LONDRA/ Studenti pianificano su Facebook l’omicidio con la spada Samurai

- La Redazione

Una banda di 20 studenti inglesi ha pianificato su Facebook l’omicidio di un 15enne. Dopo avergli dato la caccia, lo hanno pugnalato a morte con nove coltellate all’ora di punta in una delle stazioni ferroviarie più frequentate di Londra

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La spada samurai

Una banda di 20 studenti inglesi ha pianificato su Facebook l’omicidio di un 15enne. Dopo avergli dato la caccia, lo hanno pugnalato a morte con nove coltellate all’ora di punta in una delle stazioni ferroviarie più frequentate di Londra.

SPADE DA SAMURAI E PUGNALI – La vittima, Sofyen Belamouadden, è stato assalito dal gruppo di teenager, molti dei quali solamente 14enni, con spade, una sbarra d’acciaio e coltelli, incluso un set da cucina da 3,99 sterline acquistato il giorno stesso nei magazzini Argos. E tutti i dettagli del delitto sono stati organizzati accuratamente su Facebook e con i telefoni cellulari, scegliendo di portare alla stazione le spade Samurai, i coltelli a scatto e i bastoni. Come scrive il tabloid inglese Daily Telegraph, molti degli studenti coinvolti nel delitto vivevano a sud-est di Londra e studiavano al St Charles College a Ladbroke Grove, a ovest della capitale. Ogni giorno arrivavano in treno alla Victoria station all’inizio e alla fine delle lezioni.
 

IL PIANO SU FACEBOOK – Ed è stato proprio nella stazione ferroviaria che si sono scontrati con alcuni ragazzi che frequentavano la Henry Compton School di Fulham e i loro compagni delle scuole vicine. Il 24 marzo, è scoppiata una rissa tra le due bande vicino ai magazzini WHSmith nella stazione di Victoria e per interromperli è dovuto intervenire un poliziotto, ma non prima che a uno dei ragazzi del St Charles’ College uscisse sangue da naso. Un fatto banale, ma che i ragazzini hanno deciso di vendicare con inaudita ferocia. Quella stessa notte si sono connessi a Facebook, per pianificare la ritorsione, e hanno iniziato a discutere su quali armi portare alla stazione il giorno dopo. Parlato di una imminente «madness» (follia), una espressione inglese che nel linguaggio giovanile significa violenza. Uno dei ragazzi implicati nella vicenda, 16enne all’epoca dei fatti, ha chiesto agli amici su Facebook di procurarsi una lama a scatto e di acquistare un set di coltelli da Argos.
 

 

 

FILMATI A CIRCUITO CHIUSO – Durante un’udienza di una serie di processi, in corso quest’anno, i filmati delle tv a circuito chiuso sono stati mostrati alla giuria del Tribunale di Londra. Nelle immagini si vede il corpo accasciato di Sofyen giacere senza vita sul pavimento della biglietteria della metropolitana di Londra sotto la Victoria station. Nel corso del processo i 20 studenti sono comparsi come imputati con l’accusa di omicidio. Il primo processo, che coinvolge sette imputati, è iniziato due settimane fa. Del processo si inizia a parlare solo adesso in quanto il Daily Telegraph e altri media sono riusciti solo in questi giorni a spuntarla su quanti volevano tenere il tutto segreto. Il procuratore Mark Heywood ha rivelato che tutto è iniziato con una lite a causa di una ragazza. La rivalità che covava tra le due bande provenienti da diverse zone di Londra è cresciuta per alcune settimane fino a quando lo scorso 25 marzo, secondo quanto è stato dichiarato di fronte alla corte, è esplosa con violenze «brutali e spietate». Heywood ha aggiunto che Sofyen è stato assassinato alla luce del sole da una banda con una mentalità del branco che si sentiva protetta in quanto numerosa.
 

GLI IMPUTATI IN AULA – «Non gli è stata lasciata nessuna possibilità di sopravvivere. I suoi assassini sono stati così sfacciati e sicuri di sé, che hanno portato con sé le diverse armi senza nasconderle, mentre gli davano la caccia. La loro arroganza è stata tale che hanno messo in atto il loro attacco nel cuore della capitale e in un luogo pubblico come una stazione dell’ora di punta e sotto gli occhi di moltissime persone, forse alcune centinaia, che passavano per fare ritorno nelle loro case». Sui banchi degli imputati siedono Samuel Roberts, Obi Nwokeh ed Enoch Amoah, tutti di 18 anni, e quattro 17enni i cui nomi non possono essere rivelati per motivi legali. Tutti e sette negano di essersi macchiati di omicidio, lesioni gravissime e violenze di gruppo.
 

 

 

GRUPPO PIU’ NUMEROSO – Il giorno dell’omicidio, entrambe le bande sono arrivate alla Victoria station a distanza di alcuni minuti l’una dall’altra con autobus provenienti da due diversi percorsi. Gli studenti del St Charles college sono arrivati con la linea 52 alle 17.14, mentre Sofyen e i suoi amici sono scesi dall’autobus 148 due minuti prima. Mentre la stazione si riempiva di gente, la banda degli imputati si è messa a inseguire l’altro gruppo attraverso la stazione. «Erano nettamente meno numerosi – ha sottolineato il procuratore Heywood -. Inoltre erano disarmati e avevano decisamente sottostimato quel che avrebbero incontrato alla Victoria station quel pomeriggio. Non si aspettavano quel tipo di armi e quasi certamente non si immaginavano quel livello di ferocia».
 

NOVE COLTELLATE – Riferendosi quindi alla vittima, il procuratore Heywood ha osservato: «Sofyen è stato inseguito attraverso Terminus Place, l’area di fronte alla stazione, da questi sette imputati e da una dozzina di altre persone. E’ stato acciuffato in cima alle scale e attaccato prima che rotolasse dalla rampa di scale fino al pavimento della biglietteria. E senza che nessuno lo soccorresse, vi è rimasto per l’intera durata del breve e feroce attacco che è seguito». Dall’autopsia è emerso che Sofyen ha riportato 20 ferite, di cui nove provocate da pugnalate al polmone destro, alle costole, a una gamba e al cuore. Heywood ha aggiunto che la brutalità della banda proveniva dal fatto che erano convinti di essere al sicuro perché in tanti. «Nessuno di loro si sentiva da solo o vulnerabile, né poteva essere sfidato o sopraffatto. E questo riteniamo che abbia fornito loro maggiore risolutezza e forza. Questo spiega perché insieme hanno fatto una cosa così terribile, che nessuno di loro ora ammetterà nemmeno in minima parte. Motivando il fatto che per un banale affronto siano arrivati a compiere una vendetta agghiacciante».
 

(Pietro Vernizzi)


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