ISLAM/ Il leader islamico Ghanouchi spiega i legami tra Tunisia ed Egitto

- La Redazione

Il leader del partito islamista tunisino della Rinascita, in una intervista del 2001, anticipa i motivi della rivolta scoppiata dieci anni dopo e i legami con l’Egitto.

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Gli scontri in Tunisia (foto Ansa)

Rached Ghanouchi è il leader del partito islamista tunisino della Rinascita. Il sito Oumma.com ha pubblicato oggi una sua intervista del 2001 in cui il politico anticipa i motivi della rivolta scoppiata dieci anni dopo, profetizzando: «Il sangue bagnerà la terrà e la feconderà». E tramite la propria esperienza Ghanouchi fa luce sui rapporti tra i Fratelli musulmani egiziani ed il movimento tunisino.

Classe 1941, figlio di contadini, il futuro leader islamista racconta di aver abbandonato la Tunisia per la prima volta a tredici anni. Arrivato in Egitto negli anni Sessanta, Ghanouchi diventa nasseriano: la sua formazione è quindi nazionalista e socialista, poco influenzata dall’islamismo e dal panarabismo. La “conversione” inizia nel 1967. Ghanouchi spiega: «Avevo la sensazione di aver tradito (la mia fede), perché il partito nasseriano non dava nessuna importanza alla religione». Era l’inizio dell’avvicinamento ai Fratelli musulmani.

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Tornato in Tunisia Ghanouchi si unisce al partito islamico. A inizio anni Ottanta è tra quelli che chiedono al partito di scegliere la strada della legalità e non del terrorismo. Ma il regime di Bourguiba mette il partito fuorilegge e lo fa arrestare. Ai giudici che lo processano e che decidono della sua condanna a morte dice: «Chiedo ai giovani di non vendicarmi; ci si deve fermare con la morte di un tunisino, non di molti tunisini». E aggiunge: «Se il mio sangue cadrà a terra, la terra fiorirà».

 

Ma la vittoria politica di Ben Ali, erede di Bourguiba, non può cancellare la vittoria culturale degli islamici: «Ben Ali è del seme cattivo di Bourguiba. Per me il nostro movimento ha trionfato sui piani degli altri: la cultura, l’educazione, la donna, l’università. Sì, nel campo della cultura il movimento ha trionfato. Alla fine, non è rimasto a Bourguiba altro che il suo "bastone", cioè Ben Ali».

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