J’ACCUSE/ John Waters: il grande bluff delle banche che condanna la mia Irlanda

- John Waters

Nel tempo le banche, spiega JOHN WATERS, hanno creato denaro dal nulla, come in un grande gioco di prestigio, con le conseguenze che ora vediamo

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Foto Imagoeconomica

Siamo ormai abituati a dare per scontato il nostro modello di banca come l’unico possibile, ma un tempo questo modello, che trae i propri profitti dagli interessi sui capitali prestati, era soggetto a un intenso dibattito.

I Padri fondatori dell’America, per esempio, consideravano questo tipo di sistema bancario un abominio. Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, una volta disse: “Credo sinceramente che le istituzioni bancarie siano più pericolose di armate schierate in battaglia e che il principio di spendere denaro che dovrà essere ripagato dalla posterità, definito finanziamento, non sia altro che truffare il futuro su larga scala”. Jefferson voleva che il potere di emettere denaro fosse tolto alle banche e restituito al popolo, “al quale correttamente appartiene”.

Le banche degli Stati Uniti originariamente operavano con un sistema senza interessi, ma con l’abolizione del Sistema Aureo i governi hanno rinunciato alla loro funzione di emettere denaro a interesse zero, trasferendola alle banche private. Di conseguenza, non esiste più alcun sostegno ai prestiti bancari. Le banche, praticamente dal nulla, hanno creato oltre il 90% del denaro ora teoricamente in circolazione. Le banche moderne creano denaro che non esiste, chiamato credito, e lo prestano a interesse, in base al principio della Riserva Frazionaria dei Finanziamenti, più propriamente della “Riserva fittizia dei finanziamenti”.

Per molti anni le banche hanno operato sulla base di un rapporto tra credito e riserve di 10 a 1, prestando cioè 100 euro per ogni 10 avuti in deposito. Recentemente questo rapporto è stato esteso a livelli insensati. Questo significa che le società moderne possono sopravvivere solo sull’amnesia: “dimenticando” che il sistema bancario è solo un gioco di prestigio. Se un numero sufficiente di depositanti ritirasse il proprio denaro lo stesso giorno, il sistema bancario verrebbe “scoperto” e avrebbe un tracollo. Fintanto che il pubblico chiuderà un occhio sulla natura del gioco di prestigio, tutto sembrerà procedere bene e il problema della proliferazione del debito che affligge tutte le società moderne potrà essere rinviato per essere affrontato un altro giorno.

È un po’ come vivere sotto un vulcano: c’è una sorta di pace, ma sempre sotto condizione. Vi sono molti vulcani che, benché attivi in termini geologici, non presentano un’immediata minaccia sotto il profilo probabilistico. Si può vivere felicemente sotto il vulcano, anche con un pizzico di romanticismo. Le nuvole di cenere del vulcano attivo rendono più fertili le zone circostanti, e quindi più interessanti per viverci rispetto a un luogo “normale” più sicuro.

Una società fondata sul credito è qualcosa di simile. Ora il vulcano ha eruttato per vendetta e dobbiamo correre per salvare le nostre vite. L’intero processo si è ribaltato e tutto il denaro prestato, più gli interessi, è stato risucchiato fuori dall’economia su ordine di quegli stessi prestigiatori che lo hanno creato. Quindi il collasso delle banche tende a essere un fenomeno che si autoalimenta nel tempo: la richiesta che le banche in sofferenza vengano sostenute dai contribuenti porta ad adottare misure di austerità, che a loro volta causano una contrazione economica, che produce disoccupazione e insolvenza dei mutui, che finiscono per aumentare le sofferenze degli istituti bancari. I governi buttano ancor più denaro per risolvere il problema, ma una volta che la vulnerabilità del sistema è stata smascherata è quasi impossibile ripristinarne la stabilità, che dipendeva, per definizione, da una finzione ormai non più credibile.

 

Il compito del denaro è ovviamente quello di facilitare gli scambi, di agevolare il passaggio dei prodotti dal produttore al consumatore. Il problema è che è diventato un feticcio che esiste per se stesso e che crea processi che permettono alla gente, semplicemente scommettendo sul lavoro di altri, di accumulare molto più denaro rispetto a quanto ne potrebbe guadagnare con il proprio diretto impegno. Ciò è facilitato dal principio dell’interesse, o usura, che consente al denaro di “guadagnare” denaro senza che nessun valore intrinseco venga aggiunto o creato.

