self-made man: è lo “spunto” della crisi USA

- La Redazione

Cosa ha insegnato all’America la crisi che stiamo vivendo? FRANCO IOTTI lo spiega a IlSussidiario.net

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Foto: Fotolia

L’economia mondiale si è appena ripresa dalla peggior recessione degli ultimi 50 anni. L’elemento piu soprendente di questa recessione è che non è stata causata da uno shock esterno come una Guerra o qualche disastro naturale. Negli ultimi due anni le banche centrali e i governi di tutto il mondo hanno adottato misure straordinarie per supportare l’economia mondiale. Nonostante la ripresa sia in corso, il tasso si disoccupazione è ancora molto elevato (vicino al 10% negli Usa) e diversi paesi europei hanno rischiato un tracollo finanziario. Questi fatti ci richiamano a domade profonde sulla nostra umanità e sul nostro rapporto con il lavoro.

Un gruppo di relatori d’eccezione (costituito da Clara Gaymard, Presidente e CEO di GE Francia, Carla Hendra, Chairman Global Strategy and Innovation di Ogilvy & Mather Worldwide, e William McGurn, Vice President a News Corporation e precedentemente scrittore dei discorsi di George W. Bush) ha dialogato su questi temi in un incontro dal titolo: “Come è possibile costruire un’economia piu umana orientate alla crescita economica di lungo periodo?”.

L’incontro, moderato da Anujeet Sareen, portfolio manager per un’importante istituzione finanziaria, si è svolto nell’ambito del New York Encounter. I diversi relatori hanno dialogato partendo dalla propria esperienza della crisi economica.

Clara Gaymard ha sottolineato come si sia trattato di una crisi causata non dalla mancanza di competenze tecniche, ma al contrario proprio dall’enfasi eccessiva di tale competenze. Partendo da questa osservazione, Gaymard ha descritto come il modo di guardare al capitale umano sia cambiato dopo la crisi e abbia modificato i criteri per assumere nuovi dipendenti. Mentre prima della crisi il livello di competenza tecnica era il criterio fondamentale, dopo la crisi si è cominciato a guardare di più allo spessore umano del candidato. Infine Gaymard ha testimoniato come anche in un colosso come GE, sia possibile avere un’attenzione e un senso si responsabilità diversi nei confronti dei propri dipendenti guardando loro come collaboratori nel raggiungimento degli obiettivi aziendali. A questo proposito ha citato un esempio emblematico: al picco della crisi finanziaria il CEO di GE, parlando ai propri dipendenti, ha ammesso di non sapere cosa avesse causato la crisi, ma allo stesso tempo li ha riassicuarti che il suo obiettivo primario era quello di mantenerli al sicuro.

Carla Hendra ha parlato della propria esperienza lavorando con Citizens Bank, e indicandola come esempio di un’azienda che pur generando profitti è in grado di comportarsi in modo umano. Citizens Bank è una banca che si concepisce in relazione con la comunità locale e questa modalità operativa si applica anche all’interno dell’azienda, nelle relazioni tra i dipendenti della banca. Questa esperienza lavorativa ha permesso a Hendra, che non lavora nel settore finanziario, di interrogarsi su quale sia lo scopo vero di una istituzione finanziaria.

 

McGurn ha sottolineato l’importanza di riconoscere il bisogno umano che va al di là della remunerazione nell’ambito lavorativo. Partendo dall’osservazione che ogni uomo vuole essere valorizzato e non è in grado di darsi la felicità da solo, McGurn ha ribadito come non esista un manuale di soluzioni cattoliche al problema economico. Pertanto, l’unico contributo che la fede cattolica ha da offrire al dibattito economico corrente è una nuova prospettiva, uno sguardo nuovo sull’uomo.

 

Parlando del rapporto datore di lavoro/lavoratore, McGurn ha fatto un’interessante analogia con gli ufficiali dell’esercito Americano, dicendo che i migliori ufficiali sono coloro che si mettono al servizio degli altri.

 

Nella sintesi dell’incontro, Sareen ha ripreso e approfondito alcune tematiche affrontate dalla mostra “Dietro la crisi, oltre la crisi: un nuovo concetto di lavoro e finanza” esposta al New York Encounter. Il punto iniziale per ripartire dalla crisi è il desiderio che muove ciasuno di noi. Pur essendoci molte teorie su come motivare un individuo al lavoro, è chiaro come la forza dominante sia il desiderio di felicità. Tale desiderio spinge l’uomo non solo a ricercare il significato della vita, ma anche a lavorare, a trasformare la realtà per renderla accogliente e umana.

 

La crisi è avvenuta esattamente perché il desiderio dell’uomo è stato ridotto al raggiungimento di una serie di obiettivi finanziari che l’hanno reso cieco di fronte alla realtà. Proprio partendo dalla consapevolezza di quello che ci muove nella vita, possiamo guardare in modo diverso ai due motori della crescita economica di lungo periodo: la produttività e il capitale umano. Questi due elementi sono direttamente legati al problema dell’educazione, intesa non solo in termine di aquisizione di abilita tecniche, ma soprattutto di educazione della nostra ragione e della nostra libertà, come enfatizzato dal Papa nell’enciclica “Caritas in Veritate”.

Da questa educazione emerge un altro aspetto della cultura americana, il concetto del “self-made man”. Pur riconoscendo gli aspetti postivi di questa immagine, dobbiamo ammettere che non descrive in modo adeguato chi siamo. La crisi ha rivelato quanto abbiamo bisogno e dipendiamo l’uno dall’altro e mostrato in modo evidente come il nostro desiderio perde di vigore e si reduce se non adeguatamente sostenuto. Tale osservazione cambia il modo di concepire il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, azienda e società, settore finanziario e economia reale.

 

La crescita economica è spesso vista come un fenomeno macro, creata attraverso un giusto mix di politiche economiche e di incentivi per il settore privato. In realtà, se ciascuno di noi non rivede il proprio rappoto con il lavoro non c’è modo di costruire un’economia più umana orientata alla crescita di lungo periodo.

 

(Franco Iotti)

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