 

Parlare della dimensione del debito delle democrazie occidentali in questo momento significa perdere quasi tutto il proprio pubblico, tranne una piccola minoranza con una buona conoscenza della matematica. Un recente sondaggio ha rivelato che quasi metà degli irlandesi pensano che ci vorranno da sei a dieci anni, con le attuali misure di austerità, perché l’economia possa riprendersi. È una valutazione decisamente ottimistica. La verità è che l’Irlanda non ha nessuna possibilità di liberarsi dei suoi debiti, perché il suo indebitamento ha poco fondamento nel reale e si può prevedere che continui a crescere fino a che l’attuale sistema rimarrà in vigore.

 

Nel frattempo, il Paese è tenuto in ostaggio. Dimenticate il concetto eufemistico di “salvataggio”. Quanto è stato ultimamente imposto all’Irlanda rappresenta un salvataggio solo per le banche internazionali che hanno prestato irresponsabilmente denaro alle banche irlandesi, portando alle stelle i prezzi degli immobili in Irlanda. Gli irlandesi sono stati sequestrati e gli è stato detto che, se non continueranno a pagare, accadrà qualcosa di brutto. Ma qualcosa di brutto sta già accadendo e continuerà almeno per tutta la vita dei nostri nipoti. Sulla nostra democrazia grava un’ipoteca, termine da intendersi nel suo significato etimologico di “sottoposto”: il nostro governo agisce in amministrazione controllata per conto del sistema bancario.

Questo problema non riguarda solo l’Irlanda, né è ristretto ad alcuni stati “periferici” come vogliono farci intendere. Coinvolge tutti: Gran Bretagna, Francia, Germania, e Stati Uniti. Al momento, si calcola che il debito delle democrazie mondiali è pari a 1,5 quadrilioni di dollari, cioè 1,5 milioni di miliardi. Tale debito è reale nel senso che è scritto da qualche parte su un libro mastro. Ma non è reale in nessun senso, in quanto non rispecchia nessuna analisi morale, valore ricevuto, operazione commerciale o equivalente monetario di attività economiche reali. É un debito che è stato creato dai banchieri secondo condizioni dettate da loro stessi, in situazioni createsi come risultato della loro influenza.

 

L’industria bancaria ha creato trilioni, quadrilioni di debiti fraudolenti, cioè debiti che non hanno fondamento in nessuna attività reale e che palesemente non potranno mai e poi mai essere estinti. Perché? Per far soldi? Sembrerebbe plausibile, se non fosse che ora queste banche hanno accumulato così tanto denaro da annientare le capacità produttive delle economie nelle quali esse, o chiunque altro, potrebbero sperare di spendere questo denaro, e quindi l’hanno perso di nuovo in una nuvola di fumo. Ora è chiaro che stando così le cose non potranno riavere il loro denaro, ma i contribuenti devono pagare per mantenerle in attività, perché, si dice, la nostra società non può permettersi di fare collassare le proprie banche.

 

Le misure attuate al momento in Irlanda e altrove per affrontare i disavanzi di bilancio non sono altro che uno specchietto per allodole al fine di ricreare fiducia nelle capacità dell’economia di riprodurre le proprie illusioni. I tagli di budget sono totalmente senza senso di fronte ai debiti che le banche irlandesi hanno accumulato: è come svuotare il mare con un cucchiaino. Questa catastrofe è di tale portata che, in teoria, ci vorrebbero almeno 60 o 70 anni delle attuali misure di austerità per uscire dal deficit.

La sola cosa che distingue le cosiddette economie “avanzate” come Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti dalle altre è che per il momento i mercati non stanno cercando di portare alla luce le loro vulnerabilità che tutti sanno esistere. La Gran Bretagna, la più vicina all’Irlanda, che ci ha prestato circa 10 miliardi di sterline come parte del “salvataggio”, deve lei stessa qualcosa come 6 trilioni di euro. Tralasciando il movente, che è sicuramente influenzato dal fatto che le banche irlandesi sono già debitrici verso le banche britanniche di molti multipli di questa cifra, poniamoci questa domanda: da dove proverrà questo denaro? La risposta è che anche questo sarà preso in prestito, probabilmente dalle stesse banche dalle quali l’Irlanda avrà in prestito del denaro che dovrà restituire alla Gran Bretagna.

 

Tutto questo è pura follia. Non esiste una possibilità che questi debiti possano essere ridotti in maniera significativa. In teoria, cresceranno sempre di più, ma in pratica non lo faranno, perché questo porterebbe a uno scenario che persino banchieri e politici non sarebbero in grado di sostenere.

